Di Roberta Giallo

Oggi mi accingo a mettere insieme un articolo “divulgativo”, diciamo così.
Un articolo nel quale desidero farmi semplicemente portatrice e portavoce del pensiero di un altro, maturato psr via di una consistente e diretta esperienza sul “campo”.

E di quale campo sto parlando immagino lo supponiate già, voi affezionati (oppure “di passaggio”) che vi trovate a leggere questa mia ricorrente rubrica musicale del martedì, oggi dedicata a Carlo Mercadante e all’Isola Tobia di cui è fondatore e primo sostenitore, un’etichetta (in realtà non solo un’etichetta…) nata per sostenere la crescita artistica e  lavorativa di quegli artisti “indipendenti” che desiderano crescere professionalmente e diventare più avveduti, in un mare di avvoltoi, intricati guazzabugli, e azzeccagarbugli…

Aggiungo, un’isola felice dove chi vi approda viene preso per mano, abbracciato, accompagnato nel proprio-e-personale percorso, che non può mancare di comprendere situazioni complicatissime con cui ha a che fare chiunque decida/o si senta chiamato ad avventurarsi professionalmente, come artista, nella musica, conservando uno slancio_appunto_ artistico, e al tempo stesso pratico, per poter fare della propria passione/missione anche una professione redditizia, o a farla “evolvere ulteriormente”, nel caso lavorare e vivere di musica sia per lui/lei già una realtà.

Vi dico anche che sono qui a scrivere di tutto questo, perché ho ricevuto da una collega, Chiara Raggi, di cui apprezzo l’anima e i ragionamenti, un messaggio in cui mi suggeriva altruisticamente di prestare attenzione al video di Carlo, video con il quale  chiuderò questo mio articolo che è tutto un preambolo.

Bene. È tempo. Ora, dopo i lunghi ma necessari preamboli, il succo del discorso di Carlo, per gradi:

“La gran parte dei musicisti, degli autori e di chi fa musica parla sempre di “lavoro”, ma molto spesso non ha la minima conoscenza dei diritti e dei doveri che stanno alla base di questa professione.

Non si sa cosa sia un diritto connesso, cosa sia un diritto patrimoniale, come funziona la previdenza, come si fa una data in regola, come leggere un contratto.

Troppe volte non si distingue la differenza tra un booking e un ufficio stampa.
Non si conosce il lavoro di un editore o di un’etichetta vera.
Questo li rende facili prede di chiunque: editori parassiti, produttori opportunisti, giornalisti a tariffa e altre categorie di “addetti ai lavori” che non si fanno scrupoli svalutando così il lavoro dei tanti professionisti che invece lavorano con amore e impegno.

Essere impreparati non significa solo essere “indifesi” ma anche incapaci di progettare una buona proposta discografica e non essere rappresentabili con le istituzioni che spesso decidono senza conoscere il lavoro che si fa sul campo.

Tutta la musica e la condizione dei musicisti potrebbe fare un notevole passo in avanti nel momento in cui tutti ci sforzeremo di avere almeno la conoscenza base del diritto d’autore (facilmente reperibile sul sito siae, ad esempio), della previdenza; e quando imporremo a noi stessi un codice etico che non permetta lo sfruttamento del nostro lavoro e la concorrenza sleale nei confronti dei colleghi.

Parlare di “lavoro” e di piani economici non significa delegittimare il nostro progetto artistico. Il contrario. Potremmo imparare ad avere le risorse per continuare a proporre la nostra arte autonomamente senza dover sperare in bandi, crowdfunding e interventi di terzi.

La rieducazione al rispetto del nostro lavoro deve partire da noi artisti che fino ad oggi non abbiamo fatto che regalare il nostro operato.

Conoscere i meccanismi del nostro lavoro è fondamentale. Anche per diventare capaci di controllare e valutare l’operato dei tanti furbi che si approfittano di questa non conoscenza.
Per quello che possiamo, io e isola tobia label siamo a disposizione per formazione gratuita e informazioni.”

E dopo questa sua dichiarazione gentilmente rilasciatami, a voi il “suo preambolo” introduttivo al video che troverete al link a pié di pagina.

<<Riflessioni (forse inutili e scontate) di un piccolo editore.

Il video è lungo ma le discussioni non si possono fare in 15 secondi.
Se vi va ascoltate e se credete sia utile condividete.

Come fa un’etichetta a fare fatturato? come funziona? E’ giusto valutare solo i fatturati per stabilire la quantità di aiuti? Perché questo non può considerarsi un criterio assoluto…

Che differenza c’è tra chi lavora con artisti noti e chi fa ricerca?

Da marzo ad adesso. Come la sto vivendo, cosa penso della differenza tra aiutare economicamente e favorire la crescita professionale di piccole etichette.

?Identificare e distinguere con certezza le realtà chiamate “indipendenti” da etichette satelliti delle major o da editoria parassita.

?Creare contratti editoriali etici che non ingabbino l’artista o che favoriscano la trasparenza del lavoro editoriale a favore dell’artista.

? Incentivare la formazione degli artisti sui ruoli nella filiera di produzione musicale e su diritto e previdenza.

? Chiedere ai beni culturali di incentivare l’utilizzo della musica “indipendente” e autoprodotta nel cinema per favorire incassi in diritti e crescita economica e artistica di piccole etichette e artisti autoprodotti.

? Chiedere ai beni culturali di incentivare e incoraggiare quei teatri e/o spazi teatrali che siano in grado di organizzare una segreteria e una direzione in grado di valutare realmente le proposte e rispondere alle mail.

? Chiedere ai beni culturali di incentivare la circolazione degli artisti in spazi teatrali logisticamente distanti dall’artista creando convenzioni o sostegno per le spese di vitto e alloggio per favorire la circolazione delle proposte.

? Organizzare più rassegne musicale in cui favorire l’esposizione di un progetto musicale evitando la competizione musicale.

? Premiare i giornalisti che si distinguono per la capacità di raccontare e valorizzare musica realmente “indipendente” e autoprodotta.

? Lavorare sull’inserimento di musica “indipendente” e autoprodotta in tv, radio e cinema per favorire l’incasso di diritti e la crescita economica e professionale dei progetti.

? Dialogare con la rai per raggiungere una soluzione che dia spazio a realtà “indipendenti” e autoproduzioni.

? Creare, per i bandi, criteri di valutazione che guardino anche all’idea e alle potenzialità dell’idea oltre che solo ai fatturati che i piccoli discografici non potranno mai avere.

? Favorire e incentivare i live club che propongono musica in regola con cachet, diritti, previdenza e ospitalità.

Ne possiamo parlare o no?

 

 

Riflessioni (forse inutili e scontate) di un piccolo editore.Il video è lungo ma le discussioni non si possono fare in 15 secondi.Se vi va ascoltate e se credete sia utile condividete.Come fa un'etichetta a fare fatturato? come funziona? E' giusto valutare solo i fatturati per stabilire la quantità di aiuti? Perché questo non può considerarsi un criterio assoluto…Che differenza c'è tra chi lavora con artisti noti e chi fa ricerca?Da marzo ad adesso. Come la sto vivendo, cosa penso della differenza tra aiutare economicamente e favorire la crescita professionale di piccole etichette.?Identificare e distinguere con certezza le realtà chiamate "indipendenti" da etichette satelliti delle major o da editoria parassita.?Creare contratti editoriali etici che non ingabbino l'artista o che favoriscano la trasparenza del lavoro editoriale a favore dell'artista.? Incentivare la formazione degli artisti sui ruoli nella filiera di produzione musicale e su diritto e previdenza.? Chiedere ai beni culturali di incentivare l'utilizzo della musica "indipendente" e autoprodotta nel cinema per favorire incassi in diritti e crescita economica e artistica di piccole etichette e artisti autoprodotti.? Chiedere ai beni culturali di incentivare e incoraggiare quei teatri e/o spazi teatrali che siano in grado di organizzare una segreteria e una direzione in grado di valutare realmente le proposte e rispondere alle mail. ? Chiedere ai beni culturali di incentivare la circolazione degli artisti in spazi teatrali logisticamente distanti dall'artista creando convenzioni o sostegno per le spese di vitto e alloggio per favorire la circolazione delle proposte.? Organizzare più rassegne musicale in cui favorire l'esposizione di un progetto musicale evitando la competizione musicale.? Premiare i giornalisti che si distinguono per la capacità di raccontare e valorizzare musica realmente "indipendente" e autoprodotta.? Lavorare sull'inserimento di musica "indipendente" e autoprodotta in tv, radio e cinema per favorire l'incasso di diritti e la crescita economica e professionale dei progetti.? Dialogare con la rai per raggiungere una soluzione che dia spazio a realtà "indipendenti" e autoproduzioni.? Creare, per i bandi, criteri di valutazione che guardino anche all'idea e alle potenzialità dell'idea oltre che solo ai fatturati che i piccoli discografici non potranno mai avere.? Favorire e incentivare i live club che propongono musica in regola con cachet, diritti, previdenza e ospitalità.Ne possiamo parlare o no?

Pubblicato da Carlo Mercadante su Venerdì 11 settembre 2020

LEGGI QUI L’ARTICOLO ORIGINALE SUL SITO DEL MEI.

Roberta Giallo

Laureata in Scienze Filosofiche, Roberta Giallo è cantautrice, autrice, performer, pittrice etc. Si definisce un “ufo” o “un’aliena perennemente in viaggio”.

Ha già scritto di musica per Vinile e All music Italia. Musica in Giallo è la sua prima rubrica musicale per MeiWeb.

 

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Crediti foto: Mei