Lo scorso 9 agosto in Bielorussia il premier Lukashenko usciva vincitore delle ennesime elezioni, come succede dal 1994. Il presidentissimo aveva ottenuto più dell’80% dei voti, scatenando le ire dell’opposizione, che ha accusato Lukashenko di brogli e azioni antidemocratiche. Prima fra tutti, la maggior leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, che ha preferito autoesiliarsi e guidare le rivolte da fuori dall’Ucraina, sostenendo sempre manifestazioni e scioperi in patria.

In questi giorni, proprio Tikhanovskaya insieme ad altri dissidenti è stata indagata per terrorismo. “L’ufficio del procuratore generale, sulla base dei materiali forniti dal Comitato di sicurezza dello Stato e dal ministero dell’Interno, ha aperto un procedimento penale contro Tihanovskaya e i membri della cosiddetta iniziativa BYPOL, che riunisce ex funzionari della sicurezza e si schiera da sempre coi protestanti per la preparazione di un attentato terroristico da parte di un gruppo organizzato”, ha detto il procuratore generale Andrei Shved alla stampa. La politica bielorussa era stata già accusata dalle autorità che la incolpavano di aver commesso “crimini contro il funzionamento delle istituzioni, la pubblica sicurezza e lo Stato”. La sua portavoce definisce assurde le nuove come le vecchie accuse.

Secondo le autorità, i manifestanti legati a BYPOL avrebbero tentato varie operazioni di stampo terroristico nella capitale Minsk. Alcuni agenti hanno affermato di aver parlato con un reo confesso che aveva tentato di far brillare dell’esplosivo nel cassonetto di un parco giochi e che avrebbe voluto piazzarne dell’altro vicino a una base militare. L’uomo arrestato dice di aver ricevuto tramite Internet le istruzioni da BYPOL per “effettuare un’esplosione sul territorio di un distretto della polizia o di un’unità militare”.

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Foto: LaPresse

 

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Bielorussia

ultimo aggiornamento: 30-03-2021


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