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Ale Della Giusta: quando l’influencer inventa reati
Ale Della Giusta: quando l’influencer inventa reati. Lo scandalo non coinvolge solo lo youtuber, ma tutti gli influencer che fanno inchieste. La questione che indigna il web infatti non è che lo youtuber abbia inventato il fatto, ma il dubbio che a spingerlo siano state sponsorship non dichiarate, e che questi finanziamenti occulti non coinvolgano solo lui, ma anche altri contents creators specializzati nel condurre inchieste.
Lo scandalo che sta travolgendo Alessandro della Giusta in queste ore è molto più complesso della sua perdita di credibilità come contents creator. L’aver denunciato sui social di essere vittima di un’occupazione abusiva della propria abitazione, fatto smontato dalla stampa tradizionale in nemmeno un’ora, dimostra le criticità dell’aver demandato il giornalismo d’inchiesta agli influencer, che lo esercitano con le logiche proprie dei social, e accumuna il suo caso alla recentissima caduta di Fabrizio Corona. Vediamo che succede
Ale della Giusta
Sulla vita di Alessandro della Giusta non c’è molto da dire. Nato a Udine nel 1998, dopo un tentativo di carriera nel mondo del basket sfumata e una serie di piccoli lavoretti saltuari, il nostro apre un canale YouTube dove carica video d’ “inchiesta”, che lo portano in breve tempo ad accumulare followers e credibilità. Nominato contents creator dell’anno 2024, della Giusta è famoso per una serie di servizi che spaziano dal mondo della microcriminalità a quello dei sex parties milanesi, insieme a materiale più leggero a tema viaggi. Il giovane di Udine possiede una sua srl, che conta 15 collaboratori che lo aiutano nella realizzazione dei suoi video.
I fatti non reggono
Tre giorni fa Ale della Giusta pubblica sui suoi canali un video in cui denuncia l’occupazione abusiva del suo appartamento di Milano, avvenuta mentre si trovava in viaggio di lavoro. Secondo la sua versione, la colf avrebbe lasciato entrare nel suo appartamento dei giovani che si sarebbero qualificati come amici di Della Giusta, questi giovani poi avrebbero congedato la colf e cambiato la serratura. Della Giusta ha pubblicato degli screenshot di una conversazione avvenuta con il suo avvocato, il sindaco di Legnago (Verona) Paolo Longhi, che lo invita a sporgere denuncia ai carabinieri. Il giovane quindi filma l’esterno della caserma dei carabinieri di Crescenzago (Milano), sostenendo di aver sporto denuncia alle autorità. Alcune testate giornalistiche tradizionali (MilanoToday e La Stampa) chiamano dunque i militari per aver conferma dell’avvenuta denuncia, e si sentono rispondere che Della Giusta non ha sporto alcuna denuncia. Da questo momento iniziano i problemi per il giovane contents creator.
La reazione dei social
Alla pubblicazione del video, Della Giusta ottiene la solidarietà pressoché incondizionata non solo dei suoi followers, ma anche dei tantissimi curiosi attirati dal passaparola sui social. Il tema dell’occupazione abusiva della casa è un tema caldo, che smuove paure ed emozioni forti ed ha quindi una fortissima carica di viralità. Poche ore dopo però la situazione si ribalta: mano a mano che Della Giusta fornisce nuovi dettagli sul fatto e soprattutto dopo che la stampa tradizionale si occupa della questione, emergono una serie di incongruenze pesanti nella narrazione dello youtuber. Il colpo finale alla credibilità del video si ha quando alcune testate giornalistiche chiamano la caserma dei carabinieri di Crescenzago, chiedendo ai militari i dettagli della denuncia, scoprendo che i carabinieri erano totalmente ignari della faccenda, nonostante lo youtuber avesse sostenuto sul web di essere andato in caserma. Da quel momento inizia una shitstorm impressionante nei confronti di Della Giusta, con l’immancabile codazzo di offese personali e minacce. In tutto questo caos, la stampa tradizionale esulta.
La rinvicita della carta stampata
Perché la stampa esulta? Perché il caso Della Giusta dimostra tutte le criticità dell’aver affidato il giornalismo d’inchiesta prima agli influencer e poi ai content creators. Fino ad un paio di decenni fa, i giornali avevano il monopolio del giornalismo d’inchiesta: pagavano giornalisti specializzati nel campo, avevano budget dedicati per pagarne le spese di spostamento e legali, si assumevano la responsabilità penale e morale di ciò che faceva e pubblicava il giornalista durante lo svolgimento del suo lavoro. Con la crisi economica e di credibilità della carta stampata, il giornalismo d’inchiesta è stato il primo ad essere vittima di tagli drastici: molto costoso, troppo esposto a lunghe cause legali, i giornali lo confinano sempre più ai margini del loro business editoriale, fino ad arrivare in alcuni casi ad eliminarlo del tutto. In questo vuoto lasciato dai giornali tradizionali nasce però una nuova figura: quella dell’influencer (e poi del contents creator) che svolge le sue indagini in solitaria.
Quando i nodi vengono al pettine
La colonizzazione del giornalismo d’inchiesta da parte degli influencer e contents creators non è solo una questione economica, ma di nuova sensibilità culturale e sociale. Il giornalista lavora per testate con chiare e dichiarate linee politiche, finanziate da grossi investitori con precisi obbiettivi economici, il contents creator invece lavora per se stesso, si dichiara apolitico e non legato ad alcun cartello d’interessi economici, si presenta quindi come una persona comune che investiga per scoprire la verità e mostrarla nuda e cruda ad altre persone comuni come lui. Il contents creator però porta anche un’altra novità, che nasconde accuratamente al pubblico: non essendo un giornalista, ignora completamente la deontologia professionale del mestiere, quindi quel complesso sistema di garanzie fra cui il controllo incrociato delle fonti, il contatto costante con magistratura e forze dell’ordine, e soprattutto l’assunzione della responsabilità legale e morale di ciò che pubblica. Il contents creator investigativo si comporta quindi come un giornalista, ma ignora tutte le regole proprie della professione e soprattutto le responsabilità sociali e legali legate al giornalismo, trasformandosi improvvisamente in un semplice cittadino, un opinionista o addirittura un creativo quando qualcuno gli chiede di rendere conto legalmente del materiale diffuso online.
Follow the money
Ma la vera questione dietro allo scandalo Della Giusta è un’altra: chi ha finanziato il contents creator per mettere su la messinscena? E qui tocchiamo un nervo scoperto delle inchieste portate avanti da influencer: chi le paga? I diretti interessati sostengono che i loro proventi provengono da abbonamenti e dalle remunerazione per le visualizzazioni proprie di piattaforme come YouTube, ma il sospetto è che -in molti casi- ci siano finanziatori non dichiarati dietro determinate inchieste, finanziatori che possono esssere partiti politici, aziende, imprenditori locali e simili che hanno interessi opachi nel mettere sotto i riflettori determinati drammi sociali o truffe ai danni dei consumatori. Quindi la domanda ossessiva che stanno facendo i followers e la stampa allo youtuber adesso è “chi ti ha pagato per questa messainscena?”, domanda a cui il ragazzo di Udine ha risposto con “Nessuno”. Una risposta che non convince, e probabilmente porterà i giornali ed altri contents creators ad indagare sulle vecchie inchieste dello Youtuber e sui conti della sua società. Lo scandalo quindi non è finito ma anzi, probabilmente è solo all’inizio.