Un bonus fino a 20mila euro per chi si sposa, ma solo per chi si sposa in chiesa. Insomma, non per chi sceglie di dire Sì in Comune. Il bonus non è ancora realtà, ma è una misura contenuta in una proposta della Lega con un disegno di legge appena presentato alla Camera dei deputati.

L’obiettivo dichiarato della proposta di legge è riequilibrare il gap tra i matrimoni civili e religiosi. Secondo l’Istat, si legge nella parte introduttiva del provvedimento, le unioni con rito civile sono cresciute rispetto ai livelli pre-pandemia (+0,7 per cento nel 2021 sul 2019), mentre quelli con rito ecclesiastico continuano a calare.

Come funziona il bonus?

La proposta prevede una detrazione del 20 per cento delle spese per il matrimonio religioso. Tra le spese detraibili alla voce “spese” si può indicare di tutto: dagli ornamenti in chiesa come i fiori, la passatoia, i libretti, fino agli abiti per gli sposi, il servizio di ristorazione, le bomboniere. Perfino il parrucchiere e il make-up della sposa. O l’ingaggio del fotografo.

La detrazione d’imposta, secondo la proposta della Lega, potrebbe coprire fino al 20 per cento delle spese, fino a un tetto massimo di 20mila euro, che gli sposi potrebbero ottenere in cinque quote annuali.

A chi spetta?

I futuri sposi per beneficiare del bonus devono avere la cittadinanza italiana da almeno 10 anni, avere un reddito non superiore a 23mila euro o comunque non superiore a 11.500 euro a persona.

La proposta della Lega non ha mancato di suscitare polemiche. Da Palazzo Chigi precisano che la proposta è una iniziativa parlamentare e non è allo studio del governo e proseguono: che “nell’ambito di un quadro finanziario complesso l’Esecutivo è al lavoro per sostenere la famiglia con misure concrete e realizzabili, che saranno contenute nella legge di bilancio”.

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bonus matrimonio Chiesa disegno di legge Lega

ultimo aggiornamento: 21-11-2022


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