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Pochi giorni fa Alexei Navalny, il dissidente russo avvelenato mentre era in Siberia a sostenere gli oppositori locali di Vladimir Putin, si è risvegliato dal coma. Ha pubblicato una foto sui suoi profili social scrivendo “Mi mancate”.

Le condizioni del blogger sono dunque in netto miglioramento, mentre le indagini vengono portate avanti per fare chiarezza sui motivi dell’avvelenamento e sui mandanti. Non appena hanno ricevuto la notizia del malore di Navalny, due suoi colleghi del Fondo Anticorruzione che soggiornavano con lui a Tomsk, in Siberia, si sono precipitati nella stanza d’albergo, dove hanno registrato e impacchettato tutti gli oggetti presenti. Ad attirare l’attenzione dei colleghi del dissidente sono state due bottigliette d’acqua da cui Alexei aveva bevuto, mandate per analisi approfondite a un laboratorio tedesco.

Ieri, i sospetti si sono fatti realtà. Tracce della neurotossina Novichok, che era stata trovata nel sangue, nelle urine e nella pelle di Navalny dai dottori dell’ospedale Charité di Berlino, sono state rintracciate in una delle bottiglie, smentendo dunque il sospetto che l’oppositore fosse stato avvelenato in aeroporto tramite una tazza di tè.

Anche il Parlamento Europeo è tornato a parlare del caso Navalny, con una risoluzione che «condanna fermamente l’avvelenamento a Navalny», in quanto «fa parte di un’operazione sistematica volta a mettere a tacere le voci dissidenti in Russia e a influenzare le elezioni locali e regionali». La risoluzione, a cui hanno votato favorevolmente 532, 84 contrari e 72 si sono astenuti (i deputati leghisti hanno votato contro mentre M5s e Pd si sono spacati) promuove indagini che vengano portate avanti a livello internazionale.

 

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Crediti Foto: LaPresse