Nada Cella aveva con sé una borsa il giorno che fu uccisa nell’ufficio del commercialista Marco Soracco a Chiavari il 6 maggio 1996. La ragazza, ferocemente colpita al capo e al volto, è stata trovata ancora viva, proprio dal commercialista, in un lago di sangue mentre emetteva gli ultimi esili lamenti ed è morta in ospedale senza riuscire a dire chi l’avesse aggredita. Il genetista che segue il caso, Gaetano Giardina, lo stesso che identificò l’assassino di Yara Gambirasio, ha chiesto tre settimane in più di tempo per analizzare il reperto che di fatto era già stato analizzato nel 96′ ma senza le tecniche di cui possiamo usufruire oggi.

Il ritrovamento da parte della mamma della vittima nella casa di campagna, non è dunque un nuovo reperto, in quanto era già stato analizzato tanti anni fa, quando ancora non c’erano tecniche d’avanguardia. Tuttavia, quella borsa sembrava poi nel tempo misteriosamente scomparsa, sino a che la madre di Nada, Silvana Smaniotto, l’ha ritrovata due settimane fa nella casa di campagna di Alpepiana, nell’entroterra, e l’ha consegnata alla squadra mobile.

Ad attendere l’esito della perizia è soprattutto lei, Anna Lucia Cecere, indagata per la seconda volta per l’omicidio perché si è scoperto solo ora, che 26 anni fa, in casa sua i carabinieri avevano sequestrato due bottoni uguali a quello trovato dalla polizia sulla scena del crimine.

La madre di Nada ripone tutte le sue speranze nel ritrovamento di questa borsa: “Ho atteso 26 anni, aspetterò altre due settimane, questa è l’ultima speranza che mi rimasta per scoprire chi ha ucciso Nada“.


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