di Alessandra Bisanti

La condizione di sospensione temporanea dell’ordinaria quotidianità che stiamo attraversando ci ha costretto, oltre che a condividere spazi e tempi dilatati, a rivedere le nostre abituali modalità di relazione con le figure significative del nucleo familiare.

In particolare, la dimensione temporale di permanenza nelle nostre abitazioni ha costretto molti genitori a trascorrere gran parte della giornata con i propri figli, condizione che, in situazioni di normalità, avviene prevalentemente in occasione del fine settimana o delle ferie degli adulti.

Ed è così che in numerose famiglie molte coppie genitoriali si sono ritrovate a riconsiderare i propri rapporti e a riflettere sugli stili comunicativi adottati  per comunicare con i ragazzi in base alla fascia di età a cui appartengono.

A tale forzatura, dovuta alla singolare circostanza creata dal Coronavirus, si è aggiunta purtroppo la riflessione necessaria e dovuta scaturita dall’aver appreso una recente notizia di cronaca nera.

In tale sfortunata realtà la relazione, già precedentemente disfunzionale, perché caratterizzata dallo stile comunicativo aggressivo nella diade madre figlio, è sfociata, in un momento di tensione ed isolamento sociale come quello che viviamo, in un agito di esasperata violenza da parte del figlio.

Tale  episodio, in cui la donna  purtroppo ha perso la vita, si è  contraddistinto per  l’estrema crudeltà e freddezza umana.

E’ evidente che, in questo delicato spazio esistenziale, ogni forma di incomprensione sotterranea o manifesta che caratterizza il nostro stare  insieme e le nostre relazioni interpersonali trova l’humus adatto per palesarsi e magari ingigantirsi.

Si assiste, dunque, ad un cambiamento significativo in due direzioni che vede i legami affettivi e gli stili comunicativi funzionali e positivi farsi ancora più intensi ed appaganti, mentre quelli già in precedenza compromessi diventare sempre più frustranti e malsani perché suscitano sensazioni di solitudine, incomprensione e rabbia.

Nella prima situazione la condizione di vicinanza fisica ed emotiva ci permette di sintonizzarci maggiormente sulle frequenze emotive di chi abbiamo accanto, condividendone apprensioni ed interrogativi esistenziali del momento che stiamo attraversando.

Tali incertezze derivanti dalla percezione e consapevolezza della nostra vulnerabilità non fanno altro che accrescere il calore umano e lo stile comunicativo empatico e positivo,  basato sul riconoscimento dell’importanza delle persone care e della loro indispensabilità nelle nostre esistenze.

In questo clima i bambini e gli adolescenti trovano conforto rispetto all’angoscia che devono affrontare e gestire, consci del fatto che i propri genitori rappresentino un porto sicuro ed  accogliente in grado di contenere ogni sfumatura emotiva, legata alla tensione prodotta dalla paura del contagio del virus.

Nei casi in cui, invece, la comunicazione sia già compromessa e contraddistinta da stili svalutanti, passivo aggressivi  o manipolativi ecco che la quotidianità nell’ambito delle mura domestiche diventa una vera e propria gabbia per la nostra anima, costretta a sperimentare sfumature emotive negative,  personali ed indicibili  che vanno dalla rabbia alla frustrazione, alla tristezza.

Tali vissuti emotivi, in casi eccezionali, possono spingere ad azioni di violenza auto ed eterodiretta.

Questa circostanza dovrebbe indurci a riconsiderare le dinamiche familiari e gli stili comunicativi che abitualmente  utilizziamo per entrare in connessione con i nostri cari e che spesso risentono delle condizioni legate allo stress lavorativo, alla mancanza di tempo a nostra disposizione a al conseguente venir meno delle energie psicofisiche.

Da anni è ormai nota  l’importanza e  l’impatto che l’uso delle parole ha sulle nostre relazioni interpersonali che possono creare o, al contrario, distruggere legami significativi in modo talvolta irreversibile.

Spesso, quindi, comunicare con chi abbiamo vicino diventa una vera e propria sfida e, in alcune condizioni, si crea una barriera tra noi e l’interlocutore che fa sì che la nostra intenzione comunicativa e il messaggio non giungano correttamente al destinatario.

Ciò accade perché spesso diamo per scontato, facciamo ipotesi sul pensiero degli altri, non ascoltiamo attivamente o semplicemente siamo troppo centrati su noi stessi.

È questa l’occasione irripetibile per dedicarci alla comprensione e all’ascolto empatico dell’altro con il fine di alimentare la condivisione di pensieri e sentimenti e di rendere più sano ed armonioso il nostro vivere in famiglia, in particolar modo ai tempi del Coronavirus.

Alessandra Bisanti, Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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Crediti Foto: LaPresse


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