Le violenze si erano ripetute tra il 2010 e il 2011. L’uomo aveva anche offerto un risarcimento economico, rifiutato dalla parte lesa

Secondo la corte d’appello ha violentato una collega in un ospedale di Torino, meritando una condanna a 4 anni e mezzo di reclusione.
Ma ciò che della vicenda ha fatto scalpore è che lo stesso uomo ora condannato, in primo grado era stato assolto perché il racconto della donna era stato giudicato “non credibile”.
Nella raggelante sentenza era stato scritto: “Non grida, non urla, non piange. Risponde alle chiamate mentre lui l’aggredisce, senza insospettire il centralinista”.
L’episodio si era ripetuto in diverse occasioni tra il 2010 e il 2011, vittima una collega all’epoca lavoratrice interinale in stanze degli ospedali della città.
Nel processo d’appello la donna ha ribadito che lui, che era il coordinatore, l’aveva obbligata “”come pegno per poter continuare a lavorare” ed evitare turni in posti meno spiacevoli rispetto agli ospedali, come ad esempio il “Centro identificazione ed espulsione” degli immigrati. Attraverso decine e decine di messaggi, estrapolati dal telefono dell’imputato, il sostituto procuratore generale ha messo in luce il comportamento prevaricatorio dell’imputato.
Alla vigilia dell’udienza, l’imputato ha anche offerto alla donna un risarcimento di 10mila euro. “Ho rifiutato perché i soldi non mi sono mai interessati. Volevo solo avere giustizia”, ha detto la donna a margine della sentenza dei giorni scorsi.

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condanna in appello stuprata Torino violenza sessuale

ultimo aggiornamento: 22-10-2021


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