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Bloccata la puntata di questa sera di Falsissimo. La replica di Fabrizio Corona su Telegram: “Non mi fermo”
Il provvedimento cautelare ha imposto a Fabrizio Corona di rimuovere tutti i contenuti già pubblicati ritenuti diffamatori nei confronti di Alfonso Signorini vietandogli di diffondere ulteriore materiale sullo stesso tema
È arrivata come un fulmine a ciel sereno la decisione del Tribunale civile di Milano che ha di fatto stoppato la nuova puntata di Falsissimo, il format ideato e condotto da Fabrizio Corona su Instagram e altri canali social. Lo speciale serale dedicato ad Alfonso Signorini non andrà in onda, almeno non nella forma prevista, dopo che il giudice Roberto Pertile ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dal conduttore di Grande Fratello VIP e dal suo entourage legale. Il provvedimento cautelare impone a Corona di rimuovere tutti i contenuti già pubblicati ritenuti diffamatori nei confronti di Signorini e gli vieta di diffondere ulteriore materiale sullo stesso tema. In caso di violazione, è prevista una sanzione di 2.000 euro per ogni singola infrazione, oltre all’obbligo di oscuramento immediato. Il giudice ha motivato la scelta sottolineando come i post e i video di Corona non solo mancassero di prove concrete a supporto delle accuse, ma alimentassero una mera “curiosità per piccanti vicende sessuali” senza reali elementi di interesse pubblico.
La reazione di Fabrizio Corona su Telegram: “Non mi fermo”
Nonostante il colpo giudiziario, Fabrizio Corona non sembra intenzionato a mollare la presa. Dopo il provvedimento di inibitoria da parte del Tribunale civile di Milano, l’ex re dei paparazzi, attraverso il suo gruppo Telegram, ha fatto sapere che “Io non mi fermo, se oggi zittiscono me, ragazzi domani zittiscono voi”. E ancora: “Questo è il Paese dove i potenti si proteggono tra loro e il diritto di cronaca vale solo se non disturba. Condividete ovunque, fate casino, perché questa non è giustizia. È un sistema marcio”, ha scritto. “Stasera è in programma la puntata, come sapete. Notizia di tutti i giornali: un giudice mi diffida e mi censura mentre indago su fatti gravi. Gravi. Non una condanna. Non una smentita. Solo tanta, ma tanta paura della verità. Perché questa non è giustizia. È un sistema marcio. O facciamo rumore o ci seppelliscono nel silenzio che loro vogliono”.