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Tony Pitony: la rivincita del demenziale

Tony Pitony: la rivincita del demenziale. Giunto come un tornado sul mainstream italiano, Pitony unisce eros, teatro e trash in maniera unica. Fra live ad alto tasso d’oscenità, video fra il surreale e il grottesco, interviste dove unisce l’ossessione per il flexare della trap a inaspettati racconti di fragilità ed alienazione, l’artista siciliano macina ascolti e views orgoglioso del suo essere indipendente.

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Tony Pitony: la rivincita del demenziale. Giunto come un tornado sul mainstream italiano, Pitony unisce eros, teatro e trash in maniera unica. Fra live ad alto tasso d'oscenità, video fra il surreale e il grottesco, interviste dove unisce l'ossessione per il flexare della trap a inaspettati racconti di fragilità ed alienazione, l'artista siciliano macina ascolti e views orgoglioso del suo essere indipendente.
Crediti foto tonypitonyofficial instagram

Il successo dell’album d’esordio di Tony Pitony è impressionante, se pensiamo che dietro non c’è alcuna major. Successo ancora più paradossale se si tiene conto che l’artista siciliano mixa pop, musica anni ’60, blues, funky e teatralità per sfornare perle di puro trash politicamente scorrette. Vediamo quindi perché è così interessante il suo progetto.

Gli inizi

Dietro Tony Pitony si cela un’artista siciliano classe 1996, che ha mosso i suoi primi passi ai provini di X Factor 2020, da cui viene scartato dopo aver presentato una cover stramba di “Hallelujah” di Leonard Cohen. E’ sul palco del celebre talent che per la prima volta il nostro eroe indossa la maschera di Elvis, che in seguito diventerà la sua peculiarità, tanto da non levarsela in alcuna occasione pubblica. Solamente nel 2025 però esce l’album d’esordio del nostro, che grazie ai live estivi e al passaparola in breve arriva ad essere fra i più ascoltati su Spotify Italia.

Questioni di genere

Il problema maggiore per pubblico e critica è tentare d’inquadrare il genere proposto da Pitony. Il paragone ovvio è con Elio e le Storie Tese, ma in realtà il nostro ha parecchi punti di contatto anche con la più recente generazione rap e trap, difatti nomi come Bello Figo, Taxi B, Rosa Chemical e Young Signorino non sono sconosciuti all’artista siciliano. Un altro artista vicino a Pitony è l’ultimo Chiello, con il suo mix di pop italiano anni ’80, vocalizzi trap e indie. A questo si somma il vecchio blues pop italiano, da Pino Daniele fino a Zucchero. Sicuramente siamo davanti ad un artista poliedrico, che però rifugge i virtuisismi preferendo un approccio curato ma diretto.

L’estetica dell’esteta

Se catalogare Pitony musicalmente è complesso, non lo è di meno cercare d’inquadrare il suo lato visuale. Oltre alla maschera di Elvis e all’outfit che richiama il King del Rock, nei video e nei live dimostra evidenti influssi trap, amando muoversi fra roulotte, quartieri poveri, locali scrausi con piglio fra il teatrale e l’erotico. La sessualità infatti gioca un ruolo centrale nel suo proporsi, con perenni richiami ai latin lover ottantiani e la replica delle celebri movenze di Elvis, ovviamente enfatizzate ma non parodiate. Questo esaltare l’erotismo nel lato estetico confligge con i testi di Pitony, dove il sesso è problematico, talvolta perfino triste (Sessonline) e la donna è descritta come perennemente sfuggente, con l’uomo costretto a sottomettersi oppure ad usare sotterfugi (“Culo”) pur di rimediare del sesso.

Le interviste impossibili

Non si può dire che Pitony sia inaccessibile. Il nostro concede interviste a podcast, riviste, blog e pagine d’infomarzione senza problemi, parlando di sé liberamente. Nel suo raccontarsi nelle interviste sono interessanti due peculiarità: il costante bisogno di flexare (ho fatto tot ascolti, spendo tot soldi, ecc) e il narrarsi come un maschile fragile, problematico, conflittuale molto distante quindi dallo stereotipo del maschio alfa siculo, e molto vicino invece a trapper come Chiello e Kid Yugi, che del proprio maschile complesso hanno fatto un punto d’orgoglio. Tutto questo è unito dall’amore di Pitony per la Sicilia, vista più come un luogo dello spirito che come un punto geografico. Per l’artista siculo la sua terra è il luogo dell’unione di tutte le contraddizioni dove sacro e profano, teatralità e cupezza, erotismo e repressione si presentano sempre insieme, scatenenado tanto la tragedia quanto la commedia.

Perché proprio ora?

Il progetto Tony Pitony nasce durante il covid, ma si è concretizzato solo nel 2025. Perché questo ritardo? La questione è complessa: sicuramente a Pitony per emergere serve la componente live, che durante la pandemia era impraticabile. Ma serviva qualcosa di più: il fallimento dei talent (la crisi di X Factor e di Amici), la parabola discendente della trap, ormai parodia di se stessa, l’egemonia conquistata sui social di temi come la violenza di genere, la bodypositive, la crisi della coppia eterosessuale che sono guarda caso i temi prediletti dell’artista siciliano. Serviva insomma che si creasse un senso di vuoto nel mondo del mainstream italiano e un terreno fertile sui social perché il nostro potesse emergere con la sua vena dissacrante e teatrale.

Il futuro

Per ora l’artista siciliano si gode il successo inaspettato, ed è giusto così. Cosa possiamo attenderci da lui per il futuro? Sicuramente il nostro eccelle nella dimensione live, una manna per i locali in crisi che ne faranno una presenza fissa nei loro palinsesti. Difficile invece prevedere quanto durerà il suo successo su Spotify e sui social: qui i trend nascono e muoiono nel giro di settimane. Bisogna quindi vedere se il nostro riuscirà a mantenere un ritmo costante nel far uscire singoli d’impatto, cosa che finora gli è venuta naturale. In qualunque caso Pitony è riuscito a smuovere lo stagnante e sonnolento mondo della musica mainstream italiana, e lo ha fatto regalandoci una proposta musicalmente e visivamente originale: cosa possiamo volere di più?

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