Di Roberta Giallo

Tutto finirà.
Non può piovere per sempre.
Ma questo non significa rassegnarsi: ovvero, smettere di far presente a chi governa questo paese malato e dolorante, che qualcosa deve e può essere fatto, a vantaggio di tutti, a tutela di tutti, a protezione di tutti.
Perciò non mi taccio.
Quelli che stiamo vivendo, sono i giorni più bui e tristi che io abbia mai visto per la salute, la cultura, la musica, e la vita sociale del mio paese; per il teatro, per la danza, per tutti gli spettacoli dal vivo.
E sono certamente giorni bui anche per la scuola, per i bar, per le palestre…
Giorni bui per tutti, non solo “per noi che sappiamo intrattenere e divertire”: un’affilata e pesantissima spada di Damocle pesa sulla nostra categoria, ma più in generale sull’Italia, e ancora più universalmente, sul mondo, senza voler
essere apocalittici, ma semplicemente riportando i fatti sui quali poi i Media spesso ricamano, infausti, per ingigantire il dolore e la paura, come se non fossero già abbastanza “giganti” di per sé.
Sono questi giorni destabilizzanti anche per me, che sono una cantautrice e amo scrivere di musica, e in questo momento, in tutta onestà, faccio davvero fatica a trovare la giusta concentrazione per raccontarvi di una canzone o di un album, in modo sentito.
E, sia chiaro, non perché non ce ne siano: ho promesso da tempo di recensire l’album suggestivo di Rosella Seno, mi piacerebbe tornare a parlarvi di Agnese Valle che coraggiosamente ha messo alla luce “Ristrutturazioni”
giorni fa, e poter dire quanto Pino Marino abbia azzeccato il titolo e il mood del suo ultimo album “Tilt”, parlandovi del suo primo singolo estratto, “Calcutta”…
Ne avrei di cose da dire, di canzoni da raccontare, secondo le mie percezioni e il mio punto di vista.
Ma, davvero, pur sentendo e percependo tanta bellezza in mezzo a questo fango che ci avviluppa impietoso, (la Bellezza trova sempre un modo per raggiungerci e offrirsi come dono) io, oggi, per un fatto che sento morale ed etico insieme, mi sento spinta quasi ad inscenare una sorta di sciopero-lampo, non recensendo nessuno, ma insistendo sulle urgenti richieste che insieme a “Stage!” abbiamo redatto insieme, noi artisti e addetti ai lavori del mondo della cultura e dello spettacolo in genere, per aprire almeno un tavolo, un dialogo, che porti a dei risultati concreti e tempestivi.
Almeno oggi, sento che è giusto battere ancora questo chiodo, rinunciare al bello per andare nella direzione di una tensione morale che mira alla praticità, al dialogo con chi ci governa, nel tentativo di ottenere ciò che a noi sembra giusto.
Vi prometto che ad un certo punto mi sentirò autorizzata a trascurare la narrazione di questo acquazzone interminabile, e tornerò ad occuparmi di buona musica con la speranza di infondere speranza e luce nei vostri cuori; ma oggi, ripeto, la priorità va alle richieste che la nostra categoria ha avuto il diritto e il dovere di fare per salvaguardare la nostra dignità di cittadini, esseri sociali, e umani, di quello che definiscono “un paese avanzato”, costituzionalmente, socialmente, culturalmente,  e ultimamente pare, “tecnologicamente”…
Ecco, io credo che oggi, martedì 27 ottobre 2020, la mia serietà consista proprio nel non tradire questo mio stato d’animo, e nel riportarvi le parole inviate al Primo Ministro, con le quali chiediamo di non essere abbandonati a noi stessi e aiuti tempestivi.
<< Preg. Mo Presidente del Consiglio,
la presente in nome e per conto di StaGe!, un coordinamento formato da innumerevoli realtà nazionali del settore dello spettacolo dal vivo in rappresentanza di circa 50 mila operatori del comparto, al fine di esporre le nostre rimostranze circa il ventilato contenuto del nuovo Dpcm.
In particolare, ci si riferisce alla paventata sospensione
– degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto
– delle attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso
– dell’attività di ristorazione (e conseguentemente delle attività di trattenimento che ivi si svolgono) le domeniche e i giorni festivi, attività consentite, durante gli altri giorni dalle 5 alle 18.
È lapalissiano come l’adozione di siffatte limitazioni vada a sancire in maniera definitiva, e ingiusta (lo si consenta), la morte di un settore già allo stremo per aver pagato più degli altri le conseguenze della crisi.
Una statistica di pochi giorni addietro fotografa i luoghi dello spettacolo come luoghi sicuri: solo un caso di Covid, fra giugno e ottobre, su circa trecentocinquantamila spettatori (Agis).
E non v’è da stupirsi: posto che gli operatori della filiera durante il lockdown si sono trovati, improvvisamente, sul lastrico, alla possibilità di ripartenza hanno adottato con estrema scrupolosità ogni misura precauzionale per non ripiombare nell’abisso dell’impossibilità di lavorare e conseguentemente di ottenere risorse atte a soddisfare i bisogni essenziali delle proprie famiglie.
Sforzi questi che, invece di essere stati apprezzati e presi a modello, non vengono oggi (qualora venissero emanate le restrizioni di cui sopra) presi in considerazione alcuna.
Il biasimo assume, se possibile, maggior intensità se si paragonano le restrizioni imposte alla filiera dello spettacolo dal vivo ad altre.
In questi mesi, a fronte delle limitazioni subite dal nostro settore, abbiamo assistito alla totale mancanza di distanziamento sociale in altri, ad esempio, in quello dei trasporti: aerei, treni, autobus pieni.
Ancora, sembrerebbe restino consentite le fiere nazionali ed internazionali.
Ci si chiede allora quale sia ratio. Il maggior investimento per il loro allestimento? Il coinvolgimento di partner esteri?
Perché forse la morte economica di diverse di migliaia di micro-piccole – medie imprese italiane, e conseguentemente delle famiglie che in esse trovano sostentamento (parliamo di un indotto che, indirettamente, coinvolge circa 500 mila operatori) non è altrettanto valido?
Siamo consapevoli della gravità determinata dalla rapida espansione dei contagi, crediamo che il diritto alla salute vada salvaguardato con ogni strumento e siamo pronti, oggi più che mai, ad adottare qualunque accorgimento necessario. Pur tuttavia, riteniamo, per le ragioni già spiegate, che le misure di cui sopra siano inefficaci nella lotta contro il virus. Siamo certi, invece, che avvierebbero un processo irreversibile di morte della stragrande maggioranza delle imprese di settore.
Concludendo, si chiede di attenzionare le tematiche poste in evidenza, e per l’effetto
 –  consentire lo svolgimento delle attività di spettacolo.
-parametrare il numero di partecipanti proporzionalmente alla grandezza del luogo in cui tali attività si svolgono.
– consentire l’apertura dei locali, e delle attività di trattenimento che ivi si svolgono, fino alle 24.
Chiediamo, quindi, di essere messi in grado di esercitare il diritto, fondamentale, al lavoro, così come consentito ad altre categorie. In subordine, nella malaugurata ipotesi di adozione delle misure succitate, chiediamo di attivare tutti gli strumenti in grado di garantire alle imprese della filiera, agli artisti e operatori che in qualunque veste ne fanno parte, adeguate condizioni di sopravvivenza e ciò a far data marzo 2020 e almeno fino alla fine dell’emergenza.
Faenza, 25 ottobre 2020>>
– StaGe Coordinamento Musica e Spettacolo Indipendente ed Emergente
Un abbraccio virtuale a tutti i lettori, ricordandovi che tutto questo un giorno finirà e che Martedì prossimo tornerà Musica In Giallo, sempre su MeiWeb.

Chiudo con il più celebre “SOS” di tutti i tempi…

 

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Roberta Giallo

 

Laureata in Scienze Filosofiche, Roberta Giallo è cantautrice, autrice, performer, pittrice etc. Si definisce un “ufo” o “un’aliena perennemente in viaggio”.

Ha già scritto di musica per Vinile e All music Italia. Musica in Giallo è la sua prima rubrica musicale per MeiWeb.

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Musica in Giallo

ultimo aggiornamento: 27-10-2020


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