Gli accordi europei sul bilancio e la cosiddetta NextGenerationEU, il pacchetto di piani per far riprendere l’economia degli stati membri dopo la crisi economica dovuta al Covid-19, in questi giorni hanno subito una forte battuta d’arresto.

Sono due infatti gli stati membri che hanno posto il veto durante le votazioni, ovvero Ungheria e Polonia. L’accordo raggiunto da presidenza tedesca ed Europarlamento infatti  prevede chiare correlazioni tra fondi elargiti per la ripresa e mantenimento dello stato di diritto, sottolineando la necessità di indipendenza del potere giuridico e rispetto dei diritti fondamentali.

Correlazioni che non sono andate giù a Orban e Kaczynski, i quali temono, a ragione, di essere sfavoriti da questi accordi: “Non possiamo sostenere il piano nella sua forma attuale, che lega i criteri dello Stato di diritto alle decisioni di bilancio: è il contrario delle conclusioni del Consiglio di luglio”  twitta Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese Viktor Orbàn. La posizione dell’Ungheria è limpida, ma non per questo accettabile.

Molte sono le voci che si sono alzate contro la decisione dei due stati membri più autoritari, tra cui quella del presidente del gruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, che  ha cristallinamente ammesso, sempre su Twitter, che per chi non lede i diritti fondamentali dei cittadini, non c’è pericolo.

Il presidente del Ppe, il polacco (ma contrario alle politiche del governo del suo paese) Donald Tusk, ha attaccato duramente la scelta dei due stati: “Chi è contrario al principio dello stato di diritto è contro l’Europa. Mi aspetto una posizione chiara al riguardo da tutti i partiti del Ppe. Gli oppositori dei nostri valori fondamentali non dovrebbero più essere protetti da nessuno”.

L’Europa sembra finalmente pronta a rappresentare nel mondo un modello di benessere alternativo al capitalismo neoliberale sfrenato da un lato e all’autoritarismo dall’altro,  e se vuole davvero porsi come faro di questi princìpi, dovrà fare i conti con chi vuole snaturarla dall’interno.

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Crediti foto: LaPresse


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