Davide Lamma, uno dei pilastri del basket italiano ed ex capitano della Fortitudo, è sempre stato determinato e diretto, lo ha dimostrato in campo, davanti a migliaia di tifosi che ancora lo ammirano e ai compagni di squadra e “nuove leve” che lo seguono in tutti i suoi progetti sportivi. Lamma ha il “sangue biancoblù” e molte nuove idee: ecco la sua prospettiva sul futuro dell’allenamento.

DAVIDE:  Parlo volentieri anche del passato ma voglio subito raccontarti cosa faccio ora. Tutto è cominciato nell’estate 2018, quando alcuni ragazzi professionisti mi hanno chiesto di allenarli, “one to one”. Questi ragazzi presto sono diventati 10, perché già all’inizio il feedback è stato positivo. Infatti ho poi sentito la necessità di confrontarmi con la società a Trapani (era all’epoca Direttore generale della Pallacanestro Trapani, ndA) e spiegare perché non potevo proseguire la seppur proficua collaborazione con loro: ho deciso di dedicarmi a tempo pieno all’attività di allenatore individuale in quella che è diventata “Basic to Basketball”.

 

Come nasce questo progetto che hai voluto fortemente?

“Basic To” nasce approfondendo il ruolo dello “skill coach” americano, l’obiettivo non è sostituirmi ai coach dei singoli club, ma anzi permettere al giocatore una crescita personale per la propria carriera. L’allenamento è individuale, alleno i fondamentali appunto, con obiettivi personalizzati per ogni giocatore.

Quest’estate ho allenato 30 giocatori individualmente, e in questo periodo stanno iniziando le collaborazioni con le società giovanili, sempre in massima sicurezza e rispettando le normative.

A Bologna i mesi scorsi ci siamo allenati alla palestra Alutto della società Salus e poi per tutta l’estate.

Hai esordito con la Fortitudo in serie A nel 1994, da lì hai giocato nelle più importanti squadre italiane fino al 2016 e poi sei diventato dirigente: com’è cambiato il mondo del basket negli anni, anche dal punto di vista della comunicazione, tanto veicolata dai social?

Sicuramente è molto cambiata la comunicazione nel mondo del basket. I social in generale hanno avuto lo stesso effetto che ha avuto la televisione 50 anni fa: è uno strumento aggiuntivo che serve a comunicare puntando anche sul marketing, ma dal punto di vista tecnico il campo è rimasto simile. 

Certo, il giocatore ora è anche “personaggio” ma da “purista” e grande amante di questo sport spero che la legge del campo sia abbastanza feroce, schietta e se ne infischi dell’immagine che vuoi produrre.

Sinceramente non sono mai stato molto “social” ma per amore del mio progetto “Basic To” ho dovuto aggiornarmi velocemente e in questo caso è la maniera più naturale di descriverlo, è un mezzo fondamentale per far conoscere quello che sto facendo, instagram crea connessioni con le realtà più lontane.

 

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In partita i movimenti offensivi non si concludono sempre con un tiro, come spesso non iniziano dal palleggio vivo. – Svolgere esercizi che uniscano palleggio e movimento a tecnica di passaggio è fondamentale per ricreare la realtà del campo. – Allenare i dettagli nell’uso del passaggio, e poi inserirli negli esercizi, prepara il giocatore a rispondere coi fondamentali adeguati alle situazioni vere di gioco. – @mikivitali allena un half-spin per penetrare e simulare uno scarico in traffico. – L’esercizio completo parte da un veloce kickout dal Pick&Roll, handoff, penetrazione e scarico, per finire con una spaziatura ed un tiro da 3pt. #practicewithpasses #BasicTo #skilldevelopment #fondamentali #basketball #BBL #training #mindset #mentality #functional #individual #ball #sacrificio #fatica #goal #obiettivo #analisi #analysis #milano #Bologna #mln #milanocity #workout #hardwork

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“Indie-gesta” è una rubrica che nasce per raccontare la musica, lo spettacolo l’arte di chi va controcorrente, poi nel tempo ha ampliato il range, le interviste si sono spostate anche su altri fronti e parlando con alcuni sportivi mi è venuta spesso in mente l’analogia tra lo sportivo e il musicista: spesso entrambi sotto pressione per creare una performance all’altezza delle aspettative del pubblico, tu cosa ne pensi?

Io penso, forse con la deformazione professionale dell’atleta, che nello sport ci sia una competizione “reale”, in cui vedi risultati oggettivi, a differenza della musica in cui è tutto più soggettivo. Può piacere o meno una canzone, mentre un atleta sai se è bravo o no.

La musica è fatta da Artisti e, riagganciandomi al discorso di prima, in quel settore l’importanza dell’immagine, della comunicazione, è molto più forte di quella che “subisce” un’atleta.

Nel 2016 c’è stato un colpo di scena, inusuale nel tuo settore: dopo aver salutato il mondo del basket da giocatore per cominciare un nuovo capitolo da direttore sportivo in Fortitudo, sei tornato in campo con la maglia bianco blu per i playoff…

Sì, il mio ritorno è stato abbastanza vicino al ritiro e ho dovuto sostituire dei compagni infortunati ma sai, ero ancora molto carico: giocare da professionista è come una “droga” sana. E’ una sorta di bolla in cui rimani immerso a lungo, finché giochi hai feedback continui dalla gente che ti sostiene, ti esalta, i giornali parlano di te, hai tanti privilegi, a cominciare dal fatto che quello che gli altri fanno pagando, palestra, sudore, gioco, tu lo fai venendo pagato.

Io lo dico sempre: i giocatori vengono pagati per qualcosa che farebbero gratis, tanto è forte l’amore per questo sport.

Certo, sai che il tuo corpo è il tuo strumento e devi essere sempre attento.

Quando finisce la carriera la giornata cambia totalmente, cambia il senso della vita, ti manca la percezione che dopo ogni partita hai fatto qualcosa di buono, la stanchezza ma quella bella, l’allenatore che ti dice che sei stato bravo, e ancora peggio, non senti più l’adrenalina della competizione.

Cos’è cambiato e quanto sei cambiato tu dal 2017, quando hai smesso definitivamente da giocatore e sei diventato  prima allenatore alla Pallacanestro Mantovana e poi dirigente a Trapani?

La mia esperienza da allenatore a Mantova è stata particolare. La squadra e la società sono molto valide ma il mio futuro e il mio percorso professionale erano già altrove.

Dopo 20 anni sono sempre io, ai ragazzi che alleno ora trasmetto i miei principi, cerco di aiutare i giocatori a migliorare il proprio gioco, sia ad alto livello che agli inizi.

Come hai detto tu prima sono un indipendente, caratterialmente mi sono sentito sempre così.

A volte con i ragazzi faccio questa metafora: se hai un problema alla spalla e vuoi che funzioni meglio vai dall’ortopedico che però ti rimanda ad uno specialista della spalla, ecco io sono lo specialista dei fondamentali.

Molti giocatori hanno capito che possono migliorare il loro gioco, affinare la tecnica, loro si affidano a me.

I nostri allenamenti si fanno d’estate quando non c’è il campionato e si ha molto più tempo per lavorare sul proprio gioco, cosa che durante gli allenamenti di squadra non è fattibile e soprattutto durante l’anno non si ha mai tempo, si corre partita dopo partita.

Hai sempre detto che da giocatore il tuo rapporto con gli allenatori è stato fondamentale, forse è anche per questo che hai così a cuore questo tuo nuovo progetto..

Sì, molti allenatori mi hanno dato tantissimo ognuno di loro in momenti diversi della mia carriera mi ha dato qualcosa, ho costruito un rapporto di fiducia, personalmente e professionalmente mi hanno portato “al gradino successivo” e sarò sempre riconoscente. Quello che ti può dare un allenatore te lo porti con te tutta la vita.

Ora da allenatore a mia volta non necessariamente devo diventare amico di un ragazzo che alleno ma ci dev’essere fiducia e lealtà che ho sperimentato da giocatore, è fondamentale.

Nella rubrica ne abbiamo parlato diverse volte: anche la musica “gioca un ruolo” nella quotidianità di uno sportivo… tu cosa ascolti?

Non ho un gruppo preferito o un genere preferito, la musica fa sicuramente parte della routine pre-partita, quando giocavo, ed era così anche per i miei compagni.  Si ascoltano dei pezzi che ti carichino, per molti c’è anche il rito di usare la stessa playlist.

La musica è anche un aiuto per isolarsi, cercare te stesso, concentrarsi prima della partita.

Adesso mi piace molto andare a correre da solo e ascolto musica pop italiana, mi piace Emma Marrone, musica straniera amo i Coldplay, mio figlio invece mi ha fatto ascoltare tanti nuovi artisti, quelli che ascoltano i ragazzi oggi, rap italiano.

Comunque vario molto, un giorno posso ascoltare i Rolling Stones, un altro la colonna sonora di “Rocky”, ultimamente vado matto per “A Star Is Born”, (film e colonna sonora del 2018, interpretati da Lady Gaga e Bradley Cooper, nel suo debutto da regista, ndA).

Nel 2016 è uscito il tuo libro “Fortitudo Sangue biancoblù” (di Davide Lamma e Damiano Montanari, ndA),  la cui copertina possiamo dire sia iconica: quando è stata scattata quella foto? Nel libro racconti il tuo grande amore per la F, un legame di sangue appunto…

Era durante la Finale per andare in A1, quando sono tornato a giocare come dicevamo prima, presi una gomitata in faccia da un mio compagno di squadra, Nazzareno Italiano. Giocatore piuttosto “duro e spigoloso” direi a giudicare dal taglio che mi ha fatto. A parte gli scherzi, può capitare, si mette in conto e Italiano è un bravissimo ragazzo oltre che giocatore (Italiano dopo il lockdown di primavera ha anche intrapreso gli allenamenti individuali con Lamma, ndA). In più nell’impatto ho preso anche un colpo di frusta al collo. Partita memorabile quella!

“Fortitudo Sangue biancoblù” perchè la Fortitudo è stata una parte importantissima della mia vita. Entrando in squadra ho coronato il sogno di un ragazzino (dopo aver fatto parte del vivaio della squadra, Lamma esordisce con la F in serie A il 23 gennaio 1994, ndA) di Bologna che entra a far parte della sua squadra del cuore. Senza retorica, la Fortitudo non è una squadra come tutte le altre e mi emoziona ancora poter dire “io ero capitano della Fortitudo”. Per due volte abbiamo vinto il campionato di serie B e siamo andati in A2, questa è una cosa enorme, era una sfida difficilissima.

E questa caratteristica mi accompagnerà sempre: ho bisogno di sfide per tutta la vita.

 

 

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L’intervista è stata fatta prima del DPCM del 24 ottobre 2020.                                  Ci auguriamo che quanto prima la situazione epidemiologica italiana e mondiale migliori e si possa riprendere a svolgere serenamente le attività sportive e artistiche.

 

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TAG:
basket basket italiano davide lamma Interviste

ultimo aggiornamento: 02-11-2020


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