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Clock Around The Rock: #7 gli anni 50 in Italia, da Modugno agli urlatori

Durante gli anni 50 l’Italia è musicalmente ferma a vent’anni prima, ma l’arrivo di Domenico Modugno e degli urlatori cambierà la nazione

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Clock Around The Rock: #7 gli anni 50 in Italia, da Modugno agli urlatori
Crediti foto: Screenshot YouTube

Se alla metà degli anni 50 il R&B e il Rockabilly rivoluzionano la musica negli Stati Uniti e in Inghilterra c’è lo skiffle a portare aria fresca, nel belpaese la musica leggera sembra sostanzialmente ferma a vent’anni prima. Nonostante i buoni tentativi di Renato Carosone e di Fred Buscaglione, il pubblico italiano rimane ancora affezionato alle voci melodiche di cantanti tradizionali come Claudio Villa, Betty Curtis e Nilla Pizzi.

È nel blu dipinto di blu che nascono gli urlatori

In Italia l’anno della svolta è il 1958, quando, al Festival di Sanremo a vincere è Domenico Modugno, che canta una canzone con un testo insolitamente stravagante che si chiama Nel blu dipinto di blu. Sono molte le novità portate sul palco ligure da Modugno. Innanzitutto lui è coautore del brano, in controtendenza con l’usanza di essere soli interpreti. Il modo di cantare poi è completamente diverso: lontano anni luce dalla voce perfettamente impostata di un Claudio Villa, Modugno lascia trasparire emozioni dando personalità alla sua voce. A rivoluzionare ulteriormente il concetto di canzone leggera concorre poi il testo. Non si parla più di luoghi bucolici di campagna o di nostalgici amori, ma di un indefinito e sognante senso di leggerezza provato da un uomo che si tinge semplicemente le mani e la faccia di blu.

È il commentatore del servizio di Cinecittà Luce per Sanremo 1958 a sottolineare la novità portata da Modugno:

«nel  gesto di Modugno c’è tanta giovinezza e tanto entusiasmo. L’entusiasmo di chi ha dato la prima allegra scrollata a quel vecchio edificio pieno di zucchero e ragnatele nel quale rischiava di adagiarsi la canzone italiana»

Gli urlatori

Il nuovo modo di interpretare la musica di Modugno conquista in breve tempo l’intero paese, che subito si aggiorna rispetto alla musica americana e inglese. Iniziano ad avere successo canzoni che si rifanno al Doo-Wop americano con un cantato singhiozzato del tutto nuovo, sullo stile dei Platters; è il caso di  Come Prima di Tony Dallara (1958), che fa ben comprendere come ci sia un effettivo cambio di passo nella musica leggera nazionale. La stampa battezzerà gli appartenenti a questo nuovo modo di cantare “urlatori”, proprio per marcare la differenza con lo stile allora convenzionale.

A Milano cresce il Rock and Roll all’italiana

Con l’arrivo degli urlatori il tempo per il vero e proprio rock and roll italiano sembra essere maturo. Se nel 1957 si era già tenuto il primo festival italiano di rock and roll, è solo dal 1959 però che il genere inizia a conquistare il pubblico. Ad aiutare il diffondersi del nuovo ritmo ci pensa anche l’arrivo nel mercato italiano dei dischi a 45 giri e dei Juke Box.

1959: i primi rockers

I primi nomi in Italia ad incidere brani rock and roll sono Ghigo (buon successo con Coccinella nel 1959), Little Tony, Adriano Celentano, Mina, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. Questi ebbero il merito innegabile di portare in musica, per la prima volta, le tematiche care ai giovani italiani della fine anni 50: il divertimento e il ballo, i blue jeans e la discriminazione nei loro confronti operata dai padri. Tutto questo nuovo mondo viene immortalato in numerose pellicole facenti parte del cosiddetto filone dei “musicarelli“, film realizzati esclusivamente per fini di promozione dei brani e dei rispettivi artisti. I primi due musicarelli realizzati sono I Ragazzi del Juke Box del 1959 e Urlatori alla Sbarra dell’anno seguente.

Celentano “il molleggiato”

Il re del rock and roll italiano è senza dubbio Adriano Celentano. Questi ottiene il suo primo successo nel 1959 con Il tuo bacio è come un rock, Ciao ti dirò e Il ribelle. Ma l’innovazione principale che porta Celentano nella musica italiana è un nuovo modo di concepire l’esibizione di un cantante sul palco. Proprio per il suo modo scoordinato e dinoccolato di muoversi mentre canta, Celentano risulta subito estremamente simpatico al pubblico italiano, che lo soprannomina “il molleggiato” ed inizia ad apprezzarne le canzoni, tanto che già nel 1961 arriva secondo al Festival di Sanremo con la canzone 24.000 baci (è incredibile pensare all’abissale differenza con la vincitrice di Sanremo 1957: Corde della mia chitarra, di Claudio Villa).

Mina regina del rock and roll

Se il re del nuovo genere è Celentano, il corrispettivo femminile è Mina, la tigre di Cremona. Ragazza dallo spirito irrequieto sale alla ribalta anche lei nel 1959, quando la sua Tintarella di luna raggiunge la prima posizione nelle classifiche. La definitiva consacrazione della giovane cantante lombarda arriva l’anno dopo. Durante il festival di Sanremo del 1960 conosce infatti Gino Paoli, che le propone di incidere la sua canzone Il cielo in una stanza, che balza subito al primo posto delle classifiche nazionali allontanando però irreversibilmente la cantante dai suoi esordi rock and roll.

Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci: i due corsari del Rock

Giorgio Gaber (già noto al pubblico per la sua interpretazione fatta nel 1959 della canzone di Celentano Ciao ti dirò) ed Enzo Jannacci portano nell’irriverente rock and roll italiano una vena no sense che caratterizzerà il futuro artistico dei due artisti. I due milanesi, sotto il nome I due corsari, incidono nel biennio 1959/1960 una lunga serie di canzoni Rock and roll tra le quali: Birra, Una fetta di limone e Dormi piccino.

In Italia, dunque, il Rock and Roll giunge ancora più tardi che in Inghilterra. Solo dopo lo scossone dato da Modugno nel 1958 e l’avvento degli urlatori il paese fu pronto per l’arrivo del nuovo genere, che sarà però guardato con sufficienza, da una parte del mondo musicale italiano, per ancora qualche anno.

 

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