Risentire oggi il disco di Junior Cally, “Ci entro dentro”, dopo tutte le polemiche sanremesi sui contenuti misogini e violenti del rapper, ci spinge a domandarci se siamo stati troppo ingenui, prima quando è uscito il disco, o giustizialisti adesso, che la polemica si è spenta da un po’.

Per fare un po’ di storia, Junior Cally è il nome d’arte di Antonio Signore, nato in provincia di Roma nel 1991 e partito con il nickname Socio, per poi adottare la maschera antigas e presentarsi di nuovo sulla scena come Junior Cally, con il debutto su disco di “Ci entro dentro”, per Sugar Music.

Oggi, in tanti sanno di chi si parla, ma una volta Junior Cally volteggiava in anonimato mascherato nella scena underground, ben prima del Festival (si toglierà la maschera solo con il disco successivo). La differenza sostanziale tra il Cally sanremese e questo di “Ci entro dentro”, anno 2018, è che quello degli esordi si inseriva perfettamente – e magistralmente – nel circuito trap, assorbendone e risputandone fuori tutti i cliché e gli stilemi.

Zero chitarre, molta elettronica, autotune a pioggia e i soliti temi cari ai rapper, tutto molto Fabri Fibra, come il riscatto dalla strada, il successo alla faccia degli altri e l’immancabile brano dedicato alla famiglia, con la mamma, unica vera donna della vita dei rapper a quanto pare (basta confrontare “Dedica” con brani simili di Sfera e Coez).

Il sentimentalismo della canzone stride però con l’altro grande tema del rap/trap, cioè la donna che esiste solo come oggetto sessuale e totalmente depersonalizzata, quasi ridotta a bambola (gonfiabile o di porcellana, tutto da vedere). Ed ecco infatti “Si chiama Gioia“, l’incriminata traccia colpevole della violenza verbale:

“Si chiama Gioia ma beve e poi ingoia

Balla mezza nuda e dopo te la da

Si chiama Gioia perché fa la troia

Sì per la gioia di mamma e papà”

Insomma, c’è poco da commentare. Si può certamente dire che l’idea di fondo è cara a Cally, dal momento che la riprende da “Strega“, brano edito nel 2017 e ancora più esplicito. Non si può fare a meno però di ribadire come la tematica sia consuetudine del genere musicale, e che quindi perde di reale virulenza rendendosi soltanto cliché manieristico.

 

La vera differenza dai suoi colleghi Junior Cally la trova nel suo essere smaccatamente anti-droga, già nella prima traccia e title track, “Ci entro dentro“, il che ci fa ancora di più domandare quanto prendere sul serio la misoginia intrinseca nei testi.

Insomma, “Ci entro dentro” è un buon album, se lo si prende dal punto di vista della trap italiana. La produzione di Jeremy Buxton è giusta e funzionale, che esce dai territori puramente trap in pochi momenti, come la quasi dance “Bulldozer“. Le rime sono prevedibili, ma adatte al contesto. La faccia tosta c’è, ma è coperta ancora da una maschera.

L’esordio di Junior Cally mostra fin da subito del talento, anche se non ancora una personalità definita.

VOTO: 6/10

AGGETTIVO: MASCHERATO

TRACKLIST:

  1. Ci entro dentro – 2:24
  2. Dedica – 2:21
  3. Pifferaio magico – 2:55
  4. Bulldozer – 2:30
  5. El Dorado – 2:37
  6. Si chiama gioia – 2:06
  7. Capelli rossi – 3:21
  8. Tappeto volante – 2:49
  9. Valzer – 2:43
  10. Rum – 2:11
  11. Auto blu – 2:19
  12. Bisce – 2:24

ALBUM: CI ENTRO DENTRO

ARTISTA: JUNIOR CALLY

ANNO: 2018

ETICHETTA: SUGAR MUSIC

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