Russia: ai confini con la Cina scoppia la protesta
Crediti Foto: LaPresse

Ogni situazione d’emergenza porta in sé il seme della protesta, e mentre negli Stati Uniti migliaia di manifestanti riempiono ancora le strade e le piazze delle città, anche il Cremlino deve far fronte da oltre tre settimane alle intense manifestazioni organizzate nella città di Khabarovsk, capoluogo dell’omonima regione al confine sud-orientale con la Cina. Il governatore della regione, Sergej Furgal, che attraverso misure come il taglio del proprio stipendio si era guadagnato il favore del popolo, è stato infatti raggiunto a inizio luglio da alcuni funzionari del Cremlino, che lo hanno scortato in carcere a Mosca, a più di 8000 km di distanza dalla sua città.

I sospetti che si sia trattato di una decisione politica di Putin, intimorito dal potere del governatore, sono sorti subito nella popolazione, che dalla notte del 10 luglio è scesa in strada a decine di migliaia. Infatti Furgal, rappresentante del Partito Liberale Democratico di Russia, aveva vinto le elezioni nel 2018, scalzando inaspettatamente il capo della regione Vyacheslav Shport, rappresentate di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin.

Sebbene il Partito Liberale sia da sempre fedele al Presidente, la preoccupazione per le prossime elezioni potrebbero aver spinto Putin, appena dopo aver ottenuto le riforme costituzionali che gli permetterebbero di governare la Federazione fino al 2036, a eliminare l’opposizione in una regione che mette a rischio l’egemonia del suo partito, sostituendo all’amato governatore il giovane deputato Mikhail Degtiarev, dello stesso partito di Furgal ma estraneo alla vita politica della città di Khabarovsk.

Dopo la nomina ad interim del nuovo governatore il 20 luglio, le proteste in città si sono intensificate. Furgal è stato accusato di essere il mandante di alcuni omicidi compiuti tra il 2004 e il 2005, mentre lui lavorava nell’industria del metallo. I protestanti chiedono perché la questione venga sollevata proprio ora che il favore di Putin risulta ai suoi minimi storici, e il leader del Cremlino, che dal canto suo continua a negare le implicazioni politiche, teme i movimenti separazionisti delle regioni di confine.

“Per 15 anni è stato un politico”, afferma uno dei manifestanti, parlando di Furgal. “In Russia c’è un fascicolo su ogni politico. A un certo punto può essere tirato fuori dalla scatola e qualcuno può essere accusato di qualsiasi cosa”. Per far fronte all’emergenza sanitaria, la Polizia ha dapprima intimato inutilmente ai manifestanti di rientrare nelle proprie abitazioni, per poi decidere di distribuire le mascherine a chi non ne era provvisto, scatenando cori di ringraziamento.

Il sindaco della città, esponente del partito Russia Unita, di concerto con il rappresentante di Putin nella regione, ribadisce la legittimità del processo e l’illegalità delle manifestazioni, che rischiano di rendere critica l’emergenza sanitaria.

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