L’emergenza Covid-19 ha amplificato un problema di disinformazione che esisteva già da tempo. I diffusori di fake news, soprattutto attraverso i social media, hanno trovato nella pandemia l’argomento perfetto per incrementare visualizzazioni e condivisioni dei loro contenuti. Uno studio dell’ONG internazionale Avaaz che prende in esame Facebook ha evidenziato come durante la pandemia i siti di bufale hanno registrato quattro volte più visualizzazioni dei canali di informazione ufficiali.

L’analisi spiega che le visualizzazioni di pagine e siti web con contenuti disinformativi sulla salute su Facebook sono state 3,8 miliardi nell’ultimo anno. Nonostante il report dell’organizzazione prenda in esame il periodo tra giugno 2019 e maggio 2020, un picco di traffico si è verificato ad aprile, con il conteggio delle visualizzazioni arrivato in certi casi a 460 milioni. Nella valanga di post che contenevano fake news diffusi su Facebook, solo il 16% è stato etichettato come fuorviante, mentre gli altri hanno continuato a circolare senza alcun tipo di avvertimento. La macchina di fake news non funziona a caso ed è ben studiata. La disinformazione viene diffusa in rete in maniera organizzata attraverso pagine web create ad hoc.

Secondo lo studio, le 1000 pagine più seguite di Facebook che diffondono contenuti collegati a 82 siti di disinformazione e fake news agiscono da cassa di risonanza in quanto rappresentano il 43% delle loro visualizzazioni sul social media. Nello specifico, sarebbero 42 le pagine Facebook identificate come i maggiori diffusori della disinformazione sulla salute. Le stime riportano che queste pagine da sole sono in grado di generare 800 milioni di visualizzazioni. Alcune di queste pagine vengono citate dal report, come RealFarmacy o GreenMedInfo. Molti di questi siti indipendenti e delle pagine Facebook agiscono in maniera coordinata, ripubblicando i contenuti che vengono anche tradotti in più lingue, al fine di garantire la massima condivisione. Le fake news che hanno riscontrato più successo sono state:

  • Un articolo che parlava della diffusione del polio causata principalmente dal vaccino e di un programma di vaccinazione supportato da Bill Gates che aveva portato alla paralisi di mezzo milione di bambini in India, bollato come falso da Facebook.
  • Un articolo che sosteneva che l’American Medical Association aveva incoraggiato i medici a sovrastimare i morti per Covid-19. Quest’ultimo ha superato le 160 milioni di visualizzazioni, il più alto numero riscontrato dallo studio.

Proprio in relazione all’exploit di disinformazione avvenuto con la pandemia, da poco anche Facebook ha deciso di agire contro le bufale e per questo non condivide gli esiti dello studio di Avaaz. Se i più giovani, per anni i principali fruitori dei social media, si accorgono del rischio, è più probabile che le generazioni meno digitali ci caschino. Da qualche anno, infatti, la piattaforma di Zuckerberg sta invecchiando, con fruitori sempre più adulti e sempre meno giovanissimi. A Facebook, le nuove generazioni prediligono altri canali come Youtube, Instagram e Snapchat.

 

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Crediti foto: LaPresse