Idee & Consigli
Calcio e tennis in Italia: la sfida per lo sport più seguito
È una competizione culturale prima ancora che numerica: da una parte il pallone, che resta una lingua comune; dall’altra la racchetta, che oggi sa parlare a pubblici nuovi, giovani e trasversali
In Italia lo sport non è solo intrattenimento: è identità, conversazione quotidiana, rituale collettivo. Per decenni la risposta alla domanda “qual è lo sport più seguito?” è stata quasi automatica: il calcio. Negli ultimi anni, però, il tennis ha alzato la voce come non accadeva da tempo, trasformando una passione spesso considerata “di nicchia” in un fenomeno pop capace di occupare prime pagine, social e discussioni da bar. È una competizione culturale prima ancora che numerica: da una parte il pallone, che resta una lingua comune; dall’altra la racchetta, che oggi sa parlare a pubblici nuovi, giovani e trasversali.
Il boom del tennis e l’effetto Sinner
Il tennis italiano ha vissuto un’accelerazione impressionante, e la figura di Jannik Sinner è diventata un catalizzatore potentissimo. Non è solo una questione di risultati: è la narrazione che cambia. Sinner incarna un’idea di sport moderno, internazionale, “pulito” nel linguaggio e nell’immagine, con un seguito che cresce anche tra chi prima guardava il tennis soltanto durante le finali di Wimbledon. Le partite diventano eventi da condividere, meme da commentare, clip da rivedere. E quando un atleta diventa riconoscibile anche fuori dal campo, il salto è fatto: lo sport entra nella cultura pop.
Questo nuovo entusiasmo si alimenta di fattori che rendono il tennis perfetto per l’era digitale. Il match è un racconto a episodi, pieno di momenti chiave, break point e tie-break che funzionano benissimo in formato “highlight”. Inoltre è uno sport che mette in primo piano il singolo: tifare per una persona è immediato, quasi intimo. È più facile identificarsi con una storia individuale, con un percorso e una personalità, rispetto a un collettivo dove ruoli e dinamiche si disperdono.
Il calcio: ancora re di profitti e massa
Eppure, quando si parla di seguito strutturale e di capacità di generare profitti, il calcio rimane l’asse portante dello sport italiano. Serie A, coppe europee, diritti TV, sponsor, merchandising, biglietti, contenuti: è un sistema economico enorme, con un impatto che non riguarda solo i club ma un intero indotto. Il calcio vive di appuntamenti ricorrenti, di campionati che durano mesi, di rivalità storiche e geografiche che trasformano ogni weekend in una specie di calendario emotivo nazionale.
C’è anche un altro elemento: il calcio è “sempre acceso”. Non è soltanto la partita, ma il pre e il post. Talk show, radio, pagine social, processi alle decisioni arbitrali, mercato, conferenze stampa. È un flusso continuo che tiene le persone agganciate anche quando non si gioca. E dentro questo ecosistema trovano spazio anche abitudini parallele, come il commento delle quote e delle competizioni europee: tutti i pronostici champions aggiornati su Starcasinò diventa l’esempio di un linguaggio che, per molti tifosi, fa parte dell’esperienza del torneo tanto quanto la visione del match.
Tennis come spettacolo: moda, cinema e immaginario
Il tennis, più del calcio, ha una dimensione “scenica” che si presta a diventare estetica. È uno sport con un dress code implicito, una tradizione visiva forte, un’eleganza che si mescola facilmente con la moda. Non è un caso se brand e stilisti lo usano spesso come riferimento: la silhouette sportiva ma curata, la pulizia delle linee, l’iconografia delle divise bianche, le racchette come oggetti quasi di design.
Anche nel cinema e nelle serie il tennis funziona perché è drammatico per natura: silenzi, tensione, primi piani, esplosioni improvvise di energia. Il duello uno contro uno è perfetto per raccontare rivalità, ossessioni, disciplina, cadute e risalite. Il calcio, al contrario, è più difficile da rendere sullo schermo senza perdere la sua componente caotica e corale: spesso si racconta meglio come contesto sociale che come gesto tecnico.
Il calcio nella vita di tutti i giorni
Il punto decisivo, però, è che il calcio in Italia non è solo uno spettacolo: è un’abitudine sociale. È la sciarpa al bar, la discussione in ufficio il lunedì mattina, il padre che porta il figlio al campetto, la città che cambia umore in base al risultato. È un’identità di quartiere e di famiglia, un’appartenenza che passa di generazione in generazione. Il tennis può diventare un grande evento nazionale, ma il calcio è una presenza quotidiana, capace di infilarsi nelle routine e nelle relazioni.
Per questo la “battaglia” tra calcio e tennis non è un sorpasso netto, ma un equilibrio dinamico. Il tennis cresce e seduce con lo spettacolo, con volti riconoscibili e con un’immagine globale. Il calcio resta dominante perché è sistema, economia e tradizione vissuta. In Italia, oggi, non vince uno solo: vince l’idea che lo sport sia diventato un campo di competizione culturale, dove la racchetta brilla sempre più forte, ma il pallone continua a battere come un cuore collettivo.