A proposito del piano Colao, qualche giorno fa avevamo accennato al problema della digitalizzazione in Italia. Talmente un problema che il piano presentato dalla task force per la ripresa ne sottolineava la necessaria accelerazione. Un italiano su quattro non ha Internet e la pandemia ha messo in luce la necessità di connettersi quando – di fatto – non si poteva. Il digitale, e con questo lo smart working e la didattica a distanza, ha infatti rappresentato l’altra faccia dell’emergenza.

Nel rapporto sulla digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) della Commissione europea del 2020, l’Italia si colloca al 25° posto su 28 Paesi d’Europa, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria. La pandemia e il lockdown ci hanno aperto gli occhi su un problema che esisteva già: Internet. Non solo per i social, quanto più per le possibilità che offre in termini di lavoro a distanza quando l’equilibrio della realtà viene alterato come in questo periodo.

L’eccezionalità del momento e i fondi europei andrebbero dunque impiegati per l’espansione di Internet. Attraverso la diffusione della rete si potrebbe muovere verso un futuro in Italia ancora troppo lontano. Ma facciamo un passo indietro. Prima di tutto bisogna investire sulla conoscenza della rete e delle sue possibilità, del digitale e del lavoro che può creare (anziché togliere). La cultura digitale degli italiani è – infatti – ancora scarsa. Per quanto riguarda l’insieme delle competenze in materia, l’Italia ha perso addirittura due posizioni rispetto al 2019, scendendo all’ultimo posto. Mentre i più giovani sono nativi digitali e hanno appreso di più sul mondo di Internet anche attraverso la scuola, mancano corsi di apprendimento per quanti con la rete in mano non sono nati.

“Rispetto alla media Ue, l’Italia registra livelli di competenza digitali di base e avanzate molto bassi” si legge nel report. Solo il 42% degli italiani di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede le competenze digitali di base, a fronte di una media europea del 58%. La percentuale si abbassa ancora se analizzano le competenze digitali superiori: solo il 22% degli italiani le possiede, contro il 33% della media europea. “Queste carenze in termini di competenze digitali si riflettono nel modesto utilizzo dei servizi online, compresi i servizi pubblici digitali”. Neanche la digitalizzazione delle imprese e dei servizi risulta ben messa. L’amministrazione pubblica, ad esempio, potrebbe abbandonarsi al digitale per facilitare l’offerta di tanti servizi e incrementare la trasparenza. Starebbe poi al cittadino decidere se usufruire di questi servizi online o se fare alla “vecchia maniera”.

Solo la preparazione al 5G in Italia è superiore alla media Ue, ma il problema delle competenze digitali pressoché assenti rimane. In altre parole, prima di allargare la platea dei fruitori della rete bisognerebbe focalizzarsi sul come usare al meglio uno strumento tanto utile, ma altrettanto insidioso. La mancanza di una cultura digitale è – ad oggi – un problema ancora più rilevante della diffusione della rete stessa.

 

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Crediti foto: LaPresse