L’isola di Bhasan Char è emersa solo vent’anni fa al largo della costa del Bangladesh, e da allora è sempre stato difficile insediarvisi, per le continue inondazioni e le periodiche alluvioni monsoniche.

Tuttavia, dal 2015 il governo del Bangladesh ha avviato il progetto di spostare gran parte dei profughi che arrivano nello stato proprio sull’isola, costruendo barriere per le inondazioni  – l’isola è poco al di sopra del livello del mare – case, scuole, ospedali e moschee per poter ospitare i profughi.

Soprattutto, ad affollare i campi degradati dove viene accolto il milione di profughi Rohingya, una popolazione di religione islamica che vive nella parte settentrionale della vicina Birmania, che, tra le altre cose, ha pure ricevuto una risoluzione di condanna per violazione dei diritti umani proprio dalle Nazioni Unite.

Ora, però, a preoccupare l’Onu, che si dissocia totalmente dalla scelta del governo bengalese, e più in generale l’opinione pubblica internazionale e le organizzazioni del terzo settore che operano in favore dei diritti umani, è proprio il trattamento riservato a questa popolazione una volta raggiunto il Bangladesh.

Finora sono stati portati sull’isola 2.700 profughi, parte di un’operazione complessiva che sposterà circa 100.000 Rohingya sull’isoletta a 34 km dalla costa e a continuo rischio di inondazioni e tifoni. il primo gruppo di 1.642 persone è approdato sull’isola il 4 dicembre, ieri altri 1.000 li hanno raggiunti.

Le autorità bengalesi continuano a sottolineare che lo spostamento avviene su base volontaria, sebbene alcune Ong presenti sul territorio abbiano già smentito. I profughi risiedono attualmente nei grandi campi, estremamente degradati, di Cox’s Bazar. Le autorità ironizzano quasi, definendo l’isola destinata a 100.000 Rohingya un resort.

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Foto: LaPresse

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Bangladesh

ultimo aggiornamento: 29-12-2020


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