Il corpo carbonizzato di Atika Gharib, mamma marocchina di 35 anni, era stato trovato in un casolare di Castello d’Argile, in provincia di Bologna

Io so che lei ha un vizio, ma questo vizio non deve portare a tradirmi, a sporcare il mio onore… Mi sono vendicato per il mio onore“: farneticava così in un messaggio vocale al telefono con la sorella di sua moglie, la povera Atika Gharib, una donna marocchina di 35 anni, madre di una figlia di 15, che era stata abusata dal padre. Una storia drammatica, dai risvolti sconcertanti, arrivata dinnanzi al presidente della Corte d’Assise di Bologna, Domenico Pasquariello, che nelle motivazioni dell’ergastolo inflitto a M’hamed Chamekh scrive: “Ha ucciso l’ex compagna per riaffermazione della volontà di possesso virile sulla donna, per barbara necessità di vendicare il proprio mal concepito senso di onore“.

I motivi abietti, per la prima volta, integrano l’aggravante del movente femminicida, che è costato a M’hamed Chamekh, il marocchino 44enne, la condanna all’ergastolo con isolamento diurno di 4 mesi. Il corpo di Atika Gharib è stato rinvenuto carbonizzato il  2 settembre 2019 a Castello d’Argile (Bologna), in un casolare dato poi alle fiamme. Atika aveva cacciato l’uomo di casa un mese prima in quanto aveva abusato della figlia allora 15enne, ma lui prima di andarsene era riuscito a rubare i documenti della donna, motivo per il quale lei, aveva accettato di rivederlo un mese dopo, con la speranza di riaverli. E fatale le è stato quell’ultimo incontro.

Dopo averla barbaramente uccisa e dato alle fiamme il corpo, Chamekh era fuggito ed era stato fermato al confine con la Francia, a Ventimiglia. “Comportamenti della vittima percepiti dall’agente come atti di insubordinazione” – si legge nelle motivazioni “La soppressione fisica delle persona, la riduzione dell’altro/a a oggetto di diritto di proprietà che non può essere violato a pena della massima reazione violenta, la negazione della libertà individuale e l’affermazione del diritto alla vendetta, appartengono alla barbarie, ed a codici di valori dimenticati ed ostracizzati da tempo da ogni società civile“.

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crediti foto: Shutterstock


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