Respinti dal gip gli arresti domiciliari richiesti dalla Procura, ma l’azienda Amat prende le distanze dall’accaduto parlando di “gravissime condotte

Due anni di terrore, subiti da una ragazza disabile oggi ventenne, convinta dal fidanzato a sporgere denuncia contro otto dipendenti Amat, azienda di trasporto pubblico di Taranto, che avrebbero abusato sessualmente di lei dal 2018 al 2020. Gli uomini, indagati per violenza sessuale aggravata su ragazza disabile psichica dalla nascita, restano liberi. Così ha deciso il gip di Taranto, Francesco Maccagno alla richiesta dei domiciliari formulata dalla Procura. E’ stato loro solo imposto il divieto di avvicinamento alla giovane, alla mamma e al fidanzato.

Come riporta Il Giorno, a parlar chiaro, sono le chat dell’orrore che gli otto autisti si sarebbero scambiati tra loro e con la ragazza: “”A me è passato un anno e mezzo da quando mi ha fatto la pugnetta” – “Dai, non fare la stupida. Non è successo niente“.  Le modalità erano sempre le stesse: gli autisti parcheggiavano gli autobus in posti isolati, bloccavano le porte e cominciavano a palpeggiarla. Seguivano poi rapporti orali o completi, a discrezione dell’autista di turno. “Io insistevo di voler scendere, terrorizzata e impaurita. Non avevo più pace“, ha spiegato la ventenne ai carabinieri di Taranto.

Le violenze sarebbero anche state documentate con foto e video che gli autisti si scambiavano in chat accompagnandole con commenti deplorevoli.  La giovane, emerge sempre dalle indagini, all’età di 14 anni era già stata vittima di violenza sessuale da parte di un vicino di casa, condannato in via definitiva. Per ora, l’accusa nei confronti degli otto autisti indagati resta quella di violenza sessuale aggravata.

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Crediti foto: LaPresse

 


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