Quando pensate ad uno dei simboli dell’Italia nel mondo, cosa vi viene in mente?

Vi lascio un indizio… è “su due ruote”, apparsa in moltissimi film cult, amatissima anche all’estero. Il suo motore (e il suo nome) sono musica per le nostre orecchie, letteralmente: infatti le è stata dedicata anche una delle hit degli ultimi due decenni…Sì, è lei: la VESPA! E oggi Indie-gesta inizia con voi un viaggio in quattro puntate attraverso storia, immagini d’archivio, cinema e musica con l’Icona che quest’anno compie i ruggenti 75 anni, portati alla grande!

Vespe truccate anni ’60

Girano in centro sfiorando i 90

Rosse di fuoco, comincia la danza

Di frecce con dietro attaccata una targa

Dammi una Special, l’estate che avanza

Dammi una Vespa e ti porto in vacanza

Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi

Se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi

Ma quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi

Se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi

– Lunapop, 50 Special, dall’album “…Squérez?”, discografica Universo, 1999

Cantava nel 1999 un Cesare Cremonini poco più che adolescente, frontman e fondatore della band Lùnapop, diventato cantautore e compositore di fama internazionale, re degli stadi sold-out, poeta introspettivo e pianista eccezionale. Chissà se quell’estate del 1999, poco prima della sua maturità al Liceo Sabin di Bologna, si era reso conto di aver scritto una hit con molti degli slogan di cui era portavoce l’iconica “Vespa”. Questa canzone è un inno all’amore per la 50 Special simbolo di spensieratezza e libertà per studenti e non solo.

 

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Iniziamo oggi il nostro viaggio nella Storia di un’Icona a due ruote, con un esempio musicale ormai universalmente riconoscibile. Quello era il mezzo con cui davvero Cesare liceale scorrazzava sui colli bolognesi, tra amicizie, primi amori estivi, e l’adrenalina degli esami di maturità, raccontati anche nel romanzo generazionale “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, 1994, del concittadino Enrico Brizzi, a cui Cremonini si è ispirato. La Vespa svetta nella copertina del singolo ed è protagonista di un coloratissimo e surreale videoclip, quando ancora non esistevano YouTube e altre piattaforme online. Per vederli dovevamo attendere i canali musicali dedicati, l’attenzione al videoclip era massima, ben oltre i 15/30 sec che ora ha lo spettatore medio (si dovrebbe infatti aprire un’ulteriore parentesi riguardo all’ab-uso nevrotico dei social oggi, con i timing dei post e stories già preimpostati sui 15 secondi). E proprio a bordo di quella stessa Vespa Cesare nel ’99 andrà ad ammirare emozionato le prime copie del suo disco, in vendita in un noto centro commerciale di Bologna.

Dal racconto dello studente cantante bolognese passiamo ad un’avvincente storia estiva su due ruote, di 46 anni prima, che poi diventò leggenda: Roman Holiday (Vacanze Romane, regia di William Wyler)!

In questo caso il modello era una Vespa 125 V31T del 1952, ribattezzato «faro basso» perché il fanale era posizionato sul parafango. Qui la Vespa diventa una vera e propria co-protagonista della pellicola.

La scena di Audrey Hepburn e Gregory Peck a cavallo del primo modello di Vespa nasconde un paradigma di quello che possiamo chiamare un product placement molto peculiare: l’idea di inserire la Vespa in Vacanze Romane (1953) fu proprio di Enrico Piaggio, figlio di Rinaldo, fondatore di Piaggio & C., che convinse i produttori e il regista William Wyler a utilizzarla poiché nello script originale Gregory Peck e Audrey Hepburn avrebbero dovuto spostarsi per Roma con un calesse. La lungimiranza di Enrico Piaggio, dal punto di vista del marketing, si realizza in un barter product placement, cioè fornitura di un prodotto senza scambio di budget, esclusivamente a fini artistici. Da lì, la fortunata conseguenza di vedere  la “nostra” Vespa diventare un simbolo, non solo italiano, di spensieratezza e romanticismo.

LA STORIA, PRIMA DI TUTTO

La storia della Vespa è davvero affascinante. Nell’immediato dopoguerra,1946, nasce la prima Vespa Piaggio, “98cc”. La Società Piaggio esisteva però già da tempo: fondata a Genova nel 1884 dal giovanissimo Rinaldo Piaggio, era specializzata in arredamenti navali per poi estendere la propria attività alla costruzione di carrozze e vagoni ferroviari, motori, tram e carrozzerie speciali per autocarri.

Con la prima guerra mondiale, Piaggio entra nel settore aeronautico, in cui opererà per lungo tempo: produce idrovolanti e aeroplani e nel 1917 acquisisce una fabbrica di aerei a Pisa. Quattro anni dopo fonda un piccolo stabilimento a Pontedera (Pisa) che è poi divenuto il centro della produzione aeronautica di Piaggio: eliche, motori, aerei e l’avanzatissimo Piaggio P108 nelle versioni passeggeri e bombardiere. In seguito, negli anni prima della Seconda Guerra Mondiale, e durante tutto il conflitto, Piaggio è uno dei maggiori produttori italiani di aerei. Proprio per questo gli stabilimenti di Genova, Finale Ligure e Pontedera escono distrutti dalla guerra in quanto obiettivi strategici militari.

I figli di Rinaldo Piaggio, Enrico e Armando, avviarono la nuova produzione industriale. Enrico in particolare, si occupò di ricostruire il grande stabilimento di Pontedera, che ancora oggi è l’Headquarter della produzione, recuperando parte dei macchinari. Enrico Piaggio optò per una totale riconversione industriale, puntando sulla mobilità individuale, nonostante il disastroso scenario postbellico. La sua grande intuizione avvenne con la straordinaria collaborazione progettuale dell’Ingegnere Corradino D’Ascanio. Enrico Piaggio era deciso a creare un prodotto a basso costo e di largo consumo, capace di rimettere “in moto” la produzione nei suoi stabilimenti.

La Vespa che ancora oggi amiamo, pur con le dovute evoluzioni, fu materialmente disegnata dall‘ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio che odiava le moto: non amava la scomodità di doverle scavalcare per salire a bordo, detestava le perdite d’olio e la polvere delle strade sventrate dai bombardamenti, che sporcavano gli abiti di chi guidava, e le gomme troppo difficili da cambiare in caso di foratura.

Per eliminare la catena progettò un mezzo con scocca portante e a presa diretta; per rendere la guida più agevole pensò di posizionare il cambio sul manubrio; per facilitare la sostituzione delle ruote escogitò un braccio di supporto simile a quello dei carrelli degli aerei. Ideò poi una carrozzeria capace di proteggere davanti il guidatore e di evitargli di sporcarsi: infatti la posizione di guida di Vespa era pensata per stare comodamente seduti, anziché in bilico su una motocicletta a ruote alte. La Vespa era quindi facilmente guidabile dalle donne e dai sacerdoti in abito talare e per l’epoca era assolutamente rivoluzionaria.

Il 23 aprile 1946 la Piaggio & C. S.p.A. depositò il brevetto per “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”. Oltre a D’Ascanio fondamentale fu l’aiuto del designer Mario D’Este. Il nome del veicolo fu coniato dallo stesso Enrico Piaggio che davanti al prototipo MP6 esclamò: “Sembra una vespa!”.

Nel 1948 uscì dagli stabilimenti Piaggio la Vespa 125, modello destinato a sostituire la 98 cc. Nel 1953 furono prodotti ben 171.200 veicoli. Nel 1954 aprirono i battenti anche le sedi in Gran Bretagna (Douglas di Bristol) e Francia(ACMA di Parigi); nello stesso anno iniziò la produzione anche in Spagna con la Moto Vespa S.A. di Madrid, fondata nel 1952, oggi Piaggio España. Ben presto la Vespa venne prodotta in 13 nazioni e commercializzata in 114 paesi nel mondo. La Vespa 50 nacque nel 1963 come risposta all’introduzione in Italia della targa obbligatoria per le due ruote di cilindrata superiore a 50 cc e si affermò subito come un grande successo, tanto che la sua produzione non venne più abbandonata. Del tutto eccezionale e unica è la storia di Vespa PX, il modello di maggior successo nell’intera storia di Vespa: nata nel 1977 e ancora in produzione nelle cilindrate 125 e 150 cc, ha superato i 3 milioni di unità vendute.

La Vespa ha vissuto anche una vera e propria carriera agonistica. In tutta Europa negli anni ’50 prende infatti parte, anche con successo, a competizioni motociclistiche ufficiali (velocità e fuoristrada). Da menzionare è la mostra permanente dedicata al mito Vespa con i modelli storici più rari, presso il Museo Piaggio di Pontedera.

Ma siamo solo all’inizio: la prossima settimana proseguirà la seconda puntata di questo viaggio unico tra storia musica e cinema.

 

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