Secondo un’inchiesta avviata dal sito investigativo Bellingcat, congiuntamente con il russo The Insider, la Cnn e Der Spiegel, avrebbero un nome e un volto gli uomini che quest’estate hanno avvelenato il dissidente russo Alexei Navalny. Sono otto uomini dei servizi segreti russi, tre dei quali  avrebbero seguito il blogger anti-Putin fino a Tomsk, dov’era diretto per appoggiare alcuni esponenti politici locali antigovernativi.

Il rapporto della maxi-inchiesta stima che il piano per eliminarlo sarebbe nato tre anni fa, un lungo periodo in cui diversi agenti segreti hanno seguito l’oppositore nei suoi viaggi, fino al momento dell’avvelenamento. Nel 2017 Navalny aveva pubblicamente annunciato di volersi candidare con l’opposizione.

L’inchiesta, analizzando i dati disponibili, tra cui quelli emessi da compagnie telefoniche ed aeree, farebbe risalire il piano ai vertici dell’Fsb, e in particolare al generale Vladimir Bogdanov, che come suo unico superiore ha il direttore stesso dell’Fsb, Alexander Bortnikov, le cui decisioni rispondono solamente al volere di Vladimir Putin.

La cellula che ha seguito e attentato la vita di Navalny sarebbe un gruppo clandestino sottoposto all’Istituto Criminale dell’Fsb, e prende il nome di NII-2 o Unità Militare 34435. Insomma, come scrive Navalny sul suo blog, a Mosca le indagini non iniziano perché «Mezzo Fsb dovrebbe finire dietro le sbarre. E anche Putin, che ha dato l’ordine di avvelenarmi».

Per i giorni concomitanti al caso di avvelenamento, Bellingcat ha registrato una mole enorme di telefonate da parte di tutti i sicari dislocati, i vertici a Mosca e i vertici stessi dell’Fsb.

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Foto: LaPresse

 

TAG:
navalny Russia

ultimo aggiornamento: 15-12-2020


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