CARIOCA | LA RECENSIONE

Il nuovo progetto discografico del musicista di Urbino è un caleidoscopio di suoni e atmosfere diverse, unite dallo strumento principale che domina tutte le undici tracce: il pianoforte, protagonista anche dell’episodio sanremese “Carioca“. 

La settantesima edizione del Festival di Sanremo è andata agli archivi da meno di una settimana, portandosi con se strascichi di polemiche per la follia firmata Bugo-Morgan ma anche tanti complimenti per l’ottimo cast creato e per le canzoni selezionate dal direttore artistico Amadeus. Come ogni anno però alcuni brani in gara, di per se ottimi, non hanno avuto la giusta risonanza e il corretto posizionamento in classifica. Tra tutti spicca “Carioca” di Raphael Gualazzi, contenuto in “Ho un piano“, quinto album in studio pubblicato venerdì 7 febbraio per Sugar Music.

Qual è l’elemento che ha reso l’episodio sanremese tra i più riusciti della Kermesse di quest’anno? Senza dubbio la commistione di generi. “Carioca” è infatti un gioiellino del pop, imbastito dal jazz caro all’artista nativo di Urbino e confezionato con delle sezioni brass sudamericane su un tappeto elettronico tipicamente urban, che non rinuncia a un piccolo spazio d’improvvisazione appena dopo il bridge. Insomma, un concentrato di tutti i suoni cari al musicista spremuti in 3:26, che rende il singolo perfetto per raccontare l’universo dei restanti pezzi.

Ho un piano” non è infatti altro che lo spacchettamento di ciò che troviamo in “Carioca“, spalmato in undici tracce dove convivono dunque anime diverse, necessarie per unire le differenti tipologie di pubblico che ammira le gesta di Gualazzi in giro per il mondo: dalle inflessioni tipicamente retrò di “Italiè” e “Nah-nah” a quelle soul di”Questa volta no“, “Immobile aurora” e “Parodia” passando per il soft blues di “Vai via” e per le atmosfere nostalgiche di “Broken bones”; non mancano inoltre le sfumature latine della spumeggiante “Per noi“, quelle standard classic snocciolate con la partecipazione di Simona Molinari in “E se domani“, cult presentato con successo in occasione della serata delle cover, senza dimenticare una ricerca verso un determinato tipo di cantautorato che schiaccia l’occhio a Giorgio Gaber, che si palesa prepotentemente (non a caso) ne “La libertà“.

Se ad un primo ascolto l’amalgama generale può sembrare per certi versi confusa e spaesata, “Ho un piano” manifesta il file rouge dell’intero progetto brano dopo brano, focalizzandolo sulle capacità poliedriche dello strumento principale di Gualazzi, appunto il pianoforte, simbolo di un cantautore in continua evoluzione che sembra aver trovato la giusta quadra dopo tanti anni passati eccessivamente in bilico tra la nicchia e il mainstream. 

VOTO: 8/10

AGGETTIVO:  POLIEDRICO

TRACKLIST:

1. Nah nah
2. Immobile aurora
3. Caricoca
4. Italià
5. Questa volta no
6. La libertà
7. Le parodie
8. Vai via
9. Broken bones
10. Per noi
11. E se domani (feat Simona Molinari)

ARTISTA: RAPHAEL GUALAZZI

ALBUM: HO UN PIANO

ANNO: 2020

ETICHETTA: SUGAR MUSIC

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