In questi giorni è scoppiato nuovamente lo scontro tra esercito marocchino e guerriglieri del Fronte Polisario.

Il Polisario è un fronte nato nel Sahara occidentale, nella zona desertica tra Marocco, Algeria e Mauritania. Dagli anni ’70 combatte per l’autodeterminazione del popolo Sahrawi, contro le occupazioni militari spagnole, marocchine e mauritane.

Di stampo socialista, il fronte, il cui nome è l’abbreviazione di Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro si batte da sempre per liberare i due territori, appunto, di Saguia-el-Hamra e Río de Oro, che fino al 1969 erano ancora colonie spagnole, una lingua di deserto a sud del Marocco.

Addirittura, Il 27 febbraio 1976 il Polisario proclamò formalmente la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi. Riconosciuta da 76 paesi, in particolare altri stati africani e sudamericani, la Repubblica non è però mai stata riconosciuta dall’Onu, che ha avviato un piano di transizione sotto l’egida marocchina mai implementato.

La Repubblica, appoggiata dall’Algeria (e un tempo dalla Libia di Gheddafi), ha un governo in autosilo e diversi campi profughi per il popolo Sahrawi, tutti vicini alla città algerina di Tindouf, in Algeria, da cui dopo gli scontri di oggi il capo del fronte, nonché presidente della Repubblica Brahim Ghali è dovuto fuggire.

Il governo del Marocco ha lanciato infatti un’operazione militare nel Sahara occidentale nella zona cuscinetto di Guerguerat, vicino alla Mauritania, liquidando il cessate il fuoco firmato nel 1991.

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Foto: LaPresse

 

 

TAG:
Marocco Polisario Sahrawi

ultimo aggiornamento: 14-11-2020


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