Dopo alcuni mesi d’arresto, la protesta dei rider – fattorini che consegnano cibo a domicilio per conto di aziende di delivery come Just Eat, ora della olandese Tekaway.com – è ricominciata a causa degli accordi tra sindacato Ugl e Assodelivery, che racchiude tutte le app che offrono questo servizio.

L’accordo, in vigore dal 3 novembre, prevede un rapporto di lavoro autonomo tra rider e piattaforme (assurdo ci sia voluto un sindacato per arrivare a ciò),  ma ora Cgil, Cisl e Uil, insieme ai rider insoddisfatti, cercano misure alternative che stabilizzino la condizione lavorativa dei fattorini.

La soluzione richiesta dai sindacati al Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, in vista dell’incontro che si terrà al ministero del Lavoro l’11 novembre, è che le piattaforme di delivery possano estendere ai rider il contratto nazionale da lavoratore della logistica.

Questa scelta garantirebbe un numero minimo di ore di lavoro retribuito, e abbandonata la precaria pratica del cottimo, imporrebbe una paga base, un pagamento maggiorato per i giorni festivi e per condizioni di particolare maltempo, così come la possibilità di usufruire delle ferie retribuite.

Ancora non si sa dei 3.000 lavoratori del settori quanti potranno accedere a questa formula, né se sarà attuata fin da subito. Ci avviciniamo così poco alla volta al modello nordeuropeo, in cui, lungi dal deprecarizzare la loro condizione, perlomeno si garantiscono ai rider più tutele.

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Crediti foto:LaPresse


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