In questi giorni si è tornato a parlare di riforma della magistratura e del caso Luca Palamara. Il magistrato finito sotto inchiesta lo scorso anno per un giro di favori era accusato di corruzione dalla procura di Perugia a causa di chat e intercettazioni telefoniche. Una spartizione di cariche e potere per cui la funzione giudiziaria non avrebbe nulla da invidiare al potere politico.

Si sente spesso dire che gli italiani non hanno fiducia nella magistratura. In effetti, l’immagine dell’organo terzo, imparziale ed indipendente che è la magistratura in Italia viene inevitabilmente danneggiata quando si tratta di casi come questo. Il magistrato Luca Palamara era infatti ex consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), ovvero l’organo che autogoverna i giudici che ha a capo il Presidente della Repubblica. Oltre che ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), cioè il corpo che rappresenta circa il 90% dei magistrati e che ha al suo interno diverse correnti. Il magistrato Palamara era stato accusato l’anno scorso di corruzione.

 

Le indagini cominciate l’anno scorso

Si parlava di uno scambio di regali e viaggi, oltre che di 40mila euro che Palamara avrebbe ricevuto per spingere la nomina di Giancarlo Longo a procuratore capo di Gela. Nomina non è andata a buon fine, essendo stata bloccata dal presidente del CSM Sergio Mattarella. I nomi coinvolti nell’intricata storia sono tanti, e non riguardano solo procuratori, ma anche politici e imprenditori. Secondo le indagini Palamara sapeva poi che la procura di Perugia aveva aperto un’inchiesta su di lui. Per questa ragione altri esponenti erano stati indagati per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento, avendo informato il magistrato. In questo modo Palamara sarebbe venuto a conoscenza dell’inchiesta partita dalla procura di Perugia e sarebbe stato per questo interessato a cercare di sistemare la faccenda con delle nomine ad hoc. Il magistrato era stato così sospeso e aveva smesso di ricevere lo stipendio.

 

Adesso

Alla fine di aprile la procura di Perugia ha concluso le indagini sul caso di Luca Palamara che ora rischierebbe il processo. Anche se non vi è certezza sul quando a causa del blocco delle attività giudiziarie dovuto all’emergenza da Covid-19. Il magistrato Palamara avrebbe quindi favorito alcuni indagati per frode fiscale direttamente o indirettamente. Già l’anno scorso il caso aveva avuto delle conseguenze come l’apertura di altre indagini a catena e alcuni consiglieri del CSM dimessi. La dirigenza della magistratura ha risentito e continua a risentire dello scandalo. In una intervista al Corriere della Sera, Luca Poniz presidente dell’ANM spiega le ragioni delle sue dimissioni. “Non certo per responsabilità nella vicenda emersa dalle intercettazioni di Luca Palamara, perché non ne ho in alcun modo” chiarisce subito Poniz.

 

Le reazioni politiche

Da più parti si invoca la riforma urgente della magistratura. Il ministro della Giustizia Bonafede, responsabile della supervisione del sistema giudiziario invoca l’intervento delle istituzioni per riformare la macchina della giustizia. Anche il Pd è d’accordo nel ridare credibilità alla magistratura. C’è poi la questione della commistione tra politica e magistratura. Sulla carta organi distinti e separati, ma che non di rado invadono l’una il campo dell’altra. Secondo Poniz i meccanismi di elezione del CSM vanno rivisti. I magistrati non dovrebbero pensare alla carriera, e una volta svolto un incarico di rilievo dovrebbero essere sempre pronti a tornare a fare il lavoro di prima. Ma come sottolinea il presidente dimissionario dell’ANM fin quando a molti magistrati interesserà più la carriera, il problema ci sarà.

 

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Crediti foto: LaPresse

 

 


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