Di Marta Scaccabarozzi

Non esageriamo nel dire che Michele Fazio è un’eccellenza italiana. Il pianista Jazz, noto anche per le colonne sonore firmate per Sergio Rubini, è apprezzato dalla critica internazionale e amato dal pubblico. Abbiamo avuto il piacere di fargli alcune domande in occasione della release di “Free”, il nuovo disco che vede la partecipazione straordinaria di Fabrizio Bosso e Aska Kaneko.

Ciao Michele e benvenuto sul sito del MEI. Hai recentemente pubblicato il tuo nuovo disco “Free”. Come ti senti?

 

Grazie a voi per l’intervista, direi che sono soddisfatto di aver fatto uscire questo disco nel 2020 nonostante il disastro che stiamo vivendo. Penso che sia fondamentale rimanere a galla per chi fa questo mestiere, del resto quell’immagine finale del film Titanic e i musicisti che suonano fino alla fine e’ emblematico.

 

“Free” si sviluppa su undici brani originali. Come sono nati?

 

Queste composizioni sono nate strada facendo in questi ultimi 3 anni. Sono state intuizioni, come sempre succede per quanto mi riguarda, che nel tempo ho sviluppato e sviscerato fino a trovare la forma giusta. Spesso può bastare sedersi al pianoforte ed avere un idea ma e’ la fase successiva la parte più interessante e forse più complicata.

 

In tracklist anche una sensazionale e struggente reinterpretazione di “Nel blù dipinto di blù”. Cosa ti lega a questo classico della musica italiana?

 

Intanto Ti ringrazio per il “sensazionale”, Io e Mario Caccia di Abeat Records avevamo pensato di fare una versione di un brano italiano conosciuto nel mondo. E io ho scelto questa canzone per dei legami fondamentali : la Puglia, la grandezza artistica di Domenico Modugno e soprattutto la bellezza di questa canzone che io ho sempre immaginato più intima e con una nota di malinconia più profonda e intensa.

Non è stato semplice per me arrivare ad una forma giusta di espressione ed e’ stato il pezzo più difficile da realizzare.

 

Special guests Fabrizio Bosso alla tromba e della Giapponese Aska Kaneko. Ci racconti come è stato lavorare con loro e che clima si è creato in studio di registrazione?

 

Con Fabrizio e’ stato un ritrovarsi dopo 20 anni, eravamo più giovani suonavamo spesso insieme e tutti noi sapevamo che lui sarebbe diventato un musicista internazionale ed il genio che e’ ora. E’ stato emozionante ritrovarsi e suonare insieme, come se questo tempo non fosse mai passato. Aska Kaneko invece l’ho conosciuta un ora prima di registrare ma la conoscevo bene come artista. Ti assicuro che suonare con lei produce emozioni che non possono essere raccontate se non vissute, la sua grande arte sul violino ti appare subito e ti sgomenta per la sua grande forza e intensità.

 

Facciamo un salto indietro nel tempo. Il primo ricordo che hai legato alla musica?

 

Non ricordo così chiaramente il mio passato un po’ per predisposizione un po’ perché mi piace più pensare al presente. Però un momento che credo mi abbia cambiato il modo di vedere la musica e che forse è stato il momento decisivo e’ stato a 16 anni quando ho ascoltato “The Koln concert” di Keith Jarrett.

 

Ed ora viaggiamo nel futuro. Su quale palco, appena sarà possibile, vorresti suonare dal vivo “Free”?

 

Vorrei suonare in un Teatro perché credo sia il posto più bello e più ispiratore per qualsiasi musicista. Ma posso dire che ho provato grande emozione anche quando ho suonato al Blue Note di Milano, e spero di ripartire proprio da quel luogo.

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Crediti foto: LaPresse


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