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Una sola mano dietro alle stragi di Ustica e della stazione di Bologna, in “Biglietto per il purgatorio” Duccio Fumero trova un’altra verità

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E se la matrice della strage di Ustica e di quella della stazione di Bologna fosse la stessa? Forse è solo una suggestione, forse è solo e semplicemente una verità da romanzo.

Di certo i tragici punti d’incontro e di contatto tra gli 81 morti sul cielo che sorvola il Tirreno e gli 85 del 2 agosto di appena due mesi dopo, li ha trovati il giornalista Duccio Fumero, 46 anni, nel libroBiglietto per il purgatorio”, sottotitolato “Ustica-Bologna andata e ritorno”. Li ha trovati Fumero, ma forse non li hanno neppure cercati i magistrati che hanno indagato decenni sulle due stragi, soffermandosi su ipotesi decisamente meno scomode di  quelle che emergono dall’e-book che presto arriverà anche in edizione cartacea nelle librerie.

Ho immaginato una mano unica che lega questi due eventi: trovare un legame, in fondo, non era così complicato. Nello scenario della politica internazionale del periodo che va da maggio del 1980 a settembre dello stesso anno, periodo che include entrambi gli eventi, c’è uno scenario internazionale di fortissima tensione,  una tensione tra diversi stati esasperata da episodi come il peschereccio italiano sequestrato in acque internazionali, o il mancato appoggio dell’Italia alla Libia nell’ ‘affare maltese’ che vede protagonisti anche Usa e Unione Sovietica, solo per citare due episodi molto significativi per il nostro paese”.

E in questo intricatissimo e sterminato scenario si viene a trovare del tutto fortuitamente il protagonista del libro, Gabriele, 32 anni, “che studia scienze politiche ma che ama più dedicarsi alle birre e al corteggiamento sistematico e spietato, che ai pomeriggi da trascorrere sui libri”.

Ed è proprio durante una delle solite serate in birreria che, incrociando un senzatetto, “uno di quelli che tutti conoscono e che si incrociano quasi tutti i giorni nel quartiere, soprattutto se si ha poca voglia di studiare e molta di uscire”, che Gabriele riceverà dall’uomo la foto di una bambina e una richiesta: “trovala e chiedile scusa da parte mia”. Da qui comincerà la ricerca di Gabriele, una ricerca che lo porterà a capire che dietro l’abbandono della famiglia da parte dell’uomo ci sono proprio le vicende di Ustica e della strage della stazione.

Perché il mio libro è diverso dai tanti scritti su Ustica e su Bologna? Perché è un romanzo, innanzitutto, non è documentaristico, o lo è certamente meno di molti altri libri. Ustica e Bologna sono una scusa, una scusa trovata da chi, come me, ha sempre avuto una passione autentica per la ‘nera’, forse conseguenza inevitabile per chi è cresciuto a 50 metri da piazza San Babila, luogo simbolo degli anni di piombo”.

Gabriele, è la candida ammissione dell’autore, “è un po’ sospeso tra l’io che volevo essere e quello che sono effettivamente stato. C’è una stagione della mia vita nella sua vita, ci sono luoghi e locali che frequento. Tanti mie amici, leggendo il libro, mi hanno ritrovato nel personaggio. In me non c’è il Don Giovanni che è Gabriele, ecco, quello forse avrei voluto esserlo ma non lo sono mai stato”. Sorrisi e battute a parte, dietro a  “Biglietto per il purgatorio” c’è uno studio e una ricerca durati mesi, e un sogno destinato a essere presto esaudito. Ora il libro infatti è scaricabile e leggibile su tutte le piattaforme digitali, ma la Lupi Editore, casa editrice abruzzese, “mi ha promesso che realizzerà la versione cartacea se i numeri saranno confortanti”. Dopo poche settimane, il traguardo appare ormai già vicinissimo. E così, forse proprio entro poche settimane, in tempo per la stagione del libro letto sotto l’ombrellone, la storia di Gabriele e di due tragedie che hanno marchiato a fuoco la nostra storia e non soltanto un’epoca, sarà disponibile anche nelle librerie.

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