Palermo e Bagheria felicissime; sabato 2 luglio si è svolto il Piccolo Festival 2022, rassegna con Giuse The Lizia, Bresh e Chiello. Un giorno che segna una nuova era nella musica dal vivo siciliana.

(Piccolo Festival 2022, Bagheria). Ti accorgi di essere nel posto giusto, al momento giusto e nell’anno giusto subito, una volta varcati i controlli di sicurezza del Piccolo Parco Urbano di Bagheria. Una location distante solo 16 km da Palermo fino a poco tempo fa sconosciuta ai più, destinata a diventare un vero e proprio punto di riferimento non solo della Sicilia occidentale, ma di tutta la regione. Basta incamminarsi per gli spazi verdi (e puliti) del parco e superare una suggestiva pineta per ritrovarti di fronte un palco, un grande palco, e un prato, un bello e soprattutto spazioso prato, talmente grande da contenere tantissima gente.

Un vero e proprio miraggio per gli spettatori palermitani che, seppur con qualche felice eccezione, si sono visti negare per troppo tempo l’occasione di assistere all’esperienza più nella che un essere umano possa desiderare: la musica dal vivo. E adesso quel sogno è diventato realtà lo scorso sabato 2 luglio, il giorno in cui è andato in scena il Piccolo Festival 2022, rassegna organizzata da Gomad concerti, Puntoeacapo concerti e Palermo Suona che ha inaugurato l’estate in musica di Palermo e Bagheria (faranno capolino qui Ariete, La Rappresentante di lista, Subsonica, Rkomi, Ernia, Franco 126 con in mezzo il Rainbow Festival), con una line up freschissima composta da Giuse The Lizia, Bresh e Chiello.

Giuse The Lizia apre le danze al Piccolo Festival 2022

Non è stato un giorno normale; sabato al Piccolo Parco si è respirata aria di novità, di libertà, di euforia e di vita. Dopo le ottime realtà locali e di supporto, ovvero Kid Gamma e Rondine, intorno alle 20:50 sale sul palco il padrone di casa, Giuse The Lizia, bagherese DOC. Per lui è stata decisamente una performance fuori dal comune, una rimpatriata di famiglia (con i genitori, emozionatissimi, sparsi tra il pubblico) a suon di canzoni e “presa a bene”. Il giovanissimo artista, da poco fuori con il suo primo EP “Lalalacrime“, non smette di ripetere quanto sia strano poter cantare di fronte alla propria gente, coinvolgendo gli spettatori con i suoi episodi più fortunati e con aneddoti divertenti. Il suo entusiasmo è contagioso, la sua energia è una di quelle pulite e sincere. Tra passaggi in acustico e spruzzate di buon pop con inflessioni soul ed eleganti il nostro ha ipnotizzato i presenti, precedendo l’ingresso di Bresh.

La solidità di Bresh

Un live molto rodato quello del rapper genovese, già rivelazione di questo 2022; accompagnato sul palco da Shune (impegnato anche in momenti sporadici al basso e alla batteria) alla consolle e da j Dibla alla chitarra, Bresh ha confezionato un set solido (la sua è stata la nona data del tour) presentando la sua musica di contaminazione, impreziosita soprattutto dal sound della chitarra, un tocco in più che ha contribuito alla resa generale: tra le chicche spiccano “Come stai“, uno dei brani più belli del suo ultimo album (“Oroblu“) in cui figura anche il conterraneo Izi, un pezzo inedito chitarra e voce già diventato virale su TikTok, “Andrea” e la “Presa B e la presa male“. Ma è, ovviamente, con “Angelina Jolieche il pubblico si infiamma, esattamente come farà pochi minuti dopo con il manifesto dell’artista “Svuotatasche“. Sarà l’urlo finale prima di cambiare, quasi drasticamente, atmosfera.

Chiello infiamma il Piccolo Festival 2022

Che Chiello fosse un grande artista si sapeva. Basta ascoltare il suo disco d’esordio post separazione dalla FSK, “Oceano paradiso“, per rendersene conto. Ma che un musicista con il suo background (molto storto, come l’FSK insegna) riuscisse a tirare su un live così potente, impattante e struggente era davvero complicato da prevedere. Un set molto compatto, nella percezione più breve rispetto ai precedenti, ma di un’intensità e di un carisma da rockstar destinati a rimanere impressi nella memoria collettiva. A differenza dei suoi predecessori Chiello parla pochissimo, tolti chiaramente i saluti e i ringraziamenti di rito. Lascia parlare la musica, la sua gestualità e il suo spirito. Si parte con la potenza filo punk di “Poi si romperanno“, vibes che si ritroveranno in “Dove vai” e nella più celebre “Quanto ti vorrei“.

Ma è nei passaggi più viscerali, carnali e disperati che il nostro trova davvero la meraviglia, complice anche una band notevole (alla chitarra figura Colombre, già cantautore apprezzatissimo) e un tipo di interpretazione rock naturale, non dunque barocca o costruita a tavolino anche nella fasi di maggior carica. “Acqua salata” ad esempio, il brano più sentito e richiesto a gran voce dal parterre, il nostro la canta ad “alta quota”, arrampicandosi alla struttura laterale destra del palco e guardando da una prospettiva inedita il pubblico. Nella coda del capolavoro finale, “Sul fondo dello scrigno“, Chiello distrugge invece l’asta del microfono. Ma non è un gesto fine a se stesso, non è il solito rito edulcorato del finto rock (e noi in Italia di finto rock ne sappiamo qualcosa): è qualcosa che parte veramente da dentro, vomitato in modo spontaneo, dunque credibile. Bagheria ringrazia, Palermo ringrazia. Ed è soltanto l’inizio.

Foto: Giuliano Rocca (per gentile concessione di GoMad)

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