La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le tante fotografie, postate sui social da alcuni esponenti politici, di comizi con persone assembrate in piazza in barba a quelle restrizioni anti-Covid a cui il mondo della musica e dello spettacolo hanno invece dovuto chinare il capo per tutta l’estate. E se l’introduzione del Green Pass come strumento necessario per l’accesso ad eventi e concerti sembrava essere il lasciapassare per una seppur graduale normalità, la realtà ha detto ben altro.

Concerti con posti contingentati, rigorosamente distanziati, impossibilità di alzarsi per lasciarsi andare al ritmo della musica. Insomma tutto il contrario di quello che dovrebbe essere l’atmosfera di un concerto. Ma se sin qui, seppur a prezzo di tanti sacrifici, la musica e lo spettacolo si erano adattati in nome del bene comune, ora la misura sembra essere colma. Perché finita l’estate e con l’arrivo della stagione fredda, organizzare eventi all’aperto diventa impossibile e i rigidi protocolli imposti rendono anti economico per molti locali tenere aperto.

Da qui l’appello, sempre più pressante, nei confronti del Governo ad accelerare le operazioni per quanto concerne il ritorno alla piena capienza dei luoghi di cultura. Come peraltro avviene in tutte le altre nazioni ma non in Italia. L’intervento in prima persona di Fedez, con il cui potere mediatico la classe politica si è spesso trovata a fare i conti, ha soffiato ancora più sul fuoco di una protesta avviata nei giorni scorsi da Cosmo (che proprio per questo immobilismo politico ha dovuto rinviare a data da destinarsi i suoi concerti di Bologna di ottobre) e poi pian piano ripresa da altri cantanti così come da proprietari dei locali.

In ballo c’è la sopravvivenza di un settore che fin da subito è stato il più colpito dalla pandemia ma, allo stesso tempo, quello più trascurato dalla politica. Molti locali hanno già chiuso in questo lungo periodo di pandemia, altri sono in zona rischio, altri ancora – come il Circolo Magnolia di Milano – hanno optato per una serrata stagionale in attesa di tempi migliori. Il tutto mentre gli stadi del calcio si riavviano pian piano verso la piena operatività e, cosa ben più grave, le piazze si riempiono in maniera impropria per i comizi politici.

 

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Una disparità di trattamento ora vista come non più tollerabile da chi, oltre a divertirci (come disse a suo tempo Giuseppe Conte), con la musica e l’arte porta a casa i soldi per vivere. E che ora, arrivato allo stremo delle forze, lancia l’ennesimo accorato appello di salvataggio. Prima che sia troppo tardi, anche a costo di portare la protesta dai social alla piazza. Giovedì 30 settembre dovrebbe arrivare una risposta in tal senso.

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Crediti Foto:  Alessandro Gennari


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