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Odyssey sancisce la caduta degli influencer

Odyssey sancisce la caduta degli influencer. Esclusi dall’anteprima, il potere degli influencer sul cinema è ormai al tramonto. Dopo il disastro della campagne marketing di “Disclosure Day” di Steven Spielberg, gli influencer pagati per magnificare i film sono ritenuti poco credibili dal pubblico, che preferisce affidarsi alla competenza dei contents creators

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Odyssey sancisce la caduta degli influencer. Esclusi dall'anteprima, il potere degli influencer sul cinema è ormai al tramonto. Dopo il disastro della campagne marketing di "Disclosure Day" di Steven Spielberg, gli influencer pagati per magnificare i film sono ritenuti poco credibili dal pubblico, che preferisce affidarsi alla competenza dei contents creators
Crediti foto theodysseymovie Instagram

L’attesissimo film di Nolan continua la sua travagliata marcia verso le sale fra polemiche e scelte di marketing innovative, dimostrandoci come nel 2026 un kolossal sia ormai un evento culturale a 360° più che un prodotto cinematografico. E per la prima volta da un decennio, da questo evento sono esclusi gli influencer.

Lo status unico di Nolan

Per comprendere le scelte di marketing di Odyssey, bisogna partire dallo status di cui gode Nolan. Il fuoriclasse britannico insieme a Tarantino e Villeneuve è l’unico regista vivente ad unire l’aura autoriale a quella dell’autore di blockbuster, risultato un rarissimo esempio all’interno dell’industria culturale di fusione fra qualità e capacità di fatturare. In questo quadro la produzione e l’uscita dei suoi film sono eventi sia dal punto di vista prettamente cinematografico, sia dal punto di vista del marketing del prodotto: al regista e produttore britannico è richiesto di innovare in entrambi gli ambiti.

Una vita fra scienza e mito

A questo bisogna unire la peculiarità della poetica di Nolan: una costante e spietata riflessione sull’intersezione fra scienza e mito. Il regista britannico infatti fin da “Memento” ha scelto di concentrarsi sul rapporto fra memoria individuale, memoria collettiva (mito) e scienza, cercando di far risaltare punti d’unione e quelli di rottura fra i tre poli. Capolavori come “Interstellar”, “Tenent” o la trilogia di Batman si basano su questo assunto, e non è quindi strano che Nolan abbia alla fine scelto di riflettere sul mito originario della cultura Occidentale, ossia l’Odissea.

Il fuoco incrociato

Questa scelta di produrre un kolossal sull’origine stessa della mitologia Occidentale non poteva che produrre infinite polemiche, dato il complesso momento storico. Non che il regista abbia fatto qualcosa per fuggire alle cultural wars: dalla scelta di attrici afroamericane per interpretare ruoli chiave a quella di tornare a collaborare con l’attore transgender Elliot Page, il nostro ha scelto di infilarsi nel ginepraio della guerra fra woke e antiwoke con indomita noncuranza. In questo ovviamente non manca una certa dose di fiuto per il marketing: i leoni da tastiera è da un anno che fanno pubblicità praticamente aggratis ad Odyssey, mantenendo alto l’hype per la sua uscita al cinema.

Vietato entrare agli influencer

Delineata la situazione, veniamo dunque alla grande intuizione di Nolan: escludere gli influencer dalle anteprime di “Odyssey” che partiranno negli Usa il 7 luglio. Il motivo per cui è stata presa questa scelta è semplice: il disastro avvenuto di recente con “Disclosure Day” di Steven Spielberg. Gli influencer invitati all’anteprima lo hanno venduto ai propri followers come uno dei massimi capolavori del grande regista, quando poi il film è uscito in sala si è rivelato invece poco più che discreto. Questo ha generato presso il pubblico social un’ondata di sfiducia sulla sensatezza delle opinione degli influencer riguardo alla riuscita dei film, che hanno quindi perso l’unico motivo per cui erano invitati a questo genere di eventi: la capacità di portare i propri followers al cinema.

I contents creators all’arrembaggio

Se gli influencer non sono più graditi alle anteprime dei kolossal, i contents creators al contrario hanno cominciato ad entrare in massa a questi eventi, resi appetibili dai compensi più bassi e dalla maggior competenza sul tema rispetto ai concorrenti. I CC invitati alle anteprime dei film sono infatti critici cinematografici o appassionati di cinema con canali specializzati sul tema, il che fa sì che possono vantare audience più limitate ma anche molto più interessate ad acquistare il prodotto proposto. La questione verte tutta sul problema della credibilità percepita dai followers: ormai gli influencer ne hanno sempre meno, mentre i CC specializzati nei vari prodotti culturali (cinema, musica, videogiochi) la accrescono sempre più, nonostante i numerosi scandali sulle collaborazioni opache con le multinazionali di settore, che scuotono periodicamente i social.

Piccole rivoluzioni

Odyssey uscirà al cinema il 16 luglio, e l’attesa per il film è alle stelle. Se ovviamente non possiamo ancora esprimerci sulla riuscita del film, possiamo dire però che Nolan e l’Universal hanno già compiuto una piccola rivoluzione: l’esclusione degli influencer dal marketing per il film è un scelta che probabilmente molti altri registi e produttori copieranno. Dopo la perdita di posizioni nel mondo della musica, dei videogiochi, del beauty ormai l’unica vera roccaforte degli influencer rimane il mondo del fashion, ma anche lì l’avanzata dei contents creators potrebbe presto rendere insicura la rendita di posizione. Dopo quasi un decennio di dominio incontrastato nel dettare le linee e i modi del social marketing, gli influencer stanno ormai diventando uno fra i tanti modi con cui le aziende scelgono di promuoversi sul web. Stiamo assistendo quindi ad una vera e propria caduta degli dèi creati dai social.

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