Dopo l’arresto del blogger e politico russo Alexei Navalny, avvenuto non appena è uscito dall’aereo che lo riportava in patria dopo cinque mesi di degenza a Berlino (in seguito all’avvelenamento subito in Siberia), molti cittadini russi sono scesi in strada per protestare contro l’arresto immotivato.

Per la precisione, sono già 1.955 le persone fermate e arrestate dalla polizia in più di 70 città russe mentre stavano protestando, a renderlo noto l’Ong Ovd-info, che ha segnalato 681 fermi a Mosca e 274 a San Pietroburgo.

Le proteste infatti, organizzate su Tik Tok, non avevano ricevuto il beneplacito delle autorità, che anzi hanno minacciato le maniere forti. La protesta è iniziata a Khabarovsk, città dove le proteste erano iniziate già l’estate scorsa per l’arresto di un politico non allineato col Cremlino. Alcuni video di manifestanti mostrano come la polizia abbia picchiato numerose persone, per poi ammassarle sui furgoni.

L’occidente si schiera totalmente dalla parte di Navalny e dei protestanti. Il Parlamento Ue ha infatti due giorni fa votato per nuove sanzioni al governo russo. L’Europarlamento, con 581 voti favorevoli, 50 contrari e 44 astensioni, ha invitato gli stati membri a “inasprire sensibilmente le misure restrittive dell’UE nei confronti della Russia”, chiedendo il rilascio immediato di Navalny e dei protestanti, come fatto anche dagli Usa, tramite le parole del portavoce del dipartimento di Stato Ned Price. Anche la Farnesina attraverso Twitter ha mostrato la propria preoccupazione.

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Foto LaPresse

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ultimo aggiornamento: 24-01-2021


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