Seguici su

Attualità

Jenna Ortega: la caduta di una star

Jenna Ortega: la caduta di una star. Il flop di Klara dimostra come nemmeno il successo sui social garantisca risultati al botteghino.

Pubblicato

il

Jenna Ortega: la caduta di una star. Il flop di Klara dimostra come nemmeno il successo sui social garantisca risultati al botteghino.
Crediti foto jennaortega Instagram

Con il flop al botteghino di “Klara e il sole” cade anche la certezza che le star della Gen Alpha e Zeta riescano a portare al cinema i propri fan. La Ortega non è riuscita a trasformare il proprio imponente seguito social e l’onnipresenza sui rotocalchi in biglietti staccati al botteghino.

Le cifre

“Klara e il sole” è costato circa 20 milioni di dollari, più un’altra decina di marketing. Il suo punto di pareggio è stato stimato intorno ai 50 milioni di dollari, cifra ormai irraggiungibile dato che al primo weekend ha incassato poco più di un milione, venendo fra l’altro massacrato dalla critica. Questo è il terzo insuccesso commerciale di fila per il regista Taika Waititi, che dopo il deludente “Thor: love and Thunder” e “Chi segna vince”, inanella un altro flop, fra l’altro in un territorio che teoricamente gli dovrebbe essere congeniale, cioè quello delle storie di formazione adolescenziale. I tempi d’oro di Jojo Rabbit sono sempre più lontani.

Anche il basso costo floppa

Il vero problema però non è il flop commerciale del titolo, ma l’aver dimostrato che la rivoluzione produttiva messa in cantiere degli studios, cioè film a basso budget produttivo, basse spese marketing e attori con ampio seguito social non funziona. Certo le perdite sono molto più modeste rispetto a quelle mostruose di kolossal come “Digger”, ma qui non è più una questione di perdite: è quella di trovare un nuovo modello produttivo che assicuri incassi, perché ormai Hollywood pare non riesca più a trovare una formula per guadagnare.

Jenna Ortega: il talento che non quaglia

Nessuno mette in dubbio che la Ortega sia uno dei massimi talenti della sua generazione. “Mercoledì” e “Beetlejuice Beetlejuice” ne hanno dimostrato ampiamente le capacità, il problema però è che al momento ad Hollywood serve più la bravura nel garantire incassi che quella nel saper recitare, e su questo punto la Ortega non fornisce garanzie. Qualcuno si chiede se più che al nome della Ortega, il successo “Mercoledì” e “Beetlejuice Beetlejuice” non sia legato al brand Tim Burton, che nonostante non sia considerato ad Hollywood propriamente un regista che garantisce guadagni stratosferici, in silenzio e a testa bassa non ha mai floppato in maniera clamorosa, andando in perdita solamente con 4 film dei 20 girati ad alti livelli. Insomma la critica si chiede se la Ortega abbia senso commercialmente parlando senza essere accoppiata con il celebre regista di “Edward mani di forbice”.

La questione social

Ma il caso Ortega è emblematico anche per un altro motivo. Sui social l’attrice va fortissimo: con un account Instagram da 37 milioni di followers più decine di pagine gestite da fan che in alcuni casi fanno 1-2 milioni di seguaci, e un seguito di TikTok non ufficiale altrettanto imponente (lei non ha un account proprietario sulla piattaforma), la star di “Mercoledì” ha una visibilità online enorme. Per di più è una delle sex symbol più amate e riprodotte su Instagram: ci sono centinaia di account AI che vendono materiale hot generato con le sue fattezze, più altri decine di profili AI che generano influencer artificiali con fattezze simili alle sue, sempre per vendere materiale osé. Praticamente fra i contenuti prodotti da lei, quelli dei suoi fan e quelli hard generati dall’AI è impossibile frequentare i social d’area anglofona senza imbattersi nella sua immagine almeno una volta al giorno. Perché allora tutta questa visibilità non si trasforma in biglietti staccati al botteghino?

Dallo schermo del cell al grande schermo c’è di mezzo il mare

Sulla questione rapporto followers/prodotti venduti ormai il marketing alza le mani. Nonostante le grandi agenzie continuino a utilizzare metriche con pretese “scientifiche”, tutte le equazioni che sembravano funzionare fino alla pandemia ormai sono saltate. C’è chi sostiene che sia colpa della presenza soverchiante dei bot su social e piattaforme (calcolati ormai vicino al 60% dell’utenza totale) che falsano i dati, altri invece tirano in ballo la crisi del potere d’acquisto che affligge praticamente tutti i paesi occidentali, altri ancora parlano di una non meglio definita rivoluzione dei consumi post-pandemici. In poche parole non c’è nemmeno una teoria condivisa sul perché la notorietà social non si trasformi in prodotti venduti, l’unica certezza rimastaci è che puntare sul seguito online per far muovere le persone fuori di casa non funziona più per il cinema.

Il futuro

Il flop di “Klara e il sole” non sancisce di certo la fine della carriera della Ortega. E’ un’attrice troppo brava e seguita per cadere in disgrazia così rapidamente, tuttavia i suoi cachet dopo il flop avranno un ovvio e corposo taglio. Anche il modello basso budget, poco marketing e attori con richiamo social non verrà di certo accantonato per il flop di Klara, tuttavia questo modello venduto fino a ieri come salvifico per le casse in rosso di Hollywood dagli analisti di mercato non pare così infallibile come sembrava su carta. C’è grande confusione sotto il sole, e non è detto che questo sia per forza un male.

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *