L’Italia torna tutta in zona gialla, grazie a numeri che finalmente vedono calare la curva dei decessi e dei contagi da Coronavirus. Sono poco più di 8mila i positivi, infatti, registrati nelle ultime 24 ore dal ministero della Salute, con il 2,8% di tasso di positività, e cala anche il numero delle vittime: 201 in un giorno contro le 262 del giorno prima. Si riducono ancora i ricoverati in terapia intensiva per il Covid: 1.893, 99 in meno rispetto al giorno prima nel saldo quotidiano tra entrate e uscite, mentre gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero, sono stati 81 (contro i 91 del giorno prima). Nei reparti ordinari sono invece ricoverate 13.608 persone, 672 meno di ieri.

Un Consiglio dei ministri per varare le nuove misure anti Covid è previsto mercoledì prossimo: la maggioranza ha presentato al Senato un ordine del giorno nel quale chiede di eliminare il coprifuoco e arrivare al più presto al Green Pass.

In un mese si sono quasi dimezzati i ricoveri per Covid in Italia e si è allentata ulteriormente la pressione sugli ospedali: in 35 giorni i ricoveri con sintomi nei reparti Covid si sono ridotti del 49,1% e del 45,1% quelli nelle terapie intensive. Lo indica la Fondazione Gimbe, che nel suo monitoraggio rileva che nella settimana dal 5 all’11 maggio i ricoverati con sintomi sono diminuiti di 3.239, pari al 17,8%, e i ricoveri nelle terapie intensive sono diminuiti di 371, pari al 5,1%. Nella stessa settimana i nuovi casi si sono ridotti del 19%, a 63.409 contro i 78.309 di quella precedente e i decessi sono diminuiti del 15,4%, a 1.544 da 1.826.

Per quanto riguarda la campagna vaccinale anti Covid, è emerso che nella fascia d’età compresa fra 70-79 anni è ancora scoperta una persona su quattro e lo è una su due nella fascia fra 60 e 69 anni. La Fondazione Gimbe, nel suo report settimanale, osserva che “Il 68% degli over 60 ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, con le Province autonome di Trento e Bolzano che si avvicinano all’80%” e rileva “notevoli differenze regionali nelle fasce over 80 e 70-79 anni, mentre quella 60-69, a fronte di un rilevante impatto sulle ospedalizzazioni, è ancora molto indietro”. In particolare fra i 4,4 milioni over 80, il 77% (pari a 3.403.495) ha completato il ciclo vaccinale e 576.609 (13%) ha ricevuto solo la prima dose; fra gli oltre 5,9 milioni della fascia 70-79 anni il 18,1% ha completato il ciclo (1.081.772) e il 55,9% (3.338.076) ha ricevuto solo la prima dose; degli oltre 7,3 milioni che hanno fra 60 e 89 anni, il 12,3% (903.125) ha completato il ciclo vaccinale e il 38,2% (2.811.161) ha ricevuto solo la prima dose; infine ai soggetti fragili e i loro caregiver sono state finora somministrate 4.751.094 dosi. In generale “il mancato sprint della campagna vaccinale è influenzato dalla mancata somministrazione di 1.286.041 dosi di AstraZeneca”, osserva Renata Gili, responsabile della Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe. Le scorte inutilizzate di questo vaccino vanno dal 4,7% del Molise al 46% della Sicilia. “Tenendo conto che l’uso preferenziale di questo vaccino è negli over 60, è inevitabile – aggiunge Gili – che i rifiuti influenzino la copertura vaccinale in questa classe d’età”.

Devono essere ancora consegnate circa 50 milioni di dosi, quasi due terzi di quelle previste dal piano vaccinale, in una campagna vaccinale che sta diventando sempre più ‘Pfizer-dipendente’: lo rileva il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta“Al di là di ritardi e irregolarità delle consegne di AstraZeneca – osserva – finora Johnson & Johnson ha consegnato solo ‘briciole’ e oltre 7 milioni di dosi CureVac restano vincolate ai tempi di approvazione dell’Ema. In altri termini, tenuto conto anche del numero esiguo di dosi di Moderna, la campagna vaccinale in Italia è sempre più Pfizer-dipendente”.

 

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Crediti foto: LaPresse

 

 


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