Di orrori nei centri migranti si parla tanto. Non si sa bene quello che accade lì dentro, fin quando qualcuno che ha vissuto quella realtà non tira fuori la testa dall’acqua e comincia a respirare. Così è successo a Dawn Wooten, infermiera che per tre anni ha lavorato nel centro americano per migranti Irwin Country Detention Center di Ocilla, in Georgia.

Nel centro che l’infermiera ha definito senza giri di parole “un campo di concentramento sperimentale”, vivono 4mila clandestini. Quattro mila persone. Non c’è rispetto per le condizioni igieniche, figurarsi le norme anti Covid-19. Le cure mediche vengono prestate con riluttanza e spesso in ritardo. Ma c’è un elemento che tra tutti spicca nella denuncia dell’infermiera, ovvero il numero di isterectomie, asportazioni dell’utero alle detenute senza evidenti motivazioni. Il numero delle operazioni di questo tipo sarebbe incredibilmente alto e le donne che lo subiscono non solo non avrebbero problemi di salute, ma sarebbero spesso inconsapevoli a causa dei limiti linguistici. Da qui la definizione di campo di concentramento, proprio a sottolineare l’intento di sterilizzare una minoranza. Alcune detenute, oltre alla Wooten, hanno denunciato i fatti, ma l’infermiera è stata prima declassata e poi licenziata.

Quanto al Covid-19, nella struttura non sono state seguite le disposizioni anti-contagio. Nessun caso di Coronavirus è stato mai segnalato all’interno del centro, ma non per eccesso di zelo. Chi ha accusato i sintomi, infatti, è stato ignorato. Secondo l’infermiera qualcuno sarebbe pure morto, ma nessuno si è preoccupato di contarli. “Una pandemia silenziosa che dilaga dietro le sbarre della prigione”, ha scritto nella sua denuncia. Si fa fatica a credere che atrocità come queste possano accadere negli Stati Uniti, eppure il problema dei migranti e dei centri di accoglienza riguarda spesso quella parte di mondo dove si crede che certe cose non possano accadere.

Recentemente la Corte d’Appello degli Stati Uniti ha dato il permesso di espellere 300mila clandestini provenienti da Haiti, Nicaragua, El Salvador e Sudan. Una buona notizia per l’amministrazione Trump che ha fatto della lotta all’immigrazione un suo punto di forza. E in vista delle elezioni presidenziali del 3 novembre, la decisione della corte d’appello potrebbe fare da assist alla campagna elettorale del presidente Trump. Anche perché l’elettorato latino non sembra poi così convinto del candidato democratico, Joe Biden, almeno non quanto lo era di Hillary Clinton nel 2016.

 

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Crediti foto: LaPresse

TAG:
biden centro migranti Trump Usa

ultimo aggiornamento: 17-09-2020


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