Dopo aver scazzato con mezza scena rap italiana avendo pubblicato solo una manciata di singoli, Highsnob arriva con l’album… e il risultato non è esaltante.

Highsnob (al secolo Michele Matera) è un rapper di La Spezia, città a quanto pare parecchio prolifica nel fornire versificatori al resto del Paese. Gli esordi di Matera sono con i Bushwaka in compagnia di Samuel Heron, duo che riesce a strappare un contratto alla Newtopia di J-Ax e Fedez, contratto sciolto in fretta e furia dalla casa discografica quando i primi singoli dei Bushwaka non fanno le views sperate. Questo passaggio repentino dalle stelle alle stalle non è stato digerito da Matera, che si è impegnato in una lunga ed estenuante guerra a suon di barre con Fedez e J-Ax (e con il loro protetto Rovazzi), guerra che gli avversari hanno preferito portare dalle barre ai tribunali. Questo esordio nasce nel turbolento periodo di scazzi e recriminazioni seguite alla rescissione del contratto, e si sente, vediamo il perché.

Il brano d’apertura lascia trasparire il mood dell’album. Siamo davanti ad una trap ignorantissima, leggera, autotunnata fino allo sfinimento, talmente debitrice di Sfera e Gué Pequeno da sfiorare il plagio. I riferimenti al dissing con J-Ax e Fedez sono appena accennati, dato che Matera presuppone il pubblico conosca i fatti.

Qui lo sguardo è rivolto alla Trap più commerciale di marca USA (Lil Pump per dire). Brano che rispetto al precedente si lascia ascoltare, il testo rimesta tutti gli stereotipi trap fino allo sfinimento, ma lo fa lanciando immagini originali qua e là, perché Highsnob ci tiene a farci sapere che lui le barre se vuole le sa scrivere.

Veniamo all’unico brano che qualcuno si ricorda di questo esordio. “Wannabe” è il feat che consacra il rapporto con Junior Cally, connubbio che oggi sappiamo indissolubile. Il singolo in questione è un attacco al Trap Game tricolore, in cui Highsnob rivendica la sua posizione di outsider autentico rispetto ad una marea di ragazzini creati in laboratorio dalla label… e lo fa copiando proprio quel suono e quelle barre tipiche da ragazzini prodotti in catena di montaggio dalle major. Capolavoro di ipocrisia talmente spudorato da risultate simpatico, il brano sarebbe interessante se la base non fosse una copia di quelle di AVA lavata dalla cupezza tipica del producer di Capo Plaza.

Inutile prendere in esame altri brani, il tenore del disco è sempre quello. Trap sentita e risentita, stereotipata fino alla nausea, autotunnata in maniera irritante, condita da barre scritte da qualcuno che il verso lo sa masticare ma che per motivi alimentari deve fingersi più ignorante di ciò che è per vendere. Qui sta proprio l’essenza dell’esordio: una volontà rancorosa e frustrata di scalare le vette del Trap Game, e per farlo è disposto a qualunque cosa, persino a immergersi tutto intero in un universo musical-testuale che gli fa un po’ schifo (e si sente). Un esordio in sé non pessimo, ma sicuramente mediocre.

VOTO: 5/10

AGGETTIVO: PRESCINDIBILE

TRACKLIST

01. Bravo Bravo (02:32)
02. Swahili (03:56)
03. Poi Ti Spiego (03:37)
04. Arigato (02:40)
05. Malandrino (03:09)
06. Wannabe feat Junior Cally (03:43)
07. Zombie (03:49)
08. Pacman (02:35)
09. Supercar (02:46)

10. Kalma (03:32)

ALBUM: BIPOPULAR

ARTISTA: HIGHSNOB

ANNO: 2018

ETICHETTA: BELIEVE DIGITAL

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