Foto LaPresse - Massimo Paolone

Dal 1° settembre non si dovrà più pagare il superticket per le visite specialistiche, ovvero la tassa di 10 euro che si andava ad aggiungere al normale costo del ticket. Il governo Conte ha investito la cifra di 550 milioni di euro proprio per abolire la tassa che si pensa abbia allontanato i cittadini dalla sanità pubblica. Il denaro stanziato verrà girato alle regioni e al sistema sanitario locale per sostituire le entrate della tassa e sarà suddiviso in base alla popolazione e all’età di ogni singola regione.

“Ogni volta che una persona non si cura come dovrebbe per motivi economici siamo dinanzi a una sconfitta per tutti noi e a una violazione della Costituzione” ha scritto il ministro della Salute, Roberto Speranza, sui suoi canali social. In molte regioni questa tassa era stata già abolita, come in Emilia-Romagna dal 2018 e in Lombardia da marzo 2020, o almeno ridotta in base al reddito, in Toscana, Umbria, Marche e Veneto.

Il superticket era entrato in vigore nel 2011 quando il governo Berlusconi aveva applicato una norma già introdotta nel 2006 con il governo Prodi. A causa della tassa spesso i costi della sanità pubblica salivano, assottigliando la differenza con quelli dei privati. Anche se il superticket non veniva pagato da tutti. Gli esenti erano i bambini al di sotto dei sei anni o gli adulti sopra i 65, chi soffriva di patologie importanti o chi possedeva un reddito inferiore a 36.151,98 euro all’anno.

Il ticket – invece – rimane invariato (per chi non è esente) e come sempre non supera i 36 euro a ricetta, generando la cifra complessiva di circa 1,3 miliardi l’anno. Anche il ticket è stato oggetto di discussioni negli anni, ma le proposte di modifica non sono mai andate fino in fondo. Una delle ipotesi era quella rimodulare il ticket in base al reddito o di fissare un tetto massimo annuale di partecipazione alla spesa sanitaria. In questo modo, qualora una persona superasse l’importo a causa del numero elevato di visite in un anno, non dovrebbe più pagare il ticket.

 

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Crediti foto: LaPresse