Seguici su

Attualità

Sanremo senza scandali è inutile

Sanremo senza scandali è inutile. Conti elimina litigi, polemiche, argomenti divisivi per far parlare la musica. Stampa e social insorgono. Dopo l’orgia di contenuti social dell’epoca Amadeus, la restaurazione contiana lascia insoddisfatti giornalisti e contents creators, che si vedono privati di materiale per creare contenuti virali

Pubblicato

il

Sanremo senza scandali è inutile. Conti elimina litigi, polemiche, argomenti divisivi per far parlare la musica. Stampa e social insorgono. Dopo l'orgia di contenuti social dell'epoca Amadeus, la restaurazione contiana lascia insoddisfatti giornalisti e contents creators, che si vedono privati di materiale per creare contenuti virali
Crediti foto festival.sanremo Instagram

Il Sanremo di Conti non piace né alla stampa né ai social, che rimpiangono i tempi d’oro di Amadeus. Il problema di Conti è principalmente uno: ha fatto tornare la kermesse alla sua missione di vetrina della musica melodica italiana, eliminando la sua funzione di generazione di contenuti virali per i social. Senza scandali, litigi e battute controverse, Sanremo non riesce più a fornire ai social materiale virale capace di aumentare il traffico di profili e portali, che perdono un’ importante fonte di guadagno. Vediamo che succede.

La restaurazione contiana

Amadeus e Conti hanno due idee molto diverse su quale sia il ruolo del festival nell’economia dei media contemporanei. Per Amadeus il festival nazionalpopolare doveva essere uno spettacolo che, prendendo come pretesto la musica italiana, fornisse a tv, giornali e social materiale su cui creare casi mediatici. Per Amadeus la musica era un contorno, perché il piatto forte in realtà era il materiale per creare ragebait: artisti che sfasciano la scenografia, litigi sul palco, monologhi a tema sociale capaci di dividere il pubblico in sala e sul web, questa filosofia si concretizzava in una conduzione che lasciava ampio spazio all’improvvisazione, che allungava i tempi sperando nell’imprevisto, che invitava ospiti considerati “divisivi” per generare la polemica. Conti al contrario rimette al centro la musica, l’organizzazione militarizzata dei tempi per evitare gaffe e incomprensioni, cercando in tutti i modi di evitare situazioni che possano essere fraintese o creare schieramenti polarizzati. Il problema di Conti non è quindi il fatto che il festival sia “noioso”, ma che la sua idea di Sanremo è antitetica alle logiche di engagment dei social.

L’impossibilità del virale

E’ proprio l’impossibilità di produrre contenuti virali a partire dal festival che sta esasperando la stampa e i contents creators. Sanremo infatti occupa tutto lo spazio mediatico a disposizione in Italia per due settimane, fra pre-festival, kermesse vera e propria e polemiche post-festival. In queste due settimane qualunque media (o profilo Insta/TikTok) abbia un target generalista se non parla/scrive di Sanremo vede visual e reaction decimate, e quindi gli introiti colare a picco. Detto semplice: per due settimane siamo costretti a parlare di Sanremo, che ci piaccia o meno. Il problema è che Sanremo ci deve dare qualcosa di cui parlare, perché le canzoni in gara non sono un contenuto interessante per larga parte del pubblico online. Vale la pena di ribadirlo: per la logica dei social, all’interno del festival della canzone italiana la parte meno interessante è proprio la musica. Questo Amadeus l’aveva compreso perfettamente, dando ai social ciò che volevano: outfit sgargianti per nutrire le centinaia di contents creators specializzate in moda, polemiche e litigi per nutrire gli influencer e le testate giornalistiche che campano di ragebait, temi socialmente sensibili per rifornire di materiale stampa tradizionale e influencer votati alla polemica politica. Conti ha lasciato tutta questa massa di persone a bocca asciutta, attirando la loro ira.

Pretesti per polemiche

Qualcuno potrebbe pensare che se Conti non fornisce materiale per la polemica, la si può comunque creare ad arte, ed è proprio quello che stanno tentando di fare stampa e contents creators, al momento con scarsissimi risultati. La conferenza stampa delle Bambole di Pezza con il botta e risposta al giornalista sull’argomento parità di genere è un esempio da manuale: un banale incidente in sala stampa diventa il pretesto per tentare di creare contenuto virale sui social, sfruttando il trend sempre caldo della discriminazione di genere. Il problema in questo caso è che lo screzio è stato molto circoscritto, né il giornalista né il gruppo rock femminile hanno continuato la polemica, quindi c’è stato un ottimo incipit che però è abortito sul nascere, lasciando ai contents creators e alla stampa solamente pochi secondi non particolarmente entusiasmanti di “litigio” su cui montare un caso. I risultati? Articoli online e reel sul maschilismo sanremese, le Bambole di Pezza trasformate in continuatrici della rivoluzione “femminista” a Sanremo inizata con il monologo della Ferragni nel 2023, visual e reaction scarse. Stessa cosa vale per la minaccia di Miss Italia di querelare Ditonellapiaga per danni d’immagine: potenzialmente un ottimo incipit, che però non ha appassionato praticamente nessuno online.

Quindi siamo costretti a parlare di musica?

Tolte le polemiche, a Sanremo è rimasta una cosa sola: la musica. Il problema è che ormai persino per gli artisti presenti in gara (e per le loro case discografiche) la musica è l’ultima delle preoccupazioni. I soldi veri infatti non si fanno più con la musica, ma con le partnership stipulate con i brand. I cantanti sono ormai diventati influencer, che campano con gli adv dei brand e non con le vendite dei brani e dei biglietti/merch dei concerti. La musica quindi è un argomento secondario persino per chi la fa, figurarsi per chi deve produrre contenuti per il web. Conti ha deciso ideologicamente di ignorare queste trasformazioni, e di riportare la musica al centro del festival, col risultato di costringere tutti a tornare a parlare proprio di ciò che non produce soldi. Certo, si può sempre tirar fuori la polemica evergreen che la “vera” canzone italiana non è quella che calca il palco di Sanremo, che il festival è in mano ad una mafia di case discografiche e compositori che si spartiscono tutta la torta, ma sono polemiche talmente vecchie e stantie che il solo nominarle genera più noia che indignazione.
Quindi sì: dopo le orge di contenuti virali dell’epoca Amadeus, Conti è insopportabile perché nel 2026 ci costringe di nuovo a parlare di musica, e per di più di musica italiana.

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *