Via degli Dei in 4 giorni
Crediti Foto: Venturelli Bruno
Via degli Dei in 4 giorni (a piedi). Ecco come, in compagnia di un gruppo di disperati, ho affrontato e superato (tra mille peripezie) il tracciato che congiunge Bologna con Firenze. Un trekking, lungo 130 Km, sulle orme dell’antica strada consolare romana “Flaminia Militare”, completamente immersa nello splendido scenario dell’Appennino Toscoemiliano.

TAPPA 1: Bologna-Badolo

Io e Biolko giungiamo in perfetto orario alla “Centrale di Bologna”. Fino a qui, tutto da copione! Non ci siamo persi! Mio padre ci ha condotti in “Stazione a Modena” e noi, in maniera impeccabile, siamo saliti sul treno giusto. In men che non si dica, ci troviamo a pestare l’asfalto di “Via Indipendenza”! Come riconoscere quest’ultima? Basta seguire la direzione della “mandria” di persone che (incurante di semafori, automobili e bus) attraversa la strada e s’incammina verso il centro cittadino. Talune caratteristiche del mio amico Biolko sono proverbiali; ma mentre alcune di queste rimangono altamente “V.M. 18”, di un’altra si può parlare tranquillamente: la FAME! Cerchiamo immediatamente un bar nel quale, il “famelico compare”, possa saziare l’appetito concedendosi la terza colazione della giornata (08:10). Non so quanti di voi conoscano “Via Indipendenza”, ma sostanzialmente è una delle “arterie commerciali” della città. Negozi, bar e ristoranti si alternano con una cadenza talmente precisa, da sembrare quasi impossibile. Ne scegliamo uno, il più pettinato. In fondo le comodità e i conti salati, piacciono a tutti. Due “micropanini”(uno in teoria col crudo), un cornetto, un caffè e un cappuccio, la tipica “colazione dell’atleta”.
BOLOGNA WELCOME (PIAZZA MAGGIORE)
La “statua del Nettuno”, nell’omonima Piazza, si avvicina e osservando alla nostra sinistra, lungo “Via Rizzoli”, abbiamo modo di osservare le due torri, simbolo di Bologna, che fiere si ergono a controllo della città: la “Garisenda” e degli “Asinelli”. Io sfoggio scarpe da “trail running”, pantaloncino da trekking e maglietta tecnica. Sono determinato ed esteticamente performante! Biolko, performante a sua volta, indossa un pantaloncino che neanche Nadal, una maglietta talmente “fighina” da far invidia a “King” Federer e scarpe…beh di queste parleremo in seguito. In ogni caso, a giudicare dal vestiario, deve aver letto, in qualche “sito-web”, che la “Via degli Dei” è un torneo di tennis toscoemiliano.
Eccoci in Piazza Maggiore, vero punto d’inizio della camminata. Ore 08:45 tutto come da programma!
Apre il “Bologna Welcome” (09:00), l’ufficio turistico della città. Se siete amanti delle “Poste Italiane”, qui troverete “pane per i vostri denti”: all’ingresso, ad attendervi, un “totem multimediale” (avveniristico) con un’infinita serie di possibili combinazioni, di selezione e di servizi. A noi serve solo la “Credenziale”: una sorta di “passaporto” del viaggio che stiamo per intraprendere, sulla quale apporre i timbri personalizzati delle strutture convenzionate (a prova del cammino compiuto). Una ragazza, vedendoci in “netta difficoltà” ed immobili innanzi al “touch screen”, decide di aiutarci togliendoci, così, dall’imbarazzo generale. Ora siamo davvero operativi! Riponiamo la Credenziale (costo 3€), col primo timbro, nella fondina e c’incamminiamo verso “Porta Saragozza”. Una piacevole sorpresa ci attende!
SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DI SAN LUCA (BO)
Lory, Leo e Silvia faranno parte della nostra spedizione. Chi sono sti tre?! Sono compagni di viaggio conosciuti durante il mio pellegrinaggio verso Santiago. In branco, come le pecore, iniziamo a salire verso “San Luca” attraversando i 666 portici (i più lunghi del Mondo). 666 sono anche i luoghi in cui, vista la ripida salita e il caldo asfissiante, vorremo essere in questo preciso istante (è emerso anche sotto un autobus) anziché trovarci sull’asfalto bolognese.
Biolko ci sente disquisire sulle differenze, a livello di fatiche, tra il “Cammino in terra spagnola” e quello “sotto” ai nostri passi attuali. È solo l’inizio, abbiamo fatto si e no 4 Km (di 130), ma il percorso toscoemiliano sembra già più duro. Comunque, a proposito di Madonne, giungiamo al Santuario a lei dedicato. Momento di poesia! Il panorama è fantastico! L’agglomerato urbano di Bologna è sotto i nostri occhi. Il “caos cittadino” viene sostituito dal verde delle colline e dalla quiete appenninica. Come “cammelli sahariani” riempiamo borracce e stomaci alla fontanella. Secondo timbro sulla Credenziale, quello della “Beata Vergine di San Luca”, e dopo una breve sosta ripartiamo.
PARCO TALON E LA CHIUSA DEL RENO (BO)
Il percorso continua attraversando i comuni di “Casalecchio di Reno” e “Sasso Marconi” lungo il “Sentiero dei Bregoli”. Iniziamo la discesa verso il “Parco Talon”, dove dedichiamo qualche minuto alla visita di ciò che rimane dei rifugi utilizzati, dai cittadini, come riparo dai bombardamenti della “Guerra Mondiale”. Queste zone dell’appenino emiliano sono avvolte, purtroppo, da un triste velo che, ancora oggi, trasmette un forte senso d’inquietudine.
Il caldo è importante, la sete anche. In lontananza, come nel migliore dei miraggi, appare una fontana. Le riserve idriche dell’acquedotto comunale vengono messe, ancora una volta, a dura prova.
Raggiungiamo la “Chiusa medievale del fiume Reno” (Patrimonio UNESCO). Potrei scrivere, righe su righe, di come il gruppo ne sia rimasto ammaliato e dell’enorme quantità di tempo spesa nell’ammirare l’opera idraulica, che ricoprì un ruolo fondamentale nell’industria bolognese, ma mentirei! Del “fiume Reno”, complice anche la stanchezza, abbiamo preferito studiare il “livello di balneabilità”. Una dura ricerca che ha costretto alcuni elementi del gruppo a sfidare gli oltre 30° rimanendo a mollo, nell’acqua fresca, per quasi trenta minuti (la vita è fatta di sacrifici).
PRATI DI MUGNANO (BO)
Un tratto di strada asfaltata poi la salita ai “Prati di Mugnano”. Le scorte di cibo nello zaino sono finite e non c’è traccia di ristoranti, bar, locali o più semplicemente bidoni dei rifiuti in cui cercare scarti alimentari (la discarica era chiusa purtroppo!). Ora so a cosa starete pensando! Potevamo fare una bella scorta di provviste nella città di Bologna. Oh certo che potevamo! E a dire la verità lo abbiamo fatto! Due banane e due pesche a testa, per affrontare 24 Km di cammino. Vi sembra poco? Beh forse e dico forse, avete ragione.
La proverbiale fame di Biolko, sempre lei, inizia a influire in malomodo sul suo umore. “Leggermente” irrascibile, mentalmente instabile inizia a pestare e macinare strada senza voltarsi mai indietro, ora ha un solo obiettivo: giungere al B&B per placare la fame. I suoi polpacci, cinque volte più grandi della “norma umana”, gli permettono di guadagnare parecchi metri di vantaggio sul resto del gruppo. Poi finalmente rallenta, ci fermiamo un attimo. Leo, Lory e Silvia sono demoralizzati, Santiago in confronto sembrava il “bruco-mela” di Gardaland.
FINALMENTE IL B&B NOVA ARBORA (BADOLO – BO)
Un ragazzo, lungo la strada, ci narra la leggenda dell’ultima fontana prima di giungere a Badolo. La salvezza, la fonte d’acqua del rianimo! Ma qualcosa va storto, sbagliamo strada! Ce ne rendiamo conto tardi! Nello specifico quando, anziché gli ultimi chilometri piani e dolci descritti dalla guida, ci troviamo a scalare la montagna. In uno dei rari momenti in cui non siamo costretti ad appoggiare le mani per terra, per poter avanzare lungo la parete rocciosa, decidiamo di affidarci completamente a “San Google Maps”, mandando finalmente a “quel paese” il nostro “””senso dell’orientamento”””.
Iniziamo a puntare, testa bassa come i muli, verso Badolo. Razze, frasche e fossati non ci spaventano, noi puntiamo dritti verso Badolo. Forse io e Biolko allunghiamo eccessivamente il passo: Leo, Lory e Silvia sono spariti! Non si sentono più, non si vedono più! Forse si sono persi, oppure semplicemente sbranati dai lupi! Non importa! Noi puntiamo verso Badolo! Sulla “Via degli Dei”, non c’è spazio per i sentimenti!
Giungiamo dapprima sull’asfalto e successivamente, dopo una serie infinita di imprecazioni, al “B&B Nova Arbora” scelto come alloggio per il fine-tappa. La struttura è fantastica, immersa nel verde e dotata di piscina. Dopo la tanto agognata e quanto ormai insperata doccia, alcuni di noi “fanno un tuffo” (il trio non era stato sbranato) mentre altri lavano i panni o si rilassano dopo le “fatiche della giornata”. Giunge, finalmente, l’ora di andare a dormire e di testare la “super tenda glamping”.

TAPPA 2: Badolo-Madonna dei Fornelli

Alla notte segue il giorno, al riposo le fatiche sulla “Via degli Dei”. Suona la sveglia e per un po’ io e Biolko fingiamo di non sentirla. Poi diventa inevitabile. Bisogna alzarsi e prepararsi, chiudere lo zaino e partire. Prima di lasciare Badolo e il “B&B Nova Arbora”, ci dirigiamo verso il salone della struttura per concederci la prima colazione della giornata. Mattinata che, all’improvviso, assume una tinta differente! Col viso illuminato e l’animo colmo di gioia, prendiamo posto a tavola. Sopraggiungono anche Leo, Lory e Silvia ma il loro viso non è altrettanto “luminoso”. Il “ben di Dio” alimentare non è sufficiente a cancellare il pensiero dei 28 Km, di marcia, che ci attendono. Con la testa china iniziamo a riempire abbondantemente i piatti, memori ancora della fame patita il giorno precedente. Esistono particolari momenti durante i quali il genere umano e il mondo animale, arrivano quasi a essere un tutt’uno. Avete presente l’eclissi solare? Sole e Luna si sovrappongono, visivamente, creando l’effetto ottico di un corpo celestiale unico. Beh noi, in quel preciso istante, eravamo come facoceri intenti a ingurgitare tutte le pietanze. Fortunatamente, la presenza degli altri ospiti/pellegrini ha fatto sì che la nostra “eclissi facocera” non fosse totale ma soltanto parziale. Pane alla curcuma, torte, crostate e marmellate, tutte caserecce. Sapori incredibili, al punto tale, da non sembrare terreni; ma qualcosa stava per “riportarci sulla Terra”: il momento di metterci in viaggio.
IL MONTE ADONE (BO)
La seconda tappa inizia, fin da subito, in salita: quella del “Monte Adone”. Le gambe rispondono bene, il caldo non è ancora asfissiante. Col sorriso sulle labbra, a testa alta, “sfidiamo” la prima divinità sulla “Via degli Dei” e senza particolari difficoltà giungiamo in “cima all’Adone”. Il panorama sottostante è incredibile! Verde, delle colline toscoemiliane, a perdita d’occhio. Foto di rito vicino alla “croce della vetta” e successivamente ci concediamo un momento di riflessione. Qualcuno valuta addirittura la possibilità di gettarsi dalla rupe, evitando così il lungo chilometraggio della tratta odierna. Altri, invece, ammettono il loro grado di soddisfazione per aver “sconfitto” (scalato) il Dio della bellezza giovanile. Affidiamo a Silvia, l’unica tra noi in grado di battere calligraficamente una gallina, il compito di firmare sul quaderno/registro il nostro passaggio. Il tempo scorre inesorabile, dobbiamo proseguire! Iniziamo la discesa, sembriamo stambecchi. Non so, forse il pane alla “curcuma” o semplicemente il nostro strapotere fisico (poco probabile) ci permette di scendere dal versante della montagna a una velocità incredibile. Tutto perfetto, anche Silvia tiene il passo. Poi, d’un tratto, una sbarra, con affisso un cartello, si palesa di fronte ai nostri occhi:
“Proprietà privata divieto d’accesso”
Cerchiamo circa un migliaio di scuse per giustificare la presenza di quell’impedimento all’avanzamento. Ovviamente il <<abbiamo sbagliato strada>> giunge solo alla fine. Ma, purtroppo, corrisponde anche a verità. L’umore, fino a questo momento alle stelle, inizia a registrare enormi picchi negativi. Fortunamente, siamo costretti a risalire solo per un breve tratto prima di notare il bivio clamorosamente mancato in precedenza.
BRENTO(BO), LA SECONDA COLAZIONE
Ringraziamo il cielo e proseguiamo fino al tratto asfaltato. Qualche passo e giungiamo a Brento. Come per magia appare un bar. È il momento della seconda colazione e onde evitare disguidi, mangiamo due panini. Prosciutto, “mortazza” o salame, del resto la carica proteica per gli sportivi non è mai sufficiente. Asfalto, asfalto e ancora asfalto. Senza accorgercene maciniamo chilometri su chilometri in direzione di Monzuno. Prima di giungere nel territorio comunale della seconda divinità (Monte Giove), accade l’impensabile. Qualcosa che mai avevo visto prima e mai avrei pensato di vedere in vita mia: Biolko stacca una mora da una pianta e la mangia. Cosa c’è di strano dite voi?! Beh lui è campione mondiale di “sezionamento semini d’anguria”, mangia pasta al ragù senza toccare il ragù. Vederlo nutrirsi di un frutto selvatico è un fatto incredibile, tra l’altro senza utilizzare amuchina o disinfettanti. Quell’antico saggio aveva proprio ragione: “alla fame non si comanda!”
MONZUNO (BO)
Ora di pranzo, optiamo per qualcosa di sostanzioso, rapido e “indolore”: una pizza. Non pretendiamo nulla di eccelso. Siamo consapevoli del fatto che il re dell’impasto, mastro pizzaiolo napoletano, non apre certamente attività in luoghi sperduti come questo. La fame, comunque, giunti a questo punto del cammino fa apprezzare qualsiasi cosa! Troviamo una pizzeria e ci sediamo nei tavolini esterni che “affacciano” sulla strada principale. Il proprietario, una persona davvero squisita, prolunga l’orario di apertura solo per sfamarci. Pizza discreta, ma troppo sottile per i miei gusti.
IL PARCO EOLICO “MONTE GALLETTO” (BO)
Riprendiamo il viaggio con lo stomaco pieno e l’umore nuovamente alto, fino al palesarsi di una “salita impegnativa”, di quelle che lasciano il segno. Ora la “leggerezza della pizza”, entrata nel ciclo digestivo, viene apprezzata sul serio. Una “napoletana” originale avrebbe probabilmente fatto “cadere” le nostre milze a terra. I polpacci di Biolko, sempre loro, permettono “all’androide umano” di salire sulla cima della collina come un camoscio d’alpe, seguito dal resto del gruppo (ansimante come non mai). Siamo ancora interi, la “Via” non ci ha piegati! Passiamo prima davanti alla splendida zona “murales-figli dei fiori” del “Rifugio del Viandante”, poi al ripetitore telefonico e infine, dopo un’altra salita, al “parco eolico del Monte Galletto”, uno dei punti di riferimento del cammino. Questo stupendo punto panoramico rappresenta anche il punto di partenza della dolce discesa, attraverso un’incredibile scenario bucolico, in direzione di Madonna dei Fornelli.
B&B ROMANI, MADONNA DEI FORNELLI (BO)
Giungiamo finalmente al “B&B Romani” gestito da Elisa. Una persona incredibile, simpatica e sempre disponibile. Le camerate per saccopelisti sono piene, le stanze private anche. Nessun problema! Ci sistemiamo in una delle tende, con materassino, “piantate” nel giardino. Dopo una doccia rigenerante, laviamo e stendiamo il bucato. Ci presentiamo ad altri ospiti/pellegrini. Qualcuno, devo ammettere, emerge per una spiccata “dose di pazzia”. Finalmente Elisa ci richiama all’ordine, la cena è in tavola! Fiera promotrice “dell’Home restaurant” propone, nel suo menù, tagliatelle col ragù (che stavolta Biolko mangerà) e salsiccia servita con ricotta fresca. Tutto da “WOW”! Altrettanto eccellente si rivelerà anche la compagnia dei commensali. La serata, forse complice anche il buon vino, si arricchisce di aneddoti e racconti interessanti che ci portano successivamente a “””bere qualcosina””” nel pub vicino al B&B. Proprio questo locale diventa sede, per quello che mi riguarda, di una delle scoperte più belle dai tempi dei “terrapiattisti”. Un tale Mr. M (non si chiamava davvero così eh), viaggiatore come noi intento a sfidare le fatiche del cammino, espone uno di quei teoremi che spiega l’esistenza stessa della vita sul nostro Pianeta (ma anche in quello di altri): “Il paradosso del compleanno”. Quest’ultimo è un paradosso di teoria della probabilità definito, nel 1939, da Richard von Mises e specifica le percentuali di possibilità, all’interno di un gruppo di persone, di trovare almeno due individui che compiano gli anni lo stesso giorno. Nello specifico in un gruppo di 23 persone la probabilità è circa del 51%, con 30 persone supera il 70% e con 50 persone tocca addirittura il 97%. Ora non voglio dilungarmi troppo. Dico soltanto che Mr. M, stanco degli “insulti-miscredenti” ricevuti e volendo confutare la veridicità delle parole del suo amico “Von”, inizia a girare per il locale chiedendo a tutti i presenti la data di nascita!
Circa 30 persone affollano i tavoli di questo vivace pub nella “””ridente cittadina””” di Madonna dei Fornelli. Tutti sempre più incuriositi da quello strano tizio che, con fare serio, continua a chiedere date di nascita. Poi accade l’impensabile: 2 date uguali, 19 dicembre. Mr M diventa, così, la leggenda del pub!
P.S. Si! Siete autorizzati a rigiocare questa carta come “mezzo spaccaghiaccio” in ambito di approccio col genere femminile/maschile.
La serata riporta numeri alcolemici elevati, di quelli importanti. Le scorte annuali di tequila, del piccolo comune nel bolognese, terminano in una notte sola. Sono le 02:00, forse è l’ora di andare a dormire.

TAPPA 3: Madonna dei Fornelli-San Piero

06:30 il suono della sveglia ci “strappa” dall’ovattato mondo dei sogni. Il giardino del “B&B Romani” si trasforma nel set televisivo di “The walking dead“: gente che barcolla ovunque! Nessuna parola, di tanto in tanto si coglie “””qualche lamento”””. Pacchetti interi di cerotti “anti-vesciche“ che si dissolvono con la stessa rapidità della neve al Sole. Ci sentiamo affaticati. Facciamo colazione, anzi è la colazione che “si fa” noi, visto lo stato fisico/mentale con il quale ci presentiamo a tavola.
La giornata inizia nel segno del “giallo”. Come nel migliore dei romanzi di Agatha Christie, si manifesta un enigma da risolvere! Elisa, la proprietaria della struttura, scorgendo in noi qualità da “””detective”””, si avvicina ponendoci una domanda:
<< Ma chi sarà stato ieri sera a fare tutto quel casino al pub? >>
Forse complice l’eccessiva stanchezza, non riusciamo a “chiudere il caso”. Ma continueremo ad indagare, promesso!
Salutiamo Leo e Silvia che, avendo terminato i giorni di ferie a disposizione, sono costretti ad abbandonare la “Via degli Dei” e fare rientro nelle rispettive dimore. Ci rimettiamo finalmente in marcia e neanche a dirlo, si presenta sotto i nostri passi una salita.
L’ORSO NEL GIARDINO
Sbagliamo strada nuovamente. Fortunatamente la prontezza e la disponibilità di un “gentil contadino” ci riportano sulla “retta via”. Questo imprevisto ci costringerà a percorrere un chilometro aggiuntivo di cammino. Poco importa, tanto avevamo deciso di “allungare” la tappa odierna. Anziché fermarci a Monte di Fó facendo 17 Km, come consigliato dalla guida vista la difficoltà del percorso, decidiamo di raggiungere San Piero a Sieve (FI) facendone quasi 40. Uno in più o uno in meno che sarà mai?! “Risaliamo” il fianco del monte. Salita, salita e ancora salita. Un tratto abbastanza duro e impegnativo, ma anche uno dei più spettacolari. Sorpassiamo una casa con un orso in giardino. Come dite?! Si! Avete capito bene! Voglio dire, qualcuno sosteneva fosse un cane quell’animale, ma viste le dimensioni della bestia “confermo e accendo” l’ipotesi orso! Comunque in Italia vige la democrazia e quindi, di conseguenza, anche la libertà di pensiero. Senza sciogliere il dubbio, decidiamo comunque di avanzare. Giudicherete voi stessi quando vi avventurerete in questo sentiero.
FLAMINIA MILITARE
Raggiungiamo un punto storico/culturale davvero interessante: la cava dalla quale i romani estraevano la pietra utilizzata per costruire la “Flaminia militare”. Poco più avanti osserviamo, in rapida successione, dapprima il paletto simbolo del confine “Emilia-Toscana” e poi lei, la “regina del percorso”: l’antico basolato che congiungeva la colonia di Bononia con quella di Fiesole. Due “check point” estramamente emozionanti! Il primo dal forte valore motivazionale, vista la piccola impresa fisica compiuta fino a questo punto del percorso, il secondo a livello storico. Dopotutto stiamo ricalcando le orme lasciate dagli eserciti imperiali. Vorrei confrontarmi e disquisire, sulla valenza di questo affascinante reperto, coi compagni di cammino, ma Biolko e Lory “stanno” all’archeologia come la Nutella “sta” alla dieta. Dopo mille peripezie, giungiamo di nuovo sulla strada asfaltata in corrispondenza del cimitero germanico.
PASSO DELLA FUTA
Una breve visita del cimitero, di quelle che lasciano davvero increduli. Difficile spiegare “l’aurea di tristezza” sprigionata e percepita, nei dintorni della struttura che ospita al suo interno più di 30 mila soldati tedeschi caduti, sul campo di battaglia, durante la Guerra Mondiale. Un momento di riflessione prima di concederci un pasto abbondante al bar/ristorante della Futa.
OSTERIA BRUCIATA
Mai come oggi il “tempo è tiranno” e la distanza da percorrere notevole. Ci rimettiamo in moto. Superiamo un lungo tragitto, attraverso il bosco, prima di ritrovarci al “Passo dell’Osteria bruciata”. Leggendo sulla guida scopriamo qualche macabro dettaglio e aneddoto riguardo quest’ultimo. Sembra infatti che da queste parti, in un luogo non ben identificato, sorgesse un’osteria che garantiva cibo e riparo per i pellegrini di passaggio. La cosa strana? Beh a quanto pare la portata principale era la carne umana, che l’oste otteneva uccidendo gli ospiti durante la notte. Vista la fame, molto probabilmente, Biolko un piatto lo avrebbe assaggiato volentieri. La stanchezza raggiunge livelli altissimi, ma finalmente la strada in salita termina e ad attenderci troviamo la discesa, comunque impegnativa, verso San Piero a Sieve.
AFFITTACAMERE VIA DEGLI DEI, SAN PIERO A SIEVE (FI)
Di nuovo civiltà, di nuovo strada asfaltata. Sta calando il buio. Rispetto alle prime due tappe, siamo molto in ritardo sulla tabella di marcia. Non importa! Stiamo facendo un’impresa! I nostri cuori e i nostri spiriti sono colmi di felicità e autostima. Percorriamo i sette Km, tutti su cemento, che ci separano dalla destinazione, la preda è vicina! Ne sentiamo l’odore! Ah no! La flautolenza che respiriamo è opera di Biolko, tutti i suoi muscoli iniziano a “cedere”. Stanchi, molto stanchi, arriviamo finalmente da Giulia, proprietaria dell’Affittacamere Via degli Dei (ore 19:45). Gentile e ospitale ci attende, all’ingresso della struttura, in compagnia della troupe televisiva di “Chi l’ha visto?”. Si dimostra poi ancora più disponibile quando, con pazienza, ascolta i nostri racconti sulle gesta appena compiute. 40 km in una tappa sola! Carina lei! Ci asseconda. All’improvviso, dall’interno dell’appartamento, si palesa Federico. Chi è Federico dite voi? È un ragazzo conosciuto al B&B Romani la sera prima! Ci spiega di aver fatto il nostro stesso tragitto (terminandolo alle 14:00) e che, dopo aver sistemato l’attrezzatura e pranzato, ha perfino fatto un bel riposino. Il nostro “castello emozionale e testosteronico” crolla.
BONA-CENA DA BONAUGO
Sistemiamo l’attrezzatura a nostra volta e ci concediamo le gioie di una doccia. Le camere e i bagni, dell’appartamento di Giulia, sono davvero il TOP! Assieme al “distruttore di umori” (Federico) andiamo a cena nella trattoria “Bonaugo”. Quest’ultima, oltre che offrire eccellenti piatti tipici della cultura toscana (ma non solo) con ottima qualità/prezzo, è diventata oramai uno dei simboli del trekking tosco-emiliano. Tagliatelle ai funghi, carbonara e ragù, tutto davvero squisito! Passiamo una bellissima e dolce serata, tra una chiacchiera e l’altra, probabilmente anche per merito del tiramisù da 10 e lode. Mangiamo anche i piatti! Sergio, il proprietario del locale, risparmiando sull’elettricità della lavastoviglie ci concede, in maniera del tutto onesta, un piccolo sconto. Arriva il momento di fare rientro in camerata.

TAPPA 4: San Piero a Sieve-Firenze

Ultimo giorno, ultime fatiche sulla “Via degli Dei”. Oggi, come non mai, la voglia di mettersi in viaggio è tanta, volenterosi di giungere a Firenze. Tanti sono anche gli “acciacchi” accumulati in questi giorni di estremo dispendio fisico. Il calore trasmesso dal sorriso di Giulia (proprietaria dell’affittacamere) e dalle sue parole d’incoraggiamento, fornisce la dose necessaria di carica emotiva per riprendere il cammino. Biolko è costretto a fare i conti con l’incredibile numero di vesciche apparse, una dopo l’altra, sui suoi piedi. Le scarpe poco traspiranti diventano bersaglio del suo impeto. Fortunatamente, nella tappa odierna possiamo fare affidamento sulla “verve” agonistica di Federico. Lory invece, giudicando i suoni emessi dal suo stomaco, sembra un po’ costipato.
TENETE DURO CHE TRA UN PO’ SO CAZ..
“Imbocchiamo” la via principale di San Piero a Sieve. Come potrà mai iniziare il nostro quarto giorno?! Esatto! Con una salita! Comunque tra uno sfogo intestinale di Lory e qualche imprecazione di Biolko, giungiamo dapprima alla “Villa Medicea del Trebbio” (patrimonio UNESCO) e successivamente nei pressi di alcune case con una fonte d’acqua. Qui, un cartello appeso sul muretto ci colpisce particolarmente: “tenete duro che tra un po so caz..”
MONTESENARIO
Sali e scendi continui anzi, a dire il vero, più sali che scendi. Il caldo inizia a “spingere”. Il “grafico della sudorazione” raggiunge picchi importanti grazie a Federico che, col suo passo veloce, ci costringe agli straordinari. Il Santuario sembra non giungere mai, arriviamo perfino a dubitare della sua esistenza. Eppure, ci sembrava di aver letto, sulla guida, che l’ultima tappa fosse una leggera e alquanto continua, “planata” verso la meta. Ma cosi non è, anzi tutt’altro! Ora il significato delle parole, lette qualche chilometro prima sul cartello, vengono comprese a fondo. Quando le speranze sembrano abbandonarci, ecco apparire le porte, o meglio le sbarre, della struttura religiosa. Una fontana ci offre acqua fresca con la quale riempire le nostre “cisterne”. Apponiamo il timbro del Montesenario sulla credenziale, acquistiamo nel bar “cracker TUC” e ne mangiamo come se non ci fosse un domani. Con bocche e gole cementificate, dall’impasto “crackeroso”, approfittiamo della sosta per dare “aria ai piedi” (tenendo così lontane anche le mosche) e goderci qualche attimo di pace e tranquillità, trasudate da questo luogo fantastico.
FIESOLE E FIRENZE IN LONTANANZA
È tempo di rimettersi in viaggio, Firenze e il treno del rientro ci attendono. Come un’anguilla Federico sguscia via dal Santuario e noi, per non sfigurare, cerchiamo di seguirne il passo. Dal canto suo, da bravo professionista, sfoggia di tanto in tanto qualche barretta proteica, col fine di ricavarne la giusta quantità di energia per affrontare i chilometri di strada. Noi, come neanche i peggiori vacanzieri da Riviera, pecchiamo invece a livello tecnico-tattico. Proprio quando le batterie iniziano a rasentare il livello del minimo, uno spettacolo visivo si para dinnanzi ai nostri occhi. Dalla radura, appena raggiunta, ammiriamo in lontananza Fiesole e Firenze. Di fronte a tale spettacolo i muscoli si rafforzano e le gambe riprendono a vorticare velocemente. Acceleriamo senza accorgercene. Oramai ci siamo! Che soddisfazione enorme! Siamo partiti dalla Stazione Centrale di Bologna e ora la cupola, del Duomo di Firenze, fende l’orizzonte delle colline toscane.
E QUANDO SEMBRA CHE SIA FINITA, È PROPRIO ALLORA CHE COMINCIA LA SALITA
Eccola la meta! Sempre piu vicina. Sembra quasi di poterla toccare, allungando il braccio, con un dito.
Poi accade l’impensabile! Proprio in corrispondenza degli ultimi chilometri il percorso regala, in maniera alquanto crudele, uno scherzo del destino: la salita verso la cima di “Poggio Pratone”. Stanchi, mentalmente instabili e leggermente irascibili, riusciamo comunque a compiere l’ultimo lungo sforzo. Conquistata la “vetta” ci godiamo lo spettacolo visivo. Ora Firenze risplende davvero, nella sua maestosità, proprio sotto ai nostri occhi. Una vista incredibile, di quelle da cartolina!
PRANZO A FIESOLE
Raggiungiamo, dopo un tratto di strada asfaltata ed estremamente panoramica, uno dei sobborghi più esclusivi di tutta Firenze: Fiesole. Il Comune, turisticamente parlando, offre molte attrattive. Dal pittoresco centro storico al Palazzo Vescovile, dal Duomo agli scavi archeologici (costituiti dal tempio, dal teatro e dalle terme). Le poche forze rimaste e gli sforzi compiuti fino a questo punto del tragitto, c’invogliano solamente a cercare una trattoria nella quale consumare un pasto eccellente. Non che sia mai stata curata eccessivamente la parte “alimentazione sportiva”, ma stavolta esageriamo davvero. Se passate da queste parti, segnatevi questo nome: “osteria Vinandro“, non ve ne pentirete!
FIRENZE
Dopo l’ottimo pranzo decidiamo di rimetterci in cammino. Quest’ultimo tratto si rivela molto semplice, quasi fosse studiato apposta per garantire un accesso trionfale e spensierato nella città gigliata. I 7 Km rimanenti, per la maggior parte pianeggianti, ci conducono in pieno centro cittadino, costeggiando le rive dell’Arno. Superiamo il Duomo facendo prima una piccola sosta per ammirare la “cupola del Brunelleschi”, oggi ancor più incantevole del solito. Ripercorriamo, mentalmente, le tappe dei giorni scorsi. Tutti gli sforzi sono ampiamente ripagati. Ultimi passi. L’aumento spropositato dei turisti, che forma il solito “serpentone umano”, fa da sfondo al nostro ingresso trionfale in “Piazza della Signoria”. Nell’aria echeggia una e una sola canzone, autentica “disco hit-parade”: “Firenze Santa Maria Novella” di Pupo. O forse era solamente la nostra scarsa “sanità mentale” a echeggiare. In ogni caso, ecco l’ultimo timbro! Meritato “selfie-time” con Biolko e Lory. Ce l’abbiamo fatta! Missione compiuta!
Una schiacciata rigenerante “all’Antico Vinaio” (crudo, mozzarella e crema di pistacchio) per reintegrare i sali minerali e poi via, verso la stazione “Santa Maria Novella”. Il treno, del rientro, ci attende.

Dal testo alle immagini, ecco il video del trekking

 

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Crediti Foto: Venturelli Bruno

 

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