Di Marta Scaccabarozzi

Oggi con la #NewMusicThursday parliamo di fotografia, arte che da sempre va a braccetto con la musica. Per farlo abbiamo incontrato Matteo Codarri, giovane fotografo all’attitudine punk specializzato in foto dal vivo e foto urban / street. I suoi scatti ad alcuni dei gruppi punk più amati della scena italiana (come i Viboras) e quelli a skateboarders professionisti sono particolarmente apprezzati su Instagram e hanno incuriosito anche noi. Facciamoci raccontare tutto da lui.

 

Ciao Matteo e benvenuto sul sito del MEI. Per prima cosa presentati ai nostri lettori.

Ciao a tutti, mi chiamo Matteo Codarri, ho 28 anni, faccio il fotografo da 4 e opero nel campo dei concerti e dello skateboarding da circa 3 anni. Grazie per l’invito.

La tua arte è la fotografia, sei specializzato in scatti urban e di musica dal vivo. Da dove nasce questa passione?

La passione per la fotografia nasce tanti anni fa, non ricordo di preciso quando; è un po’ come se ci sia sempre stata. Da ragazzino rubavo la macchina fotografica di mio padre per provare cose troppo complicate lette sulle riviste del settore. Decisi di farla diventare una professione quando mi ritrovai disoccupato a 23 anni. Per un paio d’anni fotografai le partite di pallavolo, conosco un ragazzo, un mio carissimo amico, che ha giocato come libero in squadre della serie B, fu lui a farmi entrare nel giro. Ma siccome i soldi faticavano ad arrivare pensai che se dovevo fare il fotografo a gratis, tanto valeva farlo fotografando soggetti che davvero mi appassionavano, fu così che mi buttai sullo skateboard e sui concerti. Lo skate e la musica sono passioni che mi porto dietro fin da quando ero bambino e siccome non o mai imparato a praticarli nel modo giusto, la fotografia è un modo, seppur indiretto, per vivere queste realtà e farne parte. Quindi iniziai a frequentare gli skatepark della zona, come il Capanno di Busto Arsizio o quello di Piazza Repubblica a Varese, recentemente rimosso, con la consapevolezza che per me fosse tutto nuovo, che dovevo imparare da zero perché quello era un genere del tutto diverso rispetto a quello che avevo fatto fino a quel momento e non avendolo mai praticato ero in svantaggio non conoscendo i movimenti o i tempi degli skater. Fu molto difficile imparare in corsa il

know-how della fotografia di skate, però mi piace pensare di aver fatto qualche passo in avanti rispetto a quando ho iniziato (non che ci sia ancora poco da imparare). Per quanto riguarda i live “sfruttai” la conoscenza di un altro mio carissimo amico, Riccardo Montonati, chitarrista nonché fondatore degli Error 404, gruppo punk emergente della zona di Varese. All’epoca dovevano suonare ad una festa di paese e io gli chiesi se potevo fare qualche fotografia durante il concerto. Da quella sera iniziai a seguirli ad ogni data fotografando non solo loro ma anche le band che suonavano durante la stessa serata in modo da far girare i miei lavori il più possibile.

Ci hanno particolarmente colpiti gli scatti che realizzi agli skaters. Tra skate park e concorsi dove riesci a immortalare in modo decisamente impattante i trick più belli. Come ti approcci a questo genere di lavoro?

Quando entro in uno skatepark la prima cosa che osservo è chi fa che cosa. Nel senso se c’è qualche ragazzo che ho fotografato in precedenza, oppure se vedo qualcuno eseguire dei trick di un certo tipo, allora vado da quella persona, ci parlo, a volte ci si accorda anche sul tipo di foto che andremo ad eseguire. In quel contesto penso come disporre le luci, studio di più anche la composizione, a volte sperimento anche delle tecniche che ho visto fare da altri fotografi o provo elle idee che mi sono venute in mente. Nei contest invece tutto si basa sul momento. Osservo quale parte del park viene utilizzata di più dai ragazzi, osservo le line che eseguono, poi decido come approcciarmi. In base a questo decido anche che tipo di fotografia voglio, se eseguire uno scatto nel pieno dell’azione oppure prendere le distanze e fotografare non solo il trick e chi lo esegue ma anche tutto il contesto in cui si svolge l’azione. Non mi sento di dare una preferenza su quale condizione sia migliore per scattare skateboarding, perché io stesso ho fatto fotografie di grande effetto sia durante i contest sia durante delle uscite non programmate senza nessun fine preciso. L’ importante è partire da un’idea.

Quando si parla di skate ricollegarsi alla scena punk rock è quasi automatico. Hai fotografato diversi esponenti del genere, come i Viboras. Cosa ti lega a questa musica?

Ho studiato per sette anni chitarra elettrica, andando al liceo musicale del mio paese. La musica rock in generale mi ha sempre dato quella scossa che solo chi la ama può capire a cosa mi riferisco. E qui entra in gioco il punk, perché le prime canzoni che ho imparato a suonare facevano parte del repertorio dei Green Day, non perché siano banali, ma semplicemente perché gli accordi che usano nelle loro canzoni sono piuttosto semplici, un’ottima palestra per fare pratica. Purtroppo ho dovuto appendere la chitarra al chiodo anni fa per una serie di vicissitudini. Ho ritrovato la musica grazie alla fotografia seguendo le varie band; e forse è un rapporto ancora più intimo di quello che c’era prima, benché io non produca materialmente musica, ma a mio modo sento di farne parte con le mie fotografie.

Fotografia e social: un connubio ormai fondamentale quando si comunica e si vuole creare la propria immagine e la propria fan base. Che rapporto hai con i social, IG su tutti?

Il mio rapporto coi social è di amore ed odio. Trovo che siano uno strumento validissimo per farsi notare, per pubblicizzare la propria attività o il proprio materiale. Tuttavia, in questa vetrina digitale, tutti spintonano per avere la loro fetta di visibilità. Io stesso per anni ho combattuto questa battaglia, cercando di capire come funzionano gli algoritmi ma alla fine ho dovuto desistere. Collaboro con una fantastica web manager che saluto, la quale gestisce il mio materiale e conosce un po’ più nei particolari i meccanismi dei social. Preferisco IG perché è più incentrato sulle fotografie rispetto ad altri e mi sembra di avere un feedback più positivo in confronto a quello che ottengo da Facebook.

 

Ultima domanda: da amante della musica non possiamo non chiederti cosa ci sia nella tua playlist Spotify, magari quella che ascolti mentre editi gli scatti prima di postarli.

Nella mia playlist, visto che li abbiamo menzionati prima, ci sono i Viboras, gli Error 404, i Green day con i brani tratti da “American Idiot” o magari quei gruppi del rock classico anni ‘80. Tengo comunque sempre le orecchie aperte, a volte mi capita di ascoltare brani che sono totalmente fuori genere rispetto ai soliti, ma che mi trasmettono lo stesso un sentimento o un’idea, in quel caso penso che valga la pena mettere quelle canzoni insieme alle altre.

LEGGI QUI L’ARTICOLO ORIGINALE SUL SITO DEL MEI.

 

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Crediti foto: Mei

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Margherita Ventura
Laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università di Bologna con una tesi sulla Storia dell'Arte Medioevale, è giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti di Bologna dal 2001. Ha collaborato con le testate giornalistiche Il Resto del Carlino, Corriere Romagna, Casa Vogue e dal 2011 è socia e responsabile insieme ai colleghi giornalisti Enrico Spada, Claudio Bolognesi e Riccardo Rossi di Cless, società cooperativa che si occupa di servizi multimediali ed editoriali. Dal 2016 è responsabile della redazione e conduttrice del programma televisivo LatoA ideato dal giornalista Enrico Spada, in onda sul canale del digitale terrestre Radio Italia Anni 60 TV. Dal 2018 è parte dello staff e personal assistant della giornalista Rai Cristina Tassinari, ideatrice del Festival Internazionale della Disco Music "Disco Diva". Attualmente è autrice e caporedattrice per OAPlus, sezione di OASport dedicata a musica, spettacoli e intrattenimento. Appassionata di arte e musica, si diletta a suonare la chitarra elettrica. Ama la vita, la gente e il rock'n'roll.