La “Via degli Dei” è un antico tracciato che congiunge Bologna con Firenze: un trekking di 130 Km sulle orme della “Flaminia Militare”. Ecco come, in compagnia di un gruppo di disperati, ho affrontato e superato (tra mille peripezie) il percorso.

Fratelle e sorelli d’Italia, camminatori di tutto lo “Stivale” benvenuti in questo nuovo articolo! Oggi, cari “Nerd in Viaggio”, vi porto nell’Appennino tosco-emiliano…

TAPPA 1: Bologna-Badolo

Io e Biolko giungiamo in perfetto orario alla “Centrale di Bologna“. Fino a qui, tutto da copione! Non ci siamo persi! Mio padre ci ha condotti in stazione a Modena e noi, in maniera impeccabile, siamo saliti sul treno giusto. In men che non si dica, ci troviamo a pestare l’asfalto bolognese. Non so quanti di voi conoscano “Via Indipendenza“, ma sostanzialmente è una delle “arterie commerciali” della città. Negozi, bar e ristoranti si alternano con una cadenza talmente precisa, da sembrare quasi impossibile. Scegliamo un locale all’interno del quale consumare la tipica “”colazione dell’atleta””: due “micro-panini” (uno in teoria col crudo), un cornetto, un caffè e un cappuccio.

PIAZZA MAGGIORE

La “Statua del Nettuno”, nell’omonima Piazza, si avvicina. Alla nostra sinistra, lungo “Via Rizzoli”, abbiamo modo di osservare le due torri, simbolo di Bologna, che fiere si ergono a controllo della città: la “Garisenda” e degli “Asinelli”. Indosso, per l’occasione, scarpe da “trail running”, pantaloncino da trekking e maglietta tecnica. Determinati ed esteticamente performanti, raggiungiamo “Piazza Maggiore“: vero punto d’inizio della camminata. Apre (09:00) l’ufficio turistico: il “Bologna Welcome”. Se siete amanti delle “Poste Italiane”, qui troverete “pane per i vostri denti”: all’ingresso, ad attendervi, un “totem multimediale” con un’infinita serie di possibili selezioni. A noi serve solo la “Credenziale”: una sorta di passaporto del viaggio che stiamo per intraprendere, sul quale apporre i timbri personalizzati delle strutture convenzionate (a prova del cammino compiuto). Un’impiegata, intuendo la nostra “difficoltà”, decide di aiutarci (togliendoci dall’imbarazzo generale). Ora siamo davvero operativi e dopo aver ottenuto il primo “sello” (ricordi di Santiago), c’incamminiamo verso “Porta Saragozza“.

SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DI SAN LUCA

Lory, Leo e Silvia faranno parte della nostra spedizione. Chi sono dite voi?! Sono compagni di viaggio conosciuti durante il mio pellegrinaggio verso Santiago. In branco, come le pecore, iniziamo la lunga salita verso “San Luca” attraversando i caratteristici 666 portici (i più lunghi del Mondo). 666 sono anche i luoghi in cui, visto il caldo asfissiante, vorremo essere in questo preciso istante (è emerso anche sotto un autobus) anziché trovarci sull’asfalto bolognese. Biolko ci sente disquisire sulle differenze, a livello di fatiche, tra il “Cammino in terra spagnola” e quello “sotto” ai nostri passi attuali. È solo l’inizio, abbiamo fatto si e no 4 Km (di 130), ma il percorso tosco-emiliano sembra già più complicato. Comunque, a proposito di “Madonne”, giungiamo al Santuario a lei dedicato. Momento di poesia! Il panorama è fantastico! L’agglomerato urbano di Bologna è sotto ai nostri occhi. Il “caos cittadino” viene sostituito dal verde delle colline e dalla quiete appenninica. Come “cammelli sahariani” riempiamo borracce e stomaci alla fontanella. Secondo timbro sulla “Credenziale”, quello della “Beata Vergine di San Luca“. Dopo una breve sosta ripartiamo.

PARCO TALON E LA CHIUSA DEL RENO

Il percorso continua, superando i comuni di Casalecchio di Reno e Sasso Marconi, lungo il “Sentiero dei Bregoli“. Iniziamo la discesa verso “Parco Talon“. Il caldo è importante, la sete anche. In lontananza, come nel migliore dei miraggi, “appare” una fontana. Le riserve idriche dell’acquedotto comunale vengono messe, ancora una volta, a dura prova. Raggiungiamo la “Chiusa medievale del fiume Reno” (Patrimonio UNESCO). Potrei scrivere, righe su righe, dell’enorme quantità di tempo spesa nell’ammirare l’opera idraulica che ricoprì un ruolo fondamentale nell’industria bolognese, ma mentirei! Del “fiume Reno”, complice anche la stanchezza, abbiamo preferito studiarne il “livello di balneabilità”. Una dura ricerca che ha costretto alcuni elementi del gruppo a sfidare gli oltre 30° rimanendo a mollo, nell’acqua fresca, per quasi trenta minuti (la vita è fatta di sacrifici).

B&B NOVA ARBORA

Un tratto di strada asfaltata, poi la salita ai “Prati di Mugnano“. Le scorte di cibo nello zaino sono finite e non c’è traccia di ristoranti, bar, locali o bidoni dei rifiuti nei quali cercare scarti alimentari. La proverbiale fame di Biolko inizia a influire, in malo modo, sul suo umore. “Leggermente” irascibile e mentalmente instabile, macina chilometri senza mai voltarsi indietro. Ha un solo obiettivo: raggiungere il B&B “Nova Arbora” per placare l’appetito. Ecco apparire, finalmente, la struttura immersa nel verde e dotata di piscina scelta, come alloggio, per il “fine-tappa”.

TAPPA 2: Badolo-Madonna dei Fornelli

La seconda tappa inizia, fin da subito, in salita. Le gambe rispondono bene. Col sorriso sulle labbra sfidiamo la prima divinità del percorso: il ”Monte Adone“. Il panorama sottostante è incredibile e la foto di rito, vicino alla “croce della vetta”, inevitabile. Affidiamo a Silvia, l’unica tra di noi in grado di battere calligraficamente una gallina, il compito di firmare sul quaderno della cima il nostro passaggio. Il tempo scorre inesorabile, dobbiamo proseguire!

PARCO EOLICO “MONTE GALLETTO”

Prima di giungere nel territorio comunale della seconda divinità sul cammino, Monzuno (Monte Giove), attraversiamo il centro abitato di Brento e percorriamo molti chilometri sull’asfalto cocente. Ora di pranzo, optiamo per qualcosa di sostanzioso, rapido e “indolore”: una pizza. Dopo il pasto, passiamo prima davanti alla splendida “zona murales” del “Rifugio del Viandante”, poi al ripetitore telefonico e infine, dopo un’altra salita, al “parco eolico del Monte Galletto”: uno dei punti di riferimento lungo la “Via degli Dei”. Un’incredibile scenario bucolico, successivamente, contorna la discesa in direzione Madonna dei Fornelli.

B&B ROMANI

Eccolo, il noto “B&B Romani” gestito dall’altrettanto famosa Elisa: una persona incredibile, simpatica e sempre disponibile. Le camerate per saccopelisti sono piene, le stanze private anche. Nessun problema! Ci sistemiamo in una delle tende, con materassino, “piantate” nel giardino. Dopo una doccia rigenerante, laviamo e stendiamo il bucato. Finalmente la proprietaria ci richiama all’ordine, la cena è in tavola! Fiera promotrice “dell’Home restaurant” propone, nel suo menù, tagliatelle col ragù e salsiccia servita con ricotta fresca. Tutto semplicemente squisito!

TAPPA 3: Madonna dei Fornelli-San Piero

06:30 il suono della sveglia ci “strappa” dall’ovattato mondo dei sogni. Il giardino del “B&B Romani” si trasforma nel set televisivo di “The walking dead“: gente che barcolla ovunque! Nessuna parola, di tanto in tanto si coglie qualche lamento. Pacchetti di cerotti “anti-vesciche“ che si dissolvono con la stessa rapidità della neve al Sole. Ci sentiamo affaticati. Facciamo colazione, anzi è la colazione che “si fa” noi visto lo stato fisico/mentale con il quale ci presentiamo a tavola. Salutiamo Leo e Silvia che, avendo terminato i giorni di ferie a disposizione, sono costretti ad abbandonare il tracciato e fare rientro alle rispettive dimore. Siamo pronti a ripartire e neanche a dirlo, si presenta immediatamente sotto ai nostri passi una salita.

FLAMINIA MILITARE

“Risaliamo” il fianco del monte. Salita, salita e ancora salita. Un tratto abbastanza duro e impegnativo, ma anche uno dei più spettacolari. Sorpassiamo una casa con un orso in giardino…

Come dite?! Si si! Avete capito bene! Ho proprio detto orso!

Voglio dire, qualcuno sosteneva fosse un cane quell’animale, ma viste le dimensioni della bestia “confermo e accendo” (Cit – Jerry Scotti) la mia tesi! Poco più avanti osserviamo, in rapida successione, dapprima il paletto simbolo del confine “Emilia-Toscana” e poi lei, la “regina del percorso”: la “Flaminia Militare“, antico basolato che congiungeva la colonia di Bononia con quella di Fiesole. Due “check point” estramamente emozionanti! Il primo dal forte valore motivazionale, vista la piccola impresa fisica compiuta fino a questo punto del percorso, il secondo a livello storico. Dopo mille peripezie, giungiamo di nuovo sulla strada asfaltata in corrispondenza del cimitero germanico. Siamo al “Passo del Futa“!

OSTERIA BRUCIATA

Mai come oggi il “tempo è tiranno” e la distanza da percorrere notevole. Un lungo tragitto, attraverso il bosco, ci conduce al “Passo dell’Osteria bruciata”. Leggendo sulla guida scopriamo qualche macabro aneddoto riguardo quest’ultima. Sembra, infatti, che da queste parti, in un luogo non ben identificato, sorgesse un’osteria che garantiva cibo e riparo per i pellegrini di passaggio.

La cosa strana dite voi?

Beh, a quanto pare, sembra che la portata principale fosse la carne umana ottenuta, dall’oste, uccidendo gli ospiti durante la notte. Vista la fame, molto probabilmente, Biolko un piatto lo avrebbe assaggiato volentieri. Il grafico della stanchezza raggiunge “picchi elevati”. Termina la salita e inizia la discesa, comunque impegnativa, verso San Piero a Sieve.

AFFITTACAMERE VIA DEGLI DEI

Rispetto alle prime due tappe, siamo molto in ritardo sulla tabella di marcia. Non importa! Percorriamo i 7 Km, tutti su asfalto, che ci separano dalla destinazione, la preda è vicina! Ne sentiamo l’odore! Ah no! La flatulenza che respiriamo è opera di Biolko, tutti i suoi muscoli iniziano, infatti, a “cedere”. Stanchi, molto stanchi, giungiamo finalmente dalla “mitica” Giulia, proprietaria dell’Affittacamere “Via degli Dei” (19:45). Gentile e ospitale, ci attende all’ingresso della sua fantastica struttura.

BONA-CENA DA BONAUGO

Sistemiamo l’attrezzatura e ci concediamo le gioie di una doccia rigenerante. In paese un altro nome, oltre a quello di Giulia, “accende” le fantasie dei pellegrini: Sergio della trattoria “Bonaugo”. Il locale, che offre piatti tipici della cultura toscana (ma non solo) con rapporto qualità/prezzo eccellente, è diventato uno dei simboli del trekking tosco-emiliano. Tagliatelle ai funghi, carbonara e ragù da “volare via”!

TAPPA 4: San Piero a Sieve-Firenze

Ultimo giorno, ultime fatiche sulla “Via degli Dei”. Oggi, come non mai, la voglia di mettersi in viaggio è tanta, volenterosi di giungere a Firenze. Biolko è costretto a “fare i conti” con l’incredibile numero di vesciche apparse, una dopo l’altra, sui suoi piedi. Le scarpe, poco traspiranti, diventano bersaglio del suo impeto.

“TENETE DURO CHE TRA UN PO’ SO CAZ..”

“Imbocchiamo” la via principale di San Piero a Sieve e…

Come potrà mai iniziare il nostro quarto giorno?! Esatto! Con una salita!

Giungiamo dapprima alla “Villa Medicea del Trebbio” (patrimonio UNESCO) e successivamente, nei pressi di un gruppo di case con una fonte d’acqua. Qui, un cartello appeso in un muretto ci colpisce particolarmente: “tenete duro che tra un po so caz…”

MONTESENARIO

Sali e scendi continui anzi, a dire il vero, più sali che scendi. Il caldo inizia a “spingere”. Il significato delle parole, sopracitate, viene compreso alla perfezione. Quando le speranze sembrano abbandonarci, ecco apparire le porte (o meglio le sbarre) del “Santuario di Montesenario“. Una fontana ci offre acqua fresca con la quale riempire le borracce. Apponiamo il timbro della struttura religiosa sulla “Credenziale” e godiamo, per qualche istante, della tranquillità “trasudata” da questo luogo fantastico.

POGGIO PRATONE

“Sgusciamo via” dal convento per raggiungere, successivamente, una radura con vista incredibile su Fiesole e Firenze. Siamo partiti dalla “Stazione Centrale di Bologna” e ora la “Cupola del Brunelleschi” fende il nostro orizzonte. Che soddisfazione! Proprio in corrispondenza degli ultimi chilometri, però, il percorso regala, in maniera alquanto crudele, uno scherzo del destino: la salita verso la cima di “Poggio Pratone”. Raggiunta la vetta, ammiriamo lo spettacolo visivo: una meravigliosa cartolina della “Culla del Rinascimento”

PRANZO A FIESOLE

Dopo un tratto di strada asfaltata, estremamente panoramica, si palesa uno dei sobborghi più esclusivi di tutta Firenze: Fiesole. Il Comune, turisticamente parlando, offre molte attrattive. Dal pittoresco centro storico al “Palazzo Vescovile”, dal Duomo agli “Scavi Archeologici” (costituiti dal tempio romano, dal teatro e dalle terme). Se passate da qui, ricordatevi questo nome: “osteria Vinandro“. Non ve ne pentirete!

FIRENZE

Dopo l’ottimo pranzo, ci rimettiamo in cammino. L’ultimo tratto del percorso si rivela molto semplice, quasi fosse studiato apposta per garantire un accesso trionfale e spensierato nella città gigliata. I 7 Km finali, per la maggior parte pianeggianti, conducono in pieno centro costeggiando le rive dell’Arno. Superiamo il Duomo ripercorrendo, mentalmente, le tappe dei giorni precedenti. L’aumento spropositato dei turisti, che forma il solito “serpentone umano”, “incornicia” il nostro ingresso in “Piazza della Signoria”. Missione compiuta! “Santa Maria Novella” e il treno del rientro, ci attendono.

Arrivederci al prossimo articolo!

Dal testo alle immagini, ecco il video del trekking

 

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Crediti Foto: Venturelli Bruno

 


Alta Via dei Parchi, camminando da Bologna a Modena