Di Marta Scaccabarozzi

Filippo Macchiarelli non lascia nulla al caso e lo dimostra nel nuovo disco “Il vento è fuori”, recentemente pubblicato per Abeat Records. Abbiamo incontrato il bassista per parlare di queste nuove tracce.

Ciao Filippo! Partiamo subito forte: “Il vento è fuori” è il tuo nuovo disco ed è bellissimo! Come è nato?

 

Ciao! Beh vi dirò…è una domanda molto personale visto che tutto il disco è un estratto di momenti di vita molto personali e talvolta intimi. Sono come delle foto istantanee di vita, scritti in momenti differenti, si legano ad eventi importanti, a persone che hanno lasciato un segno dentro di me, a situazioni che mi hanno fatto crescere come uomo. Come ad esempio la nascita di mio figlio Sirio, che tra l’altro ha inventato la filastrocca che poi ho arrangiato nel disco: ascoltate il brano Pola pola e capirete! Sai, quando qualcuno non è bravo con le parole usa qualcos’altro per esprimere e comunicare, ed è quello che ho fatto. Ho usato il linguaggio che mi è più consono: la musica.

 

 

In che modo hai scelto i musicisti che ti accompagnano in questo lavoro?

 

Avevo necessità di musicisti che sapessero valorizzare al meglio le musiche che stavano prendendo forma nella mia testa.  La scelta di un quintetto con due fiati, pianoforte e batteriami ispirava molto per le possibilità timbriche e contrappuntistiche; per quanto riguarda Emilio Marinelli, Simone La Maida e Massimo Morganti non ho avuto dubbi,

partendo dal fatto che già mi conoscevano e avrebbero saputo interpretare al meglio le mie idee. Così li ho contattati, chiedendo se fossero stati disponibili a registrare un disco di mie composizioni… ed è andata bene! Non ero ancora sicuro sulla scelta del batterista, così Simone mi ha suggerito Greg Hutchinson. L’ho chiamato ed ha accettato la mia proposta. Alla fine era proprio il quintetto che sognavo!

 

Quando si parla di jazz ci immaginiamo che il processo creativo e poi il lavoro in studio di registrazione sia sempre qualche cosa si particolarmente magico. Ti va di raccontarci come è andata con queste tracce?

 

Approcciandomi a molti generi musicali, negli anni ho lentamente maturato la consapevolezza che il jazz era il mezzo a me più consono per esprimermi in senso compositivo. Essendo ricco di contaminazioni mi ha permesso di sviluppare una scrittura personale che ho lentamente canalizzato all’interno dei brani del disco. E’ stato un processo lento: a volte registravo dei temi cantando al telefono che poi trascrivevo e armonizzavo al pianoforte; oppure mentre correvo sul lungomare di Senigallia mi creavo in mente il canovaccio di un brano, l’ossatura sulla quale costruire alcuni episodi melodici che precedentemente avevo ideato; in altri casi sono ripartito da temi scritti anche un anno prima, lasciati su un foglio sopra il pianoforte e ripresi e arrangiati in mezza giornata. Insomma…un vero e proprio marasma emotivo! Credo che si percepisca tutto ciò. Penso non sia una musica molto intuitiva al primo ascolto, proprio perché molti dei brani sono nati in un continuo sovrapporsi di sentimenti, emozioni e pensieri talvolta tormentati.

E’ questo il motivo per cui mi sono affidato a musicisti così raffinati, che sapessero immediatamente captare ed arricchire con la loro sensibilità la mia musica. Abbiamo fatto un lavoro di preparazione in circa 3-4 prove e poi siamo andati in studio, dove ci ha raggiunto Greg che si era studiato precedentemente i brani. In due giorni abbiamo registrato tutto, siamo stati dei cyborg!!! L’ultimo giorno mi hanno letteralmente cacciato dallo studio a mezzanotte!

 

Il tuo sound è molto particolare e meticoloso, in senso positivo ovviamente. Si percepisce una cura incredibile in ogni dettaglio. Non solo nella musica ma anche nell’immagine e nella comunicazione. Ti reputi un perfezionista?

 

Si, la mia compagna me lo dice sempre, che sono un gran rompipalle! Perché non mi accontento mai, ricerco sempre la perfezione e questo so per certo essere un limite, specialmente nell’arte. Tuttavia non posso distaccarmi dalla ricerca costante, dallo studio e soprattutto quando si tratta di scrivere voglio che quell’idea, quel colore, quell’atmosfera che ho in mente si realizzi in modo nitido. Come avrai notato, anche l’aspetto grafico del disco l’ho gestito nei minimi particolari: ho ideato un concept grafico, curando scrupolosamente ogni aspetto delle immagini.

 

Nel 2021 i giovani si avvicinano alla musica, e magari iniziano anche a farla, attraverso il computer e lo smartphone. Come convinceresti un ragazzino ad imparare a suonare uno strumento, magari il basso?

 

Non so se convincerei un ragazzino a suonare uno strumento o addirittura il basso, o meglio, non so se ci riuscirei. Quello che farei sicuramente, con i mezzi che abbiamo oggi, è mostrargli le infinite possibilità espressive che l’arte, la musica, l’immagine e il teatro possono offrire. Con mio figlio è stato così: a 2 anni gli ho fatto sentire La sagra della primavera di Stravinsky, poi sono passato a Fantasia alla scena dei dinosauri, per fargli vedere quella musica abbinata ad un cartone animato. Ogni volta che lo ascoltavamo in macchina a tutto volume e arrivava la scena del T-rexiniziavamo ad urlare come dei pazzi! Con i bambini è facile, basta saper mostrar loro che a volte non serve una tecnica artistica con dei canoni classici per potersi esprimere: in una quarta elementare quest’anno sono finito a parlare di Pollock, ho fatto vedere loro dei filmati, spiegando come i suoi erano dei sogni, delle immagini interiori schizzate con forza su una tela. Ci hanno provato anche loro edalcuni hanno creato dei veri capolavori a mio avviso.

Perciò credo sia importante,più che consigliare uno strumento, fare quello che mio padre ha fatto con me: farmi innamorare della musica, di qualsiasi genere essa sia.

 

Ti salutiamo ringraziandoti per il tuo tempo e chiedendo di dirci quali saranno i tuoi prossimi passi.

 

Al momento sto abbozzando del nuovo materiale per il quintetto e oltre a questo è già prevista l’uscita in autunno di un nuovo disco in duo, contrabbasso e pianoforte; per quanto riguarda i live finalmente  qualcosa si sta muovendo, quindi aspetto di rivedervi al prossimo concerto…mi raccomando! Vi ringrazio, a prestissimo, ciao!

 

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Crediti foto: Mei

 


Rubrica, TalentONE. Andrea Innesto, Le Endrigo, Bianca, Andrea Dessì, Francesco Maria Gallo

Giornalista 26enne ha un rapporto durante un servizio in un club per scambisti: “L’ho fatto per conquistare la loro fiducia”