In un Sanremo storico ancora prima di partire, il primo stupore viene dal confronto tra i nomi dei concorrenti in gara. Messi a fianco i nomi delle Nuove Proposte e dei Big, si capisce bene che qualcosa non quadra. Se nella gara principale abbiamo trovato artisti come Random, di fatto esordiente e con molti limiti evidenti, di contro tra le nuove proposte abbiamo visto alcuni nomi già conosciuti nel panorama italiano.

Davide Shorty, terzo all’X Factor 2015, in questi anni ha infatti accumulato esperienza e dischi, così come Wrongonyou, qualche anno fa persino impiegato nel mondo del cinema, autore della colonna sonora e coprotagonista nel film “Il premio” di Alessandro Gassman, una delle ultime performance del mitico Gigi Proietti.

Segno comunque che le nuove proposte, quest’anno, non hanno avuto nulla da invidiare a tanti dei nuovi artisti in gara. Andiamo a dare le pagelle finali, ora che la gara si è conclusa.

Greta Zuccoli, Ogni cosa sa di te 6

la giovane cantante partenopea, ventitré anni, porta a Sanremo “Ogni cosa sa di te”, brano atmosferico e fumoso, elegante grazie alla giusta interpretazione di Greta Zuccoli. Quasi cinematografico, nei suoi archi leggeri e con le chitarre a ribadire la melodia. Canzone molto classica, senza il guizzo capace di attirare l’attenzione dopo il primo ritornello. Parte e si adagia delicatamente accontentandosi di rimanere in quell’ambiente sonoro.

Dellai, Io sono Luca 5

Il duo romagnolo Dellai porta uno dei brani più leggeri e pop della gara, il che non è di per sé un male, se non cadesse immediatamente in un arrangiamento orchestrale piuttosto banale, che ci riporta indietro di almeno 30 anni. Il brano è anche allegro, e decide di puntare tutto sul testo, nel tentativo di farci immedesimare nel protagonista del brano, “everykid” della presa a bene generazionale, con l’ottimismo sempre ben gradito dalla tv nazionalpopolare. Un brano innocuo che lascia davvero poco dopo l’ascolto.

Elena Faggi, Che ne so 6

Giovanissima, Elena Faggi, incarna il volto buono del pop sanremese. Dalla voce cristallina, regala una melodia efficace su un impianto minimale – stile Lorde? – e, anche grazie a un testo giusto, dolce e semplice, riesce comunque a conquistare anche al primo ascolto. Seppure ben lontano dal presente musicale attuale, “Che ne so” è un brano che si trova a suo agio sul palco dell’Ariston, ma non riesce ad andare avanti e si ferma alla semifinale.

Avincola, Goal 8

Benché non più giovanissimo, Avincola arriva a Sanremo con il brano più indie pop del lotto. In un inedito registro di testa, “Goal” funziona bene, su disco e meno dal vivo. Incerto nella performance, Avincola non riesce a sfuggire dal disagismo dell’indie pop/itpop intrinseco al brano, risultando indietro rispetto alla canzone stessa, scritta in realtà molto bene, ma troppo vicina a quello che è ormai un cliché.

Wrongonyou, Lezioni di volo 7

Come detto, Wrongonyou di certo non è un esordiente. Tra i nomi più interessanti della scena emergente, il cantautore romano porta “Lezioni di volo”, brano forte e cantato davvero bene, forse poco coraggioso nelle sonorità, che strizzano l’occhio alla norma radiofonica cercando forse di piacere a tutti, senza riuscirsi. Torna a casa con il Premio della Critica “Mia Martini” per la Sezione Nuove Proposte e un quarto posto, tutto sommato bene.

Folcast, Scopriti 7

Folcast arriva alla finalissima con “Scopriti”, brano dalle tinte R’n’b probabilmente datate, ma evidentemente efficaci, per arrivare comunque terzo al termine delle votazioni. Folcast è bravo, canta con carattere e il brano glielo consente. Senza grandi guizzi melodici né musicali, “Scopriti” si scopre prevedibile, ma decisamente in gara. Alla fine del brano non capiamo bene chi sia Folcast davvero, se una sorta di Alex Baroni wannabee o qualcuno che vive dentro l’epoca in cui si trova. Se riuscisse ad aggiornare il proprio stile al nuovo millennio potrebbe fare molto bene.

Davide Shorty, Regina 9

Anche Davide Shorty bazzica i terreni dell’ R’n’b, come Folcast, forse prendendo più dalla tradizione USA che italiana. E, dopo tanti anni di esperienza, finalmente Davide Shorty trova il terreno ideale per la sua musica: “Regina” è il brano migliore in gara, è sensuale, cantato benissimo, passando poi a un proto rap credibile e ben realizzato. Nei suoi 3 minuti e mezzo, la melodia sembra scivolare naturalmente, riempiendo gli spazi lasciati da un arrangiamento mai ingombrante, facendosi spazio tra gli accordi di settima con grande eleganza. Un brano che avrebbe fatto benissimo nella gara principale.

Gaudiano, Polvere da sparo 7

Il vincitore della categoria Nuove Proposte è Gaudiano, cantautore pugliese che trova la quadra sanremese con “Polvere da sparo”, brano dalle tinte radiofoniche e attuali. Una produzione sicuramente più attenta al presente rende un brano non particolarmente interessante fortemente appetibile dal pubblico a cui Sanremo punta. Seppure la scrittura del brano sembra suggerirne un’anima più intima, l’uptempo con cassa in quattro lo piazza con facilità nella terra di mezzo del sound radiofonico italiano, rendendo “Polvere da sparo” un po’ tutto e un po’ niente, lasciandoci il dubbio su quale dei due approcci Gaudiano proverà ad affrontare: se cioè rimanere nell’ambiente intimo o inciampare nel sound mainstream.

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Crediti Foto: LaPresse

 


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