Di Marta Scaccabarozzi

I Retrolove amano due cose: il rock e il cinema. Ce lo dimostrano nel loro nuovo disco Soundtrack e ce lo raccontano in questa intervista.

Ciao ragazzi! Benvenuti sul sito del MEI. “I Retrolove sono la droga che preferite, quella che si usa come una locomotiva per andare più veloci” Vi presentate così sulla vostra pagina Facebook. Spiegateci meglio in cosa consiste il vostro progetto.

Ciao sito del MEI! La frase che hai citato non ce la siamo inventata noi, ma ce l’ha cucita addosso il buon Philopat, ascoltando il nostro disco. È la frase a cui cerchiamo di restare fedeli, qualunque cosa facciamo. E quello che facciamo di solito è fare il rock’n’roll più sincero, sudato e suonato forte, senza troppi progetti.

 

“Soundtrack” è il vostro nuovo disco, disponibile dal 6 marzo scorso. Ascoltandolo si viene catapultati nell’epoca d’oro del rock’n’roll, quando a dettare lo stile e la moda musicale erano idoli come Iggy Pop e David Bowie. Raccontateci di questo lavoro.

Puoi dirlo forte! Forse quell’energia, quel corto circuito tra punk e grandioso songwriting, è arrivata a noi risalendo la corrente della musica dei ‘90 con cui siamo cresciuti.
In Soundtrack trovi un suono diretto, potente, marcatamente live associato a una scrittura che abbiamo voluto tenere più libera possibile.
Soundtrack per noi è il film che viene proiettato nel cinema senza schermo abbandonato alla fine del mondo.
Nove storie di genere, che si svolgono come flash tra il deserto e l’oceano.
Nove canzoni che attraversano luoghi in cui tutti siamo stati almeno una volta: quella Cadillac cabriolet lanciata su una striscia d’asfalto in “The price is set”, il bar di frontiera alla fine del mondo di The Man; tra le lapidi illuminate dai lampi di “She’s Alive” o sulle carlinghe scintillanti degli UFO di “Outer Space”.
Accomodatevi in ultima fila, chiudete gli occhi e godetevi lo spettacolo. 

Si capisce subito che il vostro immaginario tocca anche l’arte cinematografica. La copertina di “Soundtrack” è decisamente esplicativa e anche l’uso che fate delle grafiche e dei videoclip ne sono una prova inconfutabile. Quanto “cinema” c’è dentro le vostre canzoni? Quali le ispirazioni maggiori?

Quando abbiamo scelto i 9 pezzi che fanno parte dell’LP ci siamo accorti che hanno una cosa in comune: ognuno ha un mood, un carattere ben preciso, che ci riporta alla mente un genere cinematografico, hanno un che di narrativo. E allora prima che ai vinili abbiamo pensato ai double-feature dei cinema di periferia, alla Grindhouse per intenderci, dove con un biglietto ti vedevi due film.
La musica e il cinema hanno lo stesso potere di portarti in un altro mondo, dove le regole che conosci non esistono e se ne possono scrivere di nuove; anche quando sono mainstream hanno sempre una carica sovversiva per la mente di chi ascolta o guarda.
Siamo cresciuti negli anni ‘90, svezzati dal Lynch di Twin Peaks e scaraventati sulle strade di Tarantino, Kassowitz, Besson, Rodriguez…

Aggiungiamo che la cover dell’album è l’omaggio disinteressato di un maestro della fotografia che si chiama Kaupo Kikkas, il quale è stato l’unico a riuscire a fotografare il “cinema alla fine del mondo”, luogo reale che si trova nel deserto del Sinai, cinema mai utilizzato e lasciato all’abbandono. Non avremmo potuto pensare a una copertina più giusta.

 

In questo periodo particolare esibirsi dal vivo è quasi impossibile. Voi, per presentare dal vivo “Soundtrack” avete optato per una diretta Facebook che, a giudicare dai numeri, è andata decisamente bene. Come avete vissuto questa esperienza virtuale?

Non ti nascondiamo che ovviamente avevamo programmato un po’ di live. E dopo che hai sudato per far uscire un disco, non vedi l’ora di sudare suonandolo dal vivo con tutti i decibel che hai. L’idea di non poterlo fare per colpa di un virus ci ha fatto davvero incazzare. Così ci è venuto in mente di fare lo stesso un live, ma di andare noi a casa delle persone grazie a una diretta Facebook. Siamo riusciti a organizzarlo grazie all’aiuto di persone stupende come Larsen Premoli e ai suoi Reclab studios, dove tra l’altro è stato creato tutto Soundtrack. Come hai detto tu, i numeri sono stati una figata e continuano a crescere ora sul video. E vuoi sapere una cosa assurda? Per qualche istante durante il live, avevi la sensazione che fossero lì davvero le persone a ballare e sudare con noi.

Ultima domanda: in Italia l’underground è ricco di band che propongono rock e in generale musica alternativa. Ci fate i nomi di quelle band, magari sconosciute ai più, che a vostro avviso meritano di essere ascoltate?

L’underground è fin troppo ricco di proposte e purtroppo molto povero di coesione nella gran parte dei casi, per cui possiamo citare alcuni artisti con cui abbiamo trovato tanto un feeling musicale quanto umano: in abito rock di area milanese senz’altro Marlon, Infrared, Nasby & Crosh, Slut Machine, Black, Siveral, Electric Ballroom. Allargando il campo diamo una menzione progetto RedNeko Plane di Marco Scipione, grandissimo sassofonista che ci ha regalato un solo sull’album.

 

 

 

Leggi qui l’articolo originale sul sito del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti.

 

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