A Castel San Pietro la Delegazione locale ha riacceso i motori dopo il forzato stop legato alla pandemia

Una serata speciale, la prima cena dell’Accademia Italiana della Cucina, Delegazione di Castel San Pietro Terme e Medicina guidata dal Delegato Andrea Stanzani, dopo la riapertura dei ristoranti. Una cena che racchiude in sé diverse tradizioni italiane, riunite dalla preparazione dei piatti con amore. Si perché tutti possono preparare un piatto di pasta, ma se ci metti il cuore, quel piatto diventa poesia. Per questo la Trattoria Romagnola, antico ristorante situato nel centro storico di Castel San Pietro Terme, ci propone un’esplosione di sapori, bilanciati dalla scelta dei giusti vini.

Come antipasto viene servito un piatto misto di affettati accompagnato da crostini misti. Creare un tagliere di salumi non equivale solo a pensarlo. I salumi, come i formaggi, hanno una loro grande diversificazione e composizione sulla base della carne, della lavorazione, dell’intensità di sapore e della trama della carne. Ecco che anche un piatto che sembra semplice, in realtà va ben gestito perché il palato si deve abituare gradualmente ai gusti e ai sapori. E sta anche ai commensali, di fronte ad un piatto di salumi, assaporare per primi i salumi più magri e meno stagionati e poi quelli più stagionati e grassi.

Due primi piatti a scaldarci il cuore in questo inizio di caldo di stagione, gli spaghetti al torchio con pomodoro fresco, olive e grana. L’emblema della cucina italiana preparato secondo tradizione, con l’aggiunta stuzzicante delle olive. Una giusta via di mezzo tra i classici spaghetti al pomodoro e gli spaghetti alla puttanesca (tipici napoletani) che contemplano anche l’aggiunta di capperi (gli chef romani aggiungono anche le acciughe). Ci sono piatti il cui sapore è dato non solo dal semplice e sapiente mix di ingredienti, ma anche dalle leggende che li accompagnano. Ad introdurre il pomodoro (prodotto di origine americana) in un piatto di pastasciutta, fu Francesco Leonardi nella seconda edizione dell’Apicio Moderno, ristampato nel 1807-08.

A seguire, un piatto di cuori ripieni di spek e ricotta ai funghi misti. Un abbinamento bilanciato, dove la delicatezza della ricotta si sposa alla perfezione con la sapidità gustosa dello speck. Una ricetta che impreziosita dai funghi, diventa di gran resa: un primo piatto perfetto per i giorni di festa o la domenica.

Come secondo piatto viene servita una tagliata di manzo con rucola e grana, per gli amanti della carne, un piatto succulento e sostanzioso. Questa è sicuramente una delle ricette più saporite per gustare la carne in purezza.  il taglio giusto è l’entrecote, ovvero il controfiletto. La tagliata deve il suo nome al taglio che si fa a fine preparazione. La cottura deve essere breve per garantire che resti al sangue.

Come secondo viene servito anche il castrato, dal sapore deciso, ma gradevole. Il Castrato romagnolo viene allevato in pascoli collinari ed in Romagna viene considerato un vero e proprio mito gastronomico. Con il termine “castrato” ci si riferisce al maschio ovino castrato ed alle carni che se ne ricavano. La carne di castrato è molto tenera e saporita con un profumo leggermente pungente. Ad accompagnare la carne, tagliata e castrato, contorni patate fritte e verdure miste ai ferri.

Dessert a scelta, accompagnati da Albana Passito, uno dei grandi vitigni di cui la Romagna va fiera. L’Albana passito nasce solo nelle annate dalle condizioni perfette, con i grappoli migliori lasciati ad appassire sulla pianta e poi raccolti quando sono stati attaccati dalla botrytis (fungo parassita delle piante).

Come altri vini, ad accompagnare la cena sono stati serviti la Dama Bianca Extra Dry ed il Tauro (Sangiovese al 70% e Merlot al 30%) della cantina Fratta Minore. Da sottolineare che nel corso della serata sono stati anche salutati quattro nuovi accademici. La famiglia si allarga, insomma, nella speranza che si torni davvero a cenare e pranzare con continuità, brindando al rito delle conviviali all’insegna del buon cibo e del buon bere.

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Foto: Laura Ambrosi


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