In occasione del Concertone del Primo Maggio 2022 Piazza San Giovanni è tornata ad essere popolata da migliaia e migliaia di spettatori. Tuttavia un ospite è stato assente non giustificato: il suono. Colpa di un cast per larga parte fortissimo in studio ma decisamente debole dal vivo.

Dopo due anni spesi a parlare di “ripartenza” a sproposito (se ci dessero un euro per ogni volta che abbiamo solo scritto questa parola oggi saremmo miliardari), domenica Primo maggio 2022, in occasione del celeberrimo Concertone di Roma, abbiamo avuto sprazzi di ripartenza vera. Ebbene sì, oltre centomila mila persone hanno invaso dopo due edizioni a porte chiuse ogni spazio possibile di Piazza San Giovanni in Laterano, ripristinando a pieno quella che era un’abitudine sedimentata nel calendario musicale nostrano.

Si è trattata però, come accennato, di una ripartenza a sprazzi. Perché si, c’era il pubblico, sì c’era l’enorme palco con il cambio-scena automatico. Ma è mancata, in più di sette ore di diretta, l’aspetto più importante: la musica, o meglio, il suono. Quasi tutti gli artisti coinvolti hanno dato sfoggio di grande, se non grandissima, pochezza performativa, con esibizioni vocalmente non irresistibili e una presenza scenica da festa d’istituto di liceo.

Tralasciando il repertorio e le canzoni vere e proprie, figlie di un trend oramai molto difficile da ribaltare, a colpire è stata proprio la mancanza di appeal nel sound. Tutti uguali, con poco spessore, le solite note, la solita roba, il solito pezzo declinato in mille salse e stonature. Uno strazio.

 

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Le eccezioni si contano sulle dita di una mano. Ne citiamo solo una tanto per non scomodare un monumento come Carmen Consoli (pazzesca): Mace. Il producer, salito sul palco purtroppo per ultimo, ha proposto un set poderoso e molto curato proprio nel versante sonoro, a prescindere dai gusti sacrosanti di ciascuno di noi, salvo venire interrotto sul finale dalla presentatrice Ambra Angiolini, trepidante nel salutare Fedez (il cui aveva pubblicato una stories mandando una frecciatina alla RAI circa il suo invito mancato), da lei definito “amico del Primo maggio”, in realtà nuovo collega di X Factor.

Il cast, costruito comunque bene tra rappresentati dell’underground, itpop, esponenti di lancio delle piattaforme streaming e qualche big, non ha soddisfatto le aspettative, sfoggiando tutta la fragilità di una scena sempre più forte in studio di registrazione ma totalmente evanescente dal vivo, scollata, distratta e palesemente spaesata su un palcoscenico con una storia (e dimensione) così importante. Artisti che, di fatto, dimostrano di funzionare soltanto in determinati contesti come Festival o situazioni pensate ad hoc, ma non in senso lato.

Una domanda poi sorge spontanea: nel 2021, dopo il trionfo dei Måneskin, si era praticamente certi non solo del ritorno del rock ma anche del rinascimento delle rock band, finalmente risvegliate e rivitalizzate dal clamore mediatico di Damiano e Co. Qualcosa che non trova completamente riscontro nella realtà. Proprio sul palco del Primo Maggio, ottima vetrina e sintesi del nostro panorama, escludendo i progetti a due sono state invitate soltanto cinque “band” vere e proprie ( Go-A, Bandabardò con Cisco, Rovere, Extraliscio, Le Vibrazioni, Orchestraccia), un numero irrisorio che evidenzia tutti i problemi del caso.

 

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A momenti alterni, su social come tik-tok, ritornano virali quei video raffiguranti i “trucchetti” pubblicitari utili a far sembrare ancora più appetitoso un panino non con l’ausilio non di photoshop ma di accessori non commestibili. La scena italiana vista al Primo Maggio 2022 è sembrata proprio questo: un panino buonissimo, gustoso, invitante. Solo sul cartellone.

Foto: Claudia Rolando (per concessione di Parole & Dintorni)

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