Di Roberta Giallo

 

“IL NATALE CI FA MALE”: MI AUGURO NON TROPPO

CI RI-VEDIAMO DOPO I TRAUMI NATALIZI

 

Stavolta Musica in Giallo sarà diversa. Lo preannuncio.

Questo è il decimo appuntamento, e deve accadere qualcosa.

Accadrà che invece di parlarvi di un artista che non sono io, parlerò di me e del Natale: un po’ perché ho una canzone che cade “a fagiolo” sulla festa che crea più business (forse) in assoluto al mondo; un po’ perché scrivere sensatamente e bene di qualcun altro implica documentarsi, organizzarsi, avere del tempo da dedicargli. E il tempo non sfugge mai così tanto dalle nostre mani come nei giorni pre-natalizi.

Tra saluti, addii, messa a punto del mio prossimo “lavoro discografico”, appuntamenti, prove di uno spettacolo teatrale con cui sarò in giro nelle Marche a partire dal 22 dicembre (Natale Giallo Rosa, insieme a Francesca Berardi, Paola Saracini e Laura Borgognoni, da un’idea di Paolo Filippetti e Francesca Loreti _ spulciate i miei canali web per saperne di più_), insomma, chi più ne ha più ne metta, mi sono detta: <io mi conosco abbastanza bene rispetto a quanto possa conoscere chiunque altro, perciò se su di me improvviso o dico cavolate, non se la prenderà a male nessuno. Nessuno… a parte me>.

Scherzi a parte, mi piace fare le cose con criterio, per bene. Sono pur sempre un capricorno, e per quanto ci sia qualcosa in me che tende a fuggire ogni rigore, anche nel caos mi piace ritrovare  una specie di ordine, un fil rouge, un disegno tracciato dell’intelletto. Lo stesso intelletto che mi suggerisce di non scrivere “tanto per” di qualcuno; piuttosto, meglio non scrivere affatto, oppure salutarvi, raccontandovi quel che penso, più o meno, di queste giornate di tante luci, che tuttavia nascondono altrettante ombre, forse anche più ombre che luci…

Ho scritto Il Natale ci fa male due anni fa. Ironica e auto-ironica, come alcune delle cose che scrivo, un po’ per divertirmi, un po per “curarmi e salvarmi” dai mali di questi tempi.

Sia chiaro: non che non ami le luci colorate, le palline-perlescenti, quell’aria festosa che si respira in giro, ritrovarmi con i miei affetti; non che non pensi che tutte le feste esistenti (o quasi) abbiano un ruolo ben preciso e salutare sia a livello antropologico/psicologico/ sociale… però, però, il Natale mi mette sempre un po’ in crisi, regalandomi fiocchi di malinconia di ansia, il Natale mi fa male!

 

 

Eh sì, a Natale succedono un sacco di patatrac. Ci avete fatto caso?

Spesso si litiga, “si scoppia”, e non alludo tanto/solo alle nostre pance; per lo più alludo a quel tipico esaurimento natalizio che, per carità, non capita a tutti… per fortuna!

Molti di voi saranno sicuramente in forma, entusiasti, felici, contenti, pieni di gloria e buoni propositi, quasi “da copertina” per i nuovi biscotti di crema alle nocciole che ultimamente hanno fatto parlare di sé…

(A proposito, non li ho ancora assaggiati, mi son persa qualcosa?).

Lo ammetta chi può: siamo stressati. Per carità, non avrei mai l’ardire di parlare per tutti e se uso il plurale maiestatis lo faccio solo riferendomi a  quelli “che  potrebbero essere d’accordo”, trovandosi in sintonia emotiva o razionale con quel che dico, e poi per non usare sempre lo stesso soggetto. La prima persona dopo un po’ mi annoia e la scrittura necessita varianti.

Chi non è d’accordo si senta liberissimo di dissentire nel profondo, o più in superficie, magari anche commentando, com’è costume, oggi.

Finita l’adolescenza, anzi, direi ancor prima, finita l’infanzia, ho cominciato a scorgere e sentire come spilli sulla pelle le contraddizioni e i retroscena di queste sante-giornate. Gli obblighi di costume, come i regali per esempio, o addirittura la competizione sull’albero/sul presepe più bello, e poi le vacanze/seratone a tutti i costi nel vero senso della parola (con il rincaro pazzesco, perché si sa, là dove c’è richiesta disperata e necessaria, tutto lievita…)

Diciamo che ho cominciato subito a sentirmi contesa tra due emozioni altisonanti: euforia e  insofferenza. Tra l’altro, io sono nata il 26 dicembre, e la cosa è stata sempre dialettica: al contempo un bene e un male, un modo per sfuggire al compleanno nell’eventualità volessi essere ignorata; oppure un modo per rimanerci male quando le persone, durante le feste natalizie, “si scordavano” di me…

Chi festeggia il compleanno in un altro momento dell’anno in un certo senso festeggia per davvero il suo compleanno: è quella l’occasione per dedicarsi una giornata, ritagliarsi il proprio momento di festa/di attenzioni. Beh, per me non è andata mai così, e sarete d’accordo con me tutti voi nati il 24-25-26-31 dicembre: siamo stati inglobati in una festa più grande di noi, e forse… ci abbiamo rinunciato!

Io  ad un certo punto “ho smesso” di festeggiare.

Sì, per carità, prima dell’avvento di Facebook (che tutti i santi giorni ci ricorda i compleanni di mezzo mondo), mi prendevo gli auguri di chi si ricordava e i regali “rinforzati” (che valgono pure per Natale…); ma molti di quelli a cui tenevo se ne dimenticavano, soprattutto i compagni di classe, i quali durante l’anno, a differenza mia, ad uno ad uno festeggiavano a scuola, prendendosi così, a fine anno, doppi auguri e doppi regali!

Il Natale invece a me “ha rubato il compleanno”, perché obiettivamente è sempre stato più grande della mia festa. Così ho smesso presto di volerlo-doverlo festeggiare “per forza”, in un giorno in cui tutti sono presi dalle  loro vacanze, i loro addobbi e i loro regali, i loro esaurimenti e i loro fuochi d’artificio.

Per carità, ora che mi rileggo mi pare un grande lusso potermi lamentare  di queste sciocchezze, seguendo la scia del mio piccolo atomo di egoismo… lo sappiamo tutti, i problemi sono altri.

Però esistono tanti registri, il mio di oggi vuole essere leggero-profondo-ma-non-troppo…

Ecco. Forse tutto quel ho appena scritto deve avere alimentato in me questa specie di insofferenza natalizia, e al tempo stesso messo delle lenti di ingrandimento sull’indifferenza generale che genera questa festa. Nata religiosamente per celebrare la nascita di Cristo, e poi mischiatasi col paganesimo, ci coinvolge tutti, volenti e non: chi si interroga sul senso della vita, chi fa il resoconto degli obiettivi raggiunti o degli insuccessi sperimentati nell’anno che sta per finire, chi cerca di passare del tempo con le persone care, chi fa il presepio, chi solo l’albero, chi entrambi, chi non lavora, chi lavora, chi cerca di farci sopra del business…

… chi vorrebbe solo e unicamente staccare una volta per tutte la spina da ogni obbligo-di-costume, da ogni più profonda o superficiale preoccupazione; chi non ne può più di entrare in un negozio e metterci un’ora per comprare un paio di mutande per via della folla alle casse; chi non ne può più  della neve e del freddo e sostituirebbe volentieri al povero abete sradicato, spennacchiato e appesantito, delle belle, snelle, e altissime palme californiane… ma  non sradicandole!

Andando direttamente ad ammirarle là, che ne so, a Malibù?

Bene, eccomi qua, l’ultima sono io!

Quando ho scritto il Natale ci fa male, che mi auguro di cuore diventi la vostra colonna sonora da qui all’Epifania (volendo esagerare),  ero proprio schiacciata da questo senso di soffocamento, a cui mi aveva portato la mia stessa “ipocrisia-gentile”, ovvero, quella mia incapacità di sottrarmi a certe consuetudini e convenzioni, ormai svuotate di senso, incapace, per esempio, di non  ricambiare per forza un regalo con un altro regalo.

Ho già parlato fin troppo e detto molto. Il resto lo lascio alla mia canzone, che troverete non solo qui, su youtube, ma anche sui “cugini” spotify e simili…

Dandovi l’appuntamento a Gennaio (il 24 dicembre lo passerò in relax anch’io, libera il più possibile da doveri, obblighi e impegni), vi chiedo, senza che mi rispondiate pubblicamente: ma voi, lo avete mai riciclato un regalo?

Baci, abbracci, feste serene, spero il meno traumatiche possibili…

Vostra,

Roberta Giallo

Roberta Giallo

Leggi QUI l’articolo originale sul sito ufficiale del MEI, Meeting degli Indipendenti.

 

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Musica in Giallo Roberta Giallo

ultimo aggiornamento: 17-12-2019


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