Era il 1988 quando Gunther Holtorf decise di licenziarsi e godersi la vita, sfruttando i tanti risparmi accumulati durante gli anni di lavoro come dirigente Lufthansa. In compagnia della moglie Christine, partirono per un viaggio con l’intento di visitare la campagna africana. La coppia, originariamente, aveva previsto di trascorrere “solamente” diciotto mesi lontano da casa e attraversare il continente nero a bordo della loro Mercedes G Wagon, soprannominata “Otto” e motorizzata con lo storico “300 D”. 26 anni, 177 Paesi e 550 mila miglia (885.139 Km) furono invece i dati reali nei quali la loro impresa si rispecchiò. Un pellegrinaggio continuo, interrotto solamente da piccoli periodi di riposo.

Viaggiare per “semplice” svago

Il muro di Berlino non era ancora caduto e la tecnologia, in particolare quella dei social media, ancora non esisteva. L’avventura quindi, seppur straordinaria, non ebbe l’impatto mediatico che avrebbe invece riscosso al giorno d’oggi. Nessuna sponsorizzazione o pubblicità, la coppia viaggiò puramente per svago, determinata a vedere gran parte del Pianeta e vivere insieme il loro amore. Quasi tre decenni di viaggio vissuti all’interno dell’auto, loro autentica compagna di viaggio, e guidando attraverso scenari incredibili. Le dune di sabbia del Sahara, le strade delle principali capitali europee, i tempi buddisti dell’Asia e perfino in zone di guerra come quelle irachene. Di notte la coppia dormiva nel proprio veicolo, mentre per i pasti si affidava al fornello a gas. Lusso e sfarzo completamente dimenticati, così pure alcune comodità che oggi diamo per scontate. La loro doccia, per molto tempo, fu una bottiglia agganciata alla Mercedes.

“Più viaggi, più ti rendi conto di quanto poco hai visto”.

La scomparsa di Christine

Christine è scomparsa nel 2010. Gunther ha continuato a viaggiare anche a suo nome, portando la foto della sua defunta moglie appesa allo specchietto retrovisore.

“Mi ha detto che non sarebbe cambiato nulla, che sarebbe stata sul sedile del passeggero vicino a me come aveva sempre fatto”.

“Otto” il fuoristrada e il viaggio

La fedele autovettura non si è mai rotta, nessun problema nemmeno sulle strade più impegnative. La leggendaria automobile riposa oggi al museo Mercedes di Stoccarda.

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“Quando la gente mi fa i complimenti, io dico che i meriti sono di Otto. La robustezza e l’affidabilità di questa vettura sono assolutamente stupefacenti“.

“Otto è stata la nostra casa lontano da casa. Il motore non si è mai fermato una sola volta”.

Dopo l’Africa, la coppia imbarcò il fuoristrada su una nave cargo in direzione Stati Uniti. Successivamente raggiunsero il Circolo Polare Artico e l’Australia. Visitarono poi il continente asiatico, spingendosi fino ai piedi dell’Himalaya. Giunsero in Iraq in tempo di guerra, vennero invitati da Raul Castro a Cuba e furono i primi occidentali ad ottenere il permesso di attraversare, in auto, la Corea del Nord.

Il ritorno a casa dopo 890.000 km

Nel 2014, dopo 26 anni on the road, Gunther è tornato in Germania, dove è stato accolto come un eroe. 

“Mi sono sentito un po’ triste, diciamo che avevo gli occhi pieni di lacrime. Dopo 26 anni era il mio ultimo giorno con Otto“.

“Potersi svegliare ogni giorno e decidere cosa fare sul momento era il massimo. Ci siamo davvero goduti quel periodo”.

“Viaggiare è possibile per chiunque, basta sapere come muoversi spendendo poco”.

“Le spese maggiori, che affronta un viaggiatore medio, sono destinate a ristoranti e alberghi. Evitale entrambe!”.

“Dormi in macchina e prepara il cibo comprando gli ingredienti localmente. I nostri costi sono stati solo due: la benzina e le navi cargo per spostare Otto da un continente all’altro”.

Viaggio indimenticabile

Gunther ha deciso di fermarsi definitivamente. Dopo aver detto addio alla moglie e a “Otto”, ha deciso di godersi la vecchiaia nella tranquillità di un paesino bavarese. Dice di essere in pace con se stesso dopo tutti questi anni on the road e di voler scrivere un libro sullo straordinario viaggio che intraprese con la moglie. Passerà il resto della sua vita accarezzando i ricordi di un’ avventura leggendaria. Nonostante questa esperienza incredibile, non se la sente di dare lezioni di vita agli altri. Il viaggio rende umili, come dice lui stesso.

<< Come mai è rientrato a casa signor Gunther?>>

<< Avevo finito il mondo!>>

E voi? Sareste pronti a vivere un’esperienza di questo tipo?

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Crediti Foto: LaPresse

 


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